È finita la scuola. Non per tutti, s'intende. Per chi dovrà fare l'esame sono ancora in conto interminabili giorni di studio, ansia, stress e un immancabile Venditti appioppato dal più lesto dei genitori nel prepartita. Ma per la maggior parte degli studenti superiori italiani la scuola è finita.

Cosa è successo in quest'ultimo anno? È stato un anno terribile, difficilissimo, stancante, snervante, impegnativo, deludente, eccessivamente carico di compiti e responsabilità… Ma non è sempre così? Tutti gli anni, di tutti gli studenti, di tutte le epoche?

E cosa c'è stato di buono? L'amicizia, la complicità, la scoperta, l'incontro, il confronto, lo scontro, la protesta, i meriti, le sfide, le vittorie, le sconfitte… Ben poca cosa. Piuttosto ora subentra un irrefrenabile bisogno fisico di liberarsi e lasciarsi indietro tutto. Così è. E così è stato per chi ci è passato, per chi poi è cresciuto ed è poi caduto nell'inevitabile tranello del tempo, rivalutando così bizzarramente quegli anni, licenziati all'epoca con sufficienza, ed elevandoli al più alto rango di età felice e spensierata. Ma siamo sicuri che fosse davvero così?

Nel dubbio ci siamo appostati all'uscita dell'ultimo giorno di scuola, per chiedere agli studenti un bilancio dell'anno appena trascorso. L'umore varia a seconda delle materie da recuperare: una, due, tre, latino, greco, matematica, inglese. C'è chi, sornione, dichiara di essersela cavata egregiamente senza debiti, chi è, invece, legato al filo sottilissimo dell'ultimo scrutinio e rischia la bocciatura. C'è chi scarica le colpe sui docenti e chi invece, in un eccesso di cautela mediatica, ne tesse le lodi. Chi quest'anno a scuola ha scelto di non andarci affatto e chi dichiara, spudorato, di essersi comprato il diploma.

Abbiamo scelto di raccontare scuole diverse, per profilo ed estrazione sociale. Eppure le differenze si sono attenuate, se non sono scomparse del tutto, di fronte ad una semplice richiesta: "fai un urlo di liberazione per la fine della scuola". La forza dell'entusiasmo di questi ragazzi è stata travolgente, in ogni scuola di ogni quartiere. Il bocciato, il promosso, il secchione, il perdigiorno, prima e ultima fila, uniti nel liberare quell'energia che dentro il banco rischiava di essere soffocata e che ora, come in un'esplosione, prorompe all'uscita in un boato collettivo: di liberazione, di buon augurio, di crescita, di speranza nel futuro.