Da quanto è emerso da un'indagine dell'Ocse, l'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, ha messo in evidenza come più che nelle altre realtà scolastiche dell'Europa e del mondo, la nostra scuola italiana sia in grado di ridurre drasticamente il divario fra ricchi e poveri sui banchi di scuola, come confermato anche dal Pisa, il "Programme for International Student Assessment", a cui le scuole selezionate si sottopongono ogni 3 anni. Ciò vuol dire che il livello di apprendimento non dipende dall'estrazione sociale. Il dato è emerso dopo aver misurato le competenze in Lettura e in Matematica, su cui si è potuta svolgere una comparazione a livello mondiale nelle scuole di una quarantina di paesi dei cinque continenti.

La nostra scuola risulta fra le migliori in Italia e nel mondo.

L'Ocse così ha restituito a dirigenti e insegnanti italiani il merito di riuscire a garantire lo stesso livello di apprendimento a tutti gli studenti, a differenza di quanto accade all'estero, dove la situazione è del tutto differente. In Italia l'abbattimento del gap fra ricchi e poveri è un dato che si riconferma fino alla scuola dell'obbligo, ma che purtroppo non vale anche per la fase degli studi universitari. Come spiega Francesca Borgonovi, che ha partecipato alla stesura del focus Ocse

Tuttavia, il mondo del lavoro, la formazione professionale e l'università non sono in grado di alleviare le differenze tra classi sociali che emergono alla fine della scuola dell'obbligo anzi tendono a rinforzarle.

Un altro dato emerso: l'insegnamento, un mestiere al femminile.

Mentre tornando nel merito dell'indagine, un altro dato interessente emerso dall'Ocse, attraverso uno studio più specifico, il “Gender imbalances in the teaching profession”, è che il mestiere dell'insegnante sia sempre più un mestiere al femminile: l’insegnamento è per donne e il dato è in costante crescita, riuscendo a raggiungere il 68% nelle scuole dei paesi sviluppati, mentre in Italia tocc l’83%.