in foto: Islam Mitat, la sposa pentita di un foreign fighter dell'Isis (Foto: Cnn)

L’incontro tra Islam e il suo futuro marito, Ahmad, è avvenuto on-line, attraverso un sito di incontri rivolto a persone di fede musulmana. A rivelarlo alla Cnn è la stessa donna che, dopo aver vissuto un autentico inferno, adesso si trova sotto la custodia delle Unità di Protezione Popolare (Ypg), la milizia della regione a maggioranza curda nel nord della Siria. Nata ventitré anni fa a Oujda, un piccolo paese del Marocco vicino al confine algerino, Islam ha raccontato di essersi iscritta al sito Muslima.com con la speranza di trovare un marito che la portasse via dal grigiore della sua vita monotona. Quando ha conosciuto Ahmad Khalil, un uomo di origini afghane diventato cittadino britannico, sembrava che il suo sogno di diventare una designer di moda potesse finalmente realizzarsi.  Non sapeva ancora che avrebbe vissuto invece il suo peggior incubo.

Il matrimonio e la “vacanza” in Turchia

Mesi dopo il loro primo incontro virtuale, i due decidono di conoscersi. Ahmad vola in Marocco e, dopo aver avuto il consenso dei genitori di lei, la coppia si sposa.  “Era una persona normale – ricorda Islam – a parte il fatto che mi ha subito obbligata a vestire in maniera tradizionale”. Passato solo un mese dal matrimonio, Ahmad racconta alla moglie di aver trovato un lavoro in Turchia e – continua la donna – di volerla portare a fare una vacanza per conoscere il loro futuro Paese: per Islam l’inizio dell’inferno. Una volta arrivata in Turchia, invece di un hotel in qualche località turistica, finisce in un’abitazione a Gaziantep, una città a ridosso del confine con la Siria. “La casa era piena di uomini, donne e bambini – prosegue Islam – rigorosamente separati gli uni dagli altri”. “Un giorno – racconta la donna – mi disse ‘ho una sorpresa per te, ma te la darò in Turchia'. Ecco la sorpresa. Andare in Siria”. Islam tentò inutilmente di opporsi ai voleri del marito. “Sei mia moglie – le disse – e mi devi obbedire”.

Il passaporto inglese di Ahmad Khalil, jihadista dell'Isis e primo marito di Islam (Foto: Cnn)in foto: Il passaporto inglese di Ahmad Khalil, jihadista dell'Isis e primo marito di Islam (Foto: Cnn)

L’inizio dell’incubo

Una volta in Siria, alla coppia viene assegnata una casa vicino a Jarablus, dove ad attenderli ci sono molti altri foreign fighters dell’Isis. Dopo un mese dedicato all'addestramento militare, Ahmad parte per il fronte e lascia la moglie già incinta del suo primo figlio. Il destino come combattente dell’uomo però sarà breve: verrà ucciso il primo giorno nella battaglia a Kobane, nel Kurdistan siriano. Obbligata all'isolamento dagli altri miliziani, Islam, dopo la morte del marito, è costretta a trasferirsi dal cognato – anche lui in Siria per combattere tra le fila dell’Isis – e la sua famiglia. Ma anche il cognato morirà poco dopo e così per Islam inizia un periodo di traslochi forzati che la porteranno fino alla casa dove nascerà il suo primo figlio, Abdullah. Di fronte all'avanzata delle forze curde, lo Stato islamico obbliga la donna a sposarsi di nuovo, un altro foreign fighter conosciuto come Abu Talha Al-Almani (il “tedesco”).

A Raqqa, nel cuore dello Stato islamico

Seguendo la ritirata dell’Isis, Islam è costretta a trasferirsi a Raqqa, la “capitale” siriana del sedicente Califfato. Ha paura di scappare perché sa che c’è la tortura e la morte per chi tenta la fuga e viene scoperto. A terrorizzarla di più è il destino del figlio che non vuole lasciare in mano dei jihadisti. Nessuno è disposto ad aiutarla e anche i contrabbandieri per portarla via vogliono fino a cinquemila dollari, una somma di cui Islam non dispone. Disperata, riesce a divorziare dal secondo marito, ma subito dopo, viene costretta a sposarsi di nuovo. E’ più fortunata questa volta: il suo terzo sposo è un uomo buono, come lo descrive lei stessa. La vita a Raqqa è ben diversa rispetto al paradiso diffuso dalla propaganda dell’Isis per attirare i musulmani di tutto il mondo.  “Ero una morta che camminava – ricorda – terrorizzata dalle bombe e degli spari che sentivo in ogni momento”.  Negli ultimi mesi, di fronte all'avanzata delle forze curde verso il bastione del Califfato, il cibo cominciava a scarseggiare e le interruzioni di luce e acqua sono sempre più frequenti. In questo contesto di paura, Islam dà alla luce una bambina, Maria. Nonostante i combattimenti e i due figli piccoli, la donna non ha mai smesso di voler scappare da quell'inferno.

Islam con il figlio dopo la sua fuga da Raqqa (Foto: Cnn)in foto: Islam con il figlio dopo la sua fuga da Raqqa (Foto: Cnn)

La fuga da Raqqa

L’occasione per fuggire da Raqqa le viene data dall'uccisione in combattimento del suo terzo marito. Islam racconta di come è riuscita a mantenere segreta a tutti i vicini la morte dell’uomo e, con i soldi ricavati dalla vendita dei suoi beni, ha potuto pagare la somma per la sua liberazione. I trafficanti l’hanno condotta assieme ai due figli Abdullah (che adesso ha quasi due anni) e Maria (di 10 mesi), fino ad un posto di controllo delle Unità di Protezione Popolare (Ypg). I miliziani curdi siriani, in prima linea nell'offensiva contro lo Stato islamico, dopo un primo interrogatorio le hanno assegnato una casa sicura nel nord-est della Siria dove si trova in questo momento accompagnata dai suoi due figli piccoli.

Il futuro di Islam

Per agevolare il suo rimpatrio, i curdi hanno contattato l’ambasciata del Marocco a Beirut però ancora non hanno ottenuto nessuna risposta. Islam non è molto ansiosa di ritornare in Marocco, a preoccuparla è la sicurezza dei suoi figli. Spera di ottenere per loro dei passaporti britannici; come alternativa vorrebbe trasferirsi in Australia per vivere con la madre dell’ultimo marito.  Ma più di tutto, dopo la sua odissea, Islam è confusa: “Non so dove andare – conclude – la mia vita è distrutta”.