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La Faber chiude a Fossato di Vico

Da un piccolo laboratorio artigiano ai mercati mondiali. La Faber S.p.A. chiude il suo stabilimento storico lasciando per strada quasi 200 lavoratori.

La Faber chiude a Fossato di Vico.

Nel 1955 il Prof. Abramo Galassi, cittadino di un piccolo paese dell'Appennino Umbro, decide di investire nella nascita di un'azienda, la Faber Plast. Tre soci, un solo operaio e un sogno: creare qualcosa di grande. L'idea vincente arriva pochi anni dopo con la realizzazione della prima cappa aspirante per cucine.

Da allora l'ascesa di quella che oggi è la Faber S.p.A. è stata inarrestabile, tanto che attualmente l'azienda è presente con stabilimenti dislocati in 3 continenti.

Lo stabilimento di Fossato di Vico è stato il migliore per l'anno 2011

Nel 2004 un primo segno di allontanamento dal territorio: la multinazionale svizzera Franke diventa socio di maggioranza. Nel 2005 la Faber S.p.A. viene totalmente inglobata nel gruppo. Poi la crisi di settore affrontata brillantemente dall'azienda la quale è riuscita comunque a consolidare la sua presenza internazionale, grazie anche alla sede di Fossato di Vico nominata, tra l'altro, miglior stabilimento per l'anno appena concluso.

Proprio per questo il comunicato stampa con cui il 12 gennaio scorso la Franke ha annunciata senza alcun preavviso l'imminente chiusura dello stabilimento, è stata una vera e propria doccia fredda per tutti, me compresa. Quasi 200 operai si sono trovati da un giorno all'altro senza lavoro, abbandonati in un periodo di pesante crisi per l'intero Paese.

È un momento difficile, complicato, con 190 famiglie in mezzo a una strada

Voci dal presidio

Ma lo smarrimento è durato poco e i lavoratori si sono subito mobilitati per difendere i propri diritti e quelli delle loro famiglie. Nel giro di poche ora è stato organizzato un vero e proprio picchettaggio davanti ai cancelli sbarrati dello stabilimento per impedire l'eventuale spostamento dei macchinari e per protestare contro quello che viene considerato un comportamento vergognoso dei vertici aziendali.

Lavorare meno ma lavorare tutti. Questo chiedono gli operai, i sindacati e l'intera comunità colpita. Nessuno vuole arrendersi alla cancellazione di uno stabilimento simbolo della Faber, che sorge nel comune di nascita del suo fondatore. E la resa appare più amara di fronte ad un dubbio fondato: l'operazione non sarebbe dettata dalla crisi economica, ma da una scelta di opportunità volta alla delocalizzazione dei prodotti.

190 famiglie senza lavoro, con i figli e i mutui da pagare

Voci dal presidio

Le trattative in corso sembrano essere ad un punto morto: da un lato gli operai che vogliono salvare la sede, dall'altra la Franke che non intende cedere sul punto e promette solo il riassorbimento di alcune unità presso lo stabilimento marchigiana di Sassoferrato e l'applicazione degli ammortizzatori sociali per tutti gli altri.

Nel frattempo continua il dialogo ma anche la protesta, in un clima di forte compartecipazione di tutta la popolazione che si è stretta intorno agli operai, dimostrando affetto e sostegno. Segnali di solidarietà sono arrivati anche dalla sede di Sassoferrato dove è stato indetto uno sciopero fino al 25 gennaio, sperando che possa servire a cambiare le sorti dei loro colleghi.

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Voci dal presidio

Perché scrivo questo articolo. Perché gli operai Faber di Fossato di Vico hanno bisogno che la notizia superi i confini regionali, ma soprattutto perché si sta parlando del mio territorio, quello in cui sono nata e cresciuta. E perché questa vicenda coinvolge un'azienda solida che, fino a questo momento, ha dato lavoro a tanti miei amici e compaesani.

Questo, nel mio piccolo, è l'unica cosa che posso fare per stare vicina alla mia comunità: raccontare.

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