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L’Italia è un paese che punta su turismo e cultura? Dai dati non sembrerebbe

Grazie a Dante e Petrarca, tutti noi conosciamo la classica espressione poetica: " il Bel Paese" come sinonimo per indicare l'Italia e le sue bellezze naturali, artistiche e culturali. Ma in termini valoriali, "quanto" ha di così bello il nostro paese e perché varrebbe la pena di visitarlo? E inoltre: quanto é visitato rispetto alla sua reale potenzialità nel confronto con altri paesi del mondo? E ancora: cosa si potrebbe fare per generare ulteriore attrattivitá turistica per offrire nuove possibilità di lavoro?

L'Italia è un paese che punta su turismo e cultura? Dai dati non sembrerebbe.

Andiamo con ordine e diamo un’occhiata ai dati per capire in campo internazionale quanto “vale” il patrimonio artistico culturale “emerso” censito (ossia visibile e visitabile) della nostra penisola.

La Convenzione sul Patrimonio dell’Umanità, adottata dalla Conferenza generale dell’UNESCO il 16 novembre 1972, ha lo scopo di identificare e mantenere la lista di quei siti che rappresentano delle particolarità di eccezionale importanza da un punto di vista culturale o naturale. Secondo l’ultimo aggiornamento effettuato nel corso della riunione di Parigi del 19 giugno 2011, la lista è composta da un totale di 936 siti (di cui 725 beni culturali, 183 naturali e 28 misti) presenti in 153 Nazioni del mondo.

Attualmente l’Italia è la nazione a detenere il maggior numero di siti (47), seguita dalla Spagna (44 siti) e dalla Cina (43 siti). Orbene, é facile intuire quanto, 47 siti, siano ben poca cosa rispetto all’enorme patrimonio storico, artistico e architettonico, certamente molto poco valorizzato, presente sul nostro territorio.

A tal proposito viene utile rileggere il rapporto di PricewaterhouseCoopers  “Il valore dell’arte: una prospettiva economico – finanziaria” (presentato nell’ambito di un convegno organizzato da PwC ) da cui si evince un forte gap competitivo del ritorno economico del patrimonio artistico- culturale italiano rispetto agli altri paesi ed una scarsa capacità da parte del Sistema Italia di sviluppare il potenziale del nostro paese.

L’Italia, si legge nel rapporto,  possiede il più ampio patrimonio culturale a livello mondiale con oltre 3.400 musei, circa 2.100 aree e parchi archeologici e 43 (ora 47) siti Unesco. Nonostante questo dato di assoluto primato a livello mondiale, il RAC, un indice che analizza il ritorno economico degli asset culturali sui siti Unesco, mostra come gli Stati Uniti, con la metà dei siti rispetto all’Italia,  hanno un ritorno commerciale pari a 16 volte quello italiano. Il ritorno degli asset culturali della Francia e del Regno unito è tra 4 e 7 volte quello italiano. Le stime di PwC indicano che l’economia turistica ed il settore culturale e creativo contribuiscono al PIL dei principali Paesi europei in media per il 14%. L’Italia con il 13%, circa 203 miliardi di Euro, è ben lontana dal 21% della Spagna (pari a 225 miliardi di Euro) ed è ultima per valore assoluto di PIL. I ricavi complessivi da bookshop per i musei statali italiani sono pari al 38% del solo Metropolitan Museum, di dimensioni simili al solo Louvre (poco più di 20 milioni di euro annui).

Nella graduatoria 2011 delle destinazioni turistiche maggiormente frequentate nel mondo, l’Italia si colloca al 5° posto, sia per gli arrivi internazionali, sia per gli introiti valutari, confermando la posizione del 2010. Con riferimento agli arrivi internazionali, la graduatoria mostra il continuo rafforzamento della Turchia, uno dei nostri principali Paesi competitor nel Mediterraneo; grazie ad un incremento di ben l’8,7% rispetto al 2010, conquista il 6° posto, surclassando il Regno Unito.

Come fare per evitare di essere, a breve, sorpassati persino dalla Turchia?

Anche oggi proviamo ad essere concreti presentando una idea/progetto per la valorizzazione del patrimonio artistico e culturale di città e provincie italiane che potrebbe generare NewCo ed importanti opportunità di impiego per le nuove generazioni di diplomati e laureati.

Progetto  “Museo Italia”

Target: Città o provincie di c.a 200.000 abitanti con Polo Universitario e Fac. di Lettere o Conservazione dei Beni Culturali e Scuola Alberghiera.

  Il progetto consiste nella realizzazione di un sistema Impresa in cui coinvolgere:

1) Gli Enti Locali in città con un basso/medio livello di turismo

2) Gli enti accademici (se con un presidio a livello di facoltà di Lettere o, meglio ancora di Conservazione dei Beni Culturali).

3) Le Scuole Alberghiere

4) L’impresa privata (Tour operator da realizzare quali NewCo, strutture alberghiere, ristorazione, editoria specializzata nella realizzazione di impianti dedicati alla produzione multimediale o stampa classica).

Il progetto ha lo scopo di realizzare Impresa sul Patrimonio Artistico esistente nel territorio italiano (Grande Eredità acquisita da valorizzare) con lo scopo di finanziare, oltre che nuova impresa, nuovi progetti di restauro conservativo atti alla valorizzazione del patrimonio stesso (spin-off?) nei quali verrebbero impiegati, prima studenti (tesi mirate) poi laureandi del locale polo universitario. Coinvolgendo di conseguenza tutta la filiera culturale e turistica che tale volano “accenderebbe”.

Il progetto sviluppa la sua idea di base partendo dal presupposto che in Italia, potenzialmente ogni “Media” Città in Italia (escludendo le grandi, già consolidate mete turistiche) ha le caratteristiche necessarie per “raccontare sé stessa” (a livello artistico monumentale) in diverse epoche della sua storia. Il problema che normalmente accade è che vivendo una città italiana, frutto di superfetazioni architettonico artistiche effettuate nel corso dei lunghi anni della sua vita, tutto ciò è percepibile in un “insieme” di stili, epoche concrezioni ecc. da dare difficilmente un’idea di se stessa nelle varie epoche del suo progressivo fulgore. Problema molte volte figlio di inefficienze o, per lo più, mancanza di fondi destinati al restauro e la valorizzazione del patrimonio stesso; giacente il più delle volte sotto la polvere e l’incuria del tempo e dell’impedimento politico finanziario.

L’ambizione è quella di cercare, attraverso un progetto congiunto tra: (1) Enti locali, (2) Scuole e Università ed Impresa (3) di trovare:

Dai primi (Enti locali) la forza e la possibilità operativa di “lavorare “ sul territorio con lo scopo di salvaguardare il patrimonio locale e incrementare il business cittadino (Settori alberghiero, ristorazione ecc.)

Dai Secondi (Scuole e Università) risorse “specializzate” (culturalmente preparate) per permettere al progetto di avere “forma” (ossia analizzare storicamente l’ambito locale per definirne le valenze in termini di emergenze visibili, invisibili, valutare i progetti di restauro/recupero da effettuare) e dimensione (valutare le epoche storiche “tematiche” su cui definire l’ambito turistico progettuale sulla base del contesto storico artistico locale). Risorse che “vivranno” il progetto in tutte le sue fasi” da studenti, poi diplomati e laureandi impiegati come archeologi, Restauratori, Guide turistiche, Conservatori, Modellizzatori di scenari virtuali  su piattaforme digitali mobili ecc.

Dai Terzi (Impresa) l’appoggio e l’interesse ad investire (prevalentemente sull’idea) affinché  esistano le infrastrutture necessarie  a dar corpo all’idea stessa.

Ovviamente i fondi perverranno dal turismo che tale impresa riuscirà a generare: un turismo “colto” che vorrà visitare diverse città nella “stessa”; funzione delle diverse prospettive e scenari storici (attraverso anche simulazioni virtuali) di come la città stessa “è stata” nelle diverse epoche (es. di come ha vissuto il periodo Romano, o Bizantino, o medievale oppure rinascimentale o barocco ecc. ecc.). Alternando quindi in giorni diversi, visite tematiche, tese a rendere riconoscibile una sola e specifica epoca privilegiando negli itinerari e nella scelta degli strumenti, la focalizzazione ad elementi caratteristici dell’epoca scelta.

In questa dimensione “turistico storica” la città (potenzialmente: ogni “media” città, si badi bene) ed il territorio avranno “più” storie da raccontare e dovranno essere naturalmente raccontate (e prima ancora preparate su appositi supporti usufruendo delle moderne tecnologiche di rappresentazione virtuale su strumenti mobili) da Guide qualificate. Veri e propri “Docenti della comunicazione storica” opportunamente formati dai poli universitari in oggetto fin da studenti, poi da laureandi infine da Conservatori.

Il progetto quindi è di ampio respiro e prevede un’analisi ben strutturata dello scenario d’Impresa che si vuole raggiungere; modellizzando in diversi scenari le risorse in campo necessarie, le società satellite da realizzare (tour-operators) oppure un’unica impresa con tutti i partners come soci. Dovranno essere inoltre verificate le possibilità che un progetto del genere possa attingere da fondi regionali o nazionali (o europei) qualora esistano per questa destinazione.

Bello vero? Allora perché non farlo? Pensate a quanto nuovo repertorio artistico, storico ed architettonico si potrebbe restaurare anno dopo anno, finanziato da questo progetto. Immaginate sciami di turisti che girano l’Italia girando per le antiche strade romane di crinale e raggiungendo antichi centri dimenticati guidati da giovani preparati che gli raccontano, attraverso programmi virtuali scaricati dalle loro apps e sui loro tablet, scenari di “come eravamo”: come era il nostro territorio scegliendo la visualizzazione tematica dell’epoca che vogliono rivedere, e guardando la ricostruzione virtuale del territorio attraverso gli “occhi” dei loro tablet geolocalizzati…

Pensate a quanta forza lavoro nostrana potrebbe essere impiegata, quanti istituti universitari potrebbero rifiorire per generare nuovi dottori in scienze della conservazione del territorio. Quanti giovani chef della scuola alberghiera potrebbero raccontare le abitudini gastronomiche dei nostri centri nelle varie epoche. Quanti archeologi, restauratori, storici dell’arte, architetti, ingegneri, geologi, autori, editori, registi,  musicisti, programmatori di realtà virtuali, potrebbero essere formati alla scuola del “Progetto Museo Italia”, nel ricostruire parti reali e virtuali della nostra penisola nelle varie epoche (3) che l’hanno attraversata e i cui lasciti, oggi, sono mescolati gli uni agli altri. Per non parlare dell’industria dell’accoglienza e del commercio dei piccoli e medi centri che potrebbe rifiorire o rinascere a nuova vita.

Perché quindi non farlo davvero? Cari politici, perché non inserirlo in un bel programma elettorale? Suvvia, non siate timidi: qui si parla di crescita, quella vera! Ricordate la tabella iniziale? Se l’obiettivo fosse anche solo quello di battere la Spagna, si parlerebbe di incrementare le entrate sul turismo di oltre 17 miliardi di $!

O pensate che, a livello artistico abbiamo qualcosa da invidiare ai nostri amici iberici?

Ricordate?

 ”del bel paese là dove ‘l sì sona,”[1]
“il bel paese
Ch’Appennin parte e ‘l mar circonda e l’Alpe”[2]

Esiste solo questo di “Bel Paese” al mondo e non ce ne sono altri, più belli di questo.
Teniamocelo caro, tutti insieme.

Buon lavoro!

Roberto Fiorini

Note:

1)    Dante Alighieri, Inferno, Canto XXXIII, verso 80.

2) Petrarca, Canzoniere, CXLVI, versi 13-14.

3) L’arte italiana si sviluppò nella penisola italica fin dalla preistoria. Durante l’Impero romano l’Italia fu al centro di una cultura artistica che per la prima volta creò un linguaggio universalmente omogeneo per il mondo europeo e mediterraneo. In alcuni periodi l’Italia fu il paese artisticamente più all’avanguardia d’Europa.

Indice:

1 Arte preistorica e protostorica
2 Magna Grecia
3 Etruschi
4 Romani
5 Arte paleocristiana
6 Bizantini
7 Longobardi
8 Alto medioevo
9 Romanico
10 Gotico
11 Rinascimento
12 Manierismo
13 Barocco
14 Rococò
15 Neoclassicismo
16 Macchiaioli e Verismo
17 XX secolo
17.1 Il Futurismo
17.2 La Pittura metafisica
17.3 L’Astrattismo e l’Arte concettuale
17.4 La Pop Art
17.5 L’Arte Povera
17.6 La Transavanguardia
17.7 Il Movimento Moderno in Architettura
17.8 Il cinema neorealista
18 Arte contemporanea

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