La rivoluzione del popolo aveva una data precisa anche stavolta: l’appuntamento era a piazza Montecitorio, a Roma, alle ore 15 dell’11 settembre. A chiamare il popolo italiano a raccolta era stato il Movimento Liberazione Italia, guidato da Antonio Pappalardo, generale dei carabinieri in congedo, ex parlamentare (eletto come indipendenti nelle liste del Partito Socialdemocratico italiano), ex sottosegretario nell’esecutivo guidato da Ciampi, presidente del SUPU (Sindacato Unitario Personale in Uniforme), ex “forcone” e animatore di diverse contestazioni “gentiste” negli ultimi anni. Pappalardo, che è davvero un personaggio particolare, aveva intenzione di raggiungere Roma da Marsala in barca, “facendo a ritroso il percorso di Garibaldi”, salvo poi abbandonare l'idea anche a causa di un litigio con un "avvocato massone cialtrone", come ha spiegato in un video su Facebook.

Il questore di Roma ha invece deciso di non concedere la piazza per la manifestazione, scatenando le ire del generale e del suo sodale Carabella, paladino del movimento No Vax e da tempo uno degli esponenti più puri del gentismo. Lo stop alla manifestazione arriva a causa di un ravvisato "alto rischio per l’ordine e la sicurezza pubblica", contestato dagli organizzatori, che, in una serie di video diffusi su Facebook e Whatsapp, hanno denunciato la censura e chiesto incontri con le istituzioni. Pappalardo ha detto di voler convincere le centinaia di migliaia di persone in arrivo a Roma a fermarsi sul Grande Raccordo Anulare, mentre lui guiderà una delegazione di 7 persone che andrà a consegnare un documento all'autorità di polizia di piazza Montecitorio.

Facebook e Whatsapp sono in effetti i canali principali, praticamente esclusivi, attraverso cui il MLI e Pappalardo stanno portando avanti la loro contestazione al sistema e provando a organizzare la mobilitazione contro il potere politico. La comunicazione è un sunto di tutti i grandi classici del gentismo, i video del "cittadino indignato", le foto con slogan sgrammaticati e l'insistenza su pochi concetti, ripetuti in maniera quasi ossessiva: i parlamentari sono abusivi, i carabinieri devono arrestarli, serve un Governo tecnico, il popolo deve impedire lo sfacelo, i nemici della patria sono i massoni e i cialtroni. C'è la continua, ossessiva, richiesta di intervento dei carabinieri e delle forze dell'ordine affinché arrestino gli abusivi e c'è sempre il rammarico per il fallimento del piano Solo o del golpe Borghese, che ritorna nei comunicati politici di Pappalardo e di altri esponenti del suo movimento, tanto per capire il futuro immaginato per il Paese.

Attenzione, perché non si tratta dei vecchi forconi e nemmeno di quelli nuovi, quelli che in un paio di occasioni si sono "messi in evidenza" con azioni più o meno surreali (si parlò molto del fermo del consigliere comunale di minoranza a Torino, Osvaldo Napoli, che fu rilanciato come "il primo arresto di un politico operato dai cittadini"). Pappalardo era in effetti uno dei membri più influenti, al pari di Danilo Calvani. Poi i due gruppi hanno litigato, diciamo così

È difficile definire compiutamente questa bolla, questo insieme di gruppi, movimenti, persone che forma la nebulosa gentista. Siamo in presenza di un fenomeno che va oltre il populismo (pur conservandone tratti essenziali, come la contrapposizione alle elite e il continuo riferimento a un mitico soggetto originario, il popolo, depositario di tutto ciò che è buono e giusto). Quando sembra passata un’era “dagli indignati contro la casta, dalle maschere di Fawkes (quelle di "V per Vendetta", ehm), dai Forconi che bloccavano l'Italia, da Calvani in piazza come una star, da Caruso Spider Truman, quell'insieme di sentimenti, confuse rivendicazioni, desiderio di partecipazione, rabbia qualunquista, nichilismo e insoddisfazione è ancora lì”. E ha finito con il saldarsi con alcune “battaglie” care alla destra populista, con le rivendicazioni dei movimenti civici, con l’aggressività dei movimenti di quartiere e con tutta un’area grigia fatta di complottisti e creduloni, di mamme informate e terrapiattisti, di buongiornissimi e bomberismi.

È una dimensione quasi pre-politica e velleitaria, che, nell’opinione di chi scrive, non va né sottovalutata né presa sul serio. Movimenti di questo tipo, sempre permeabili alla retorica delle destre e inclini ad assimilare in maniera distorta le campagne dei massmedia, testimoniano che c’è un vuoto, creato dalla disintermediazione, certo, ma ancora prima dalla proletarizzazione e sottoproletarizzazione di una parte consistente della popolazione.

È il nostro oblò sull’abisso, certo. Ma è anche il prodotto della destrutturazione culturale e di ciò che accade quando rinunciamo a occupare con pensieri e idee uno spazio vivo e tremendamente vitale.