A due giorni dalla liberazione di Greta e Vanessa, le due giovani italiane rapite in Siria da un commando di miliziani, colpisce la storia di Gianluca Salviato, uomo veneto di Trebaseleghe rapito in Libia il 22 marzo scorso, rimasto per quasi otto mesi nelle mani dei jihadisti, e liberato il 16 novembre 2014. Ebbene, a due mesi dal suo ritorno in Italia l'uomo ha raccontato al Corriere del Veneto di avere in realtà ben poco da festeggiare. Anche a causa del suo rapimento l'azienda per cui lavorata ha deciso di abbandonare il cantiere libico: Salviato e 14 colleghi ora rischiano di essere licenziati. Già a giugno, mentre era ancora nelle mani dei sequestratori, il tecnico è stato messo in cassa integrazione. Gli ammortizzatori sociali erano stati concordati fino al 31 dicembre ma, visto che la situazione economica della ditta non migliora, i termini sono stati prorogati di un mese.

Cosa accadrà dal 1 febbraio? A quanto pare i 15 dipendenti della "Enrico Ravanelli" potrebbero restare a casa: "La trattativa non è ancora chiusa ma la situazione è molto complicata – dichiara Mauro Rainis della Feneal Uil di Udine – La Ravanelli, oltre al cantiere in Libia, ha solo quello in Italia e non è in grado di assorbirli. Cercheremo di salvare i lavoratori ma è un momento critico anche qui in Italia per l’azienda». Dal canto suo Salviato spiega: "Non è certo una cosa che faccia piacere, anche perché dopo quello che mi è successo mi aspettavo qualcosa di diverso dalla cassa integrazione. Ci siamo rimasti tutti male dopo l’incontro di giovedì, anche perché abbiamo dato parecchio all’azienda, tutti abbiamo lavorato con grande professionalità in mezzo a mille difficoltà. Cosa farò? Andrò in disoccupazione ma non resterò certo con le mani in mano. Mi cercherò un altro lavoro come ho sempre fatto nella mia vita".