"Si tratta di una mole di documenti ben più ampia di quella fatta trapelare a suo tempo da Edward Snowden sulle attività di spionaggio dell'Agenzia per la Sicurezza Nazionale americana", così il leader di Wikileaks, Julian Assange, ha annunciato la pubblicazione da parte dell'organizzazione di oltre 8mila file provenienti dal Center for Cyber Intelligence della Cia, i servizi segreti Usa. Si tratta di materiale su un programma di hackeraggio su scala mondiale che sarebbe stato messo in atto da la Cia attraverso un vero e proprio arsenale di cyber-armi come malware e virus che avrebbero intercettato strumenti informatici di tutti i tipi e in tutto il mondo.

Grazie a questi strumenti, che sarebbero stati messi a punto nel centro di Cyber intelligence Cia di Langley, in Virginia, i servizi segreti statunitense sarebbero stati in grado di controllare i sistemi operativi dei telefoni di tutte le aziende più famose sia americane che straniere come ad esempio quelli degli l'iPhone della Apple, degli Android di Google e dei computer windows di Microsoft, ma anche di altre apparecchiature elettroniche come gli smart tv Samsung, utilizzandoli come microfoni segreti.

Queste tecniche permetterebbero alla CIA anche di aggirare la crittografia di programmi quali di WhatsApp e Telegram raccogliendo il traffico audio e i messaggi prima di applicare la crittografia. Attacchi malware su larga scala sarebbero stati progettati anche contro server  di Windows, OSX e Linux oltre che su router. Il rischio è che un'arma così potente possa diffondersi in tutto il mondo in pochi secondi per essere poi utilizzate da stati rivali, dal cyber crimine ma anche da singoli hacker.

Secondo Wikileaks, infatti, la stessa Cia avrebbe perso il controllo del suo cyber-arsenale che sarebbe iniziato a circolare pericolosamente tra hacker e contractor del governo americano in modo non autorizzato. Proprio una di queste fonti avrebbe poi fornito alcune parti del materiale all'organizzazione di Assange. "Questa straordinaria collezione, che conta diverse centinaia di milioni di codici, consegna ai suoi possessori l'intera capacità di hackeraggio della Cia", spiegano da Wikileaks, ricordando che questa  include una serie di software e strumenti che potrebbero permettere un controllo senza precedenti di computer in tutto il mondo.

Secondo le stesse fonti, il consolato americano a Francoforte sarebbe  usato come base sotto copertura dagli hacker della Cia per coprire l’Europa, il Medio Oriente e l’Africa. Tra i documenti resi pubblici, però, Wikileaks ha preferito non divulgare le vere e proprie armi cibernetiche così come i nomi degli agenti che compaiono in alcuni file e che sono stati omessi.  L'organizzazione in particolare ha spiegato che si asterrà dal distribuire software "armati, fino a quando non ci sarà consenso sulla natura tecnica e politica del programma della Cia" e su come simili armi potranno essere analizzate e disarmate dagli esperti.

Dalla Cia non commentano.

Un secco no comment è arrivato dalla Cia dopo la diffusione dei file da parte di Wikileaks. "Non commentiamo l'autenticità e il contenuto dei documenti di Wikileaks", si è limitato infatti a dichiarare un portavoce della Cia interpellato su uno dei programmi di cyber spionaggio descritti dall'organizzazione, una raccolta copiosa di tecniche di cyberattacco che la Cia avrebbe raccolto dai virus prodotti da altri paesi, inclusa la Russia e, secondo Wikileaks, in grado di mascherare l'origine dei cyberattacchi e confondere gli eventuali investigatori.