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Le brutalità sugli animali devono rientrare nei crimini internazionali

Sarà per l'Uomo un passo di civiltà quando riuscirà a ricomprendere in una Convenzione internazionale la lotta contro i crimini sugli animali. Il video che riporto (ne sconsiglio la visione) mostra un cucciolo di cane arso vivo, tra le disumane risa degli autori. Se questo è l’Uomo.

Le brutalità sugli animali devono rientrare nei crimini internazionali.

Nelle ultime ore ho ricevuto accorati appelli da parte di alcuni  lettori  che si sono imbattuti nella pagina di un giornale slovacco: Noviny – in italiano significa giornale – in cui viene riportato a firma di Eva Podhorská un fatto di cronaca in cui si mostra un atto disumano compiuto nei confronti di un piccolo cagnolino, colpevole di essere indifeso e docile davanti ai suoi aguzzini. Il titolo dell’articolo è “Úbohého psíka upálili zaživa” ossia “Povero cane, bruciato vivo”.

Chiarisco subito, assumendomi la responsabilità della scelta, che riporto il video con il duplice scopo: da una parte dar prova e chiarire la vicenda, dall’altra scuotere le coscienze di coloro che ritengono superfluo tutelare i diritti degli animali attraverso una Convenzione internazionale.

In ogni caso, invito i lettori ad astenersi dalla visione del breve filmato per la brutalità delle immagini in esso riportate.

Il fatto di cronaca si riassume così: tre giovani criminali cospargono un cagnolino di materiale altamente infiammabile e poi gli danno fuoco. Le immagini riprendono l’inutile fuga  dell’animale sino a che non cade a terra tra le fiamme, arrestando il suo disperato latrato.

La comunità di internet è intervenuta chiedendo come si possa identificare gli autori del reato, assicurandoli senza indugio, ad un giusto e severo processo.

Tuttavia le aspirazioni di giustizia devono fare i conti con le norme a tutela degli animali, diverse per ciascun Stato.

In Italia, ad esempio, l’art. 544 bis del codice penale prevede che: “Chiunque per crudeltà o senza necessità, cagiona la morte di un animale è punito con la reclusione da tre mesi a diciotto mesi”. Credo di interpretare il comune sdegno nel ritenere che si tratti di una pena lieve.

In Slovacchia non esiste una norma che tuteli gli animali, proprio in questi giorni il  deputato Martin Poliacik di Libertà e Solidarietà ha affermato che: “ La Slovacchia non ha una legge specifica sulla protezione degli animali ed è molto indietro rispetto agli Stati membri dell'Unione europea”. Oggi in assenza di una norma, gli autori del gesto se pur rintracciati  non potrebbero essere processati perchè la fattispecie non è prevista come reato.

La mia riflessione si conclude nell’invito a sensibilizzare la community nel promuovere iniziative che tendano a redigere una Convenzione europea  contro i crimini sugli animali in quanto oggi risulta inspiegabilmente  inesistente.

Promuoviamo la civiltà, facciamolo insieme.

E' possibile vedere il video dalla fonte slovacca, ma sottolineamo l'efferatezza delle immagini in esso contenute e sconsigliamo pertanto la visione a persone impressionabili.

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