in foto: Un ritratto del linguista Tullio De Mauro

Tullio De Mauro si è spento oggi e il mondo della cultura è in lutto. Professore emerito di Linguistica generale nella Facoltà di Scienze Umanistiche dell‘Università di Roma “La Sapienza”, è stato uno dei più autorevoli linguisti italiani, ex ministro dell’Istruzione, presidente del comitato direttivo del Premio Strega, socio dell’Accademia della Crusca e direttore della Fondazione Bellonci. Una carriera che non ha bisogno di presentazioni né di essere commentata. Tullio De Mauro è morto a 84 anni nella sua casa di Roma e con lui tramonta un altro grande pezzo di ‘900 italiano. Era un uomo di sconfinate competenze, forse oggi difficilmente trasmissibili (la sua era una generazione dove semplicemente si studiava molto di più che oggi) e allo stesso tempo un uomo di sconfinata sensibilità, l'origine stessa di tutto il suo interesse riversato nella ricerca e nello studio della lingua.

Un altro grande punto di riferimento che viene a mancare.

Quando viene a mancare una personalità di questo calibro ci si sente smarriti. È incredibile come assistiamo al collasso dei più grandi modelli: “È morto Tullio De Mauro. Linguista, docente universitario, autore del Grande dizionario italiano dell’uso e della Storia linguistica dell’Italia unita, aveva 84 anni″ – si legge scorrendo la rassegna stampa di tutti giornali. Una notizia che gela il cuore di molti, studenti, colleghi, del mondo universitario e accademico, in questo freddo giorno dei primi dell'anno. Un altro grande punto di riferimento viene a mancare, facendoci sentire un po' più ‘orfani'. Lo scorso anno abbiamo subito in questo senso un'enorme perdita, da Umberto Eco a Dario Fo, ed è avvilente pensare di iniziare il nuovo con un altro lutto così incolmabile nella cultura. Muore la persona fisica ma resta la sua visione, la sua eredità, il suo pensiero, che dovremmo custodire preziosamente, partendo dalla piccole abitudini da mantenere

"Prendi il De Mauro, consulta il De Mauro, cosa dice il De Mauro"?

Quante volte nel tenero tentativo di approcciarsi a scrivere ce lo siamo sentiti dire dalla maestra, dalla mamma, dal professore. Il De Mauro era diventata un'entità onnisciente del linguaggio, era forse il linguaggio stesso, un grande laboratorio di voci in ordine alfabetico dove la lingua si andava collaudando, e potevamo approffitarne, sentirci sicuri nel consultare il De Mauro, sicuri di usare un italiano corretto e quanto mai attuale. Quell'abitudine di sfogliare languidamente il dizionario sui banchi di scuola, nel piacere di familiarizzare con le 7000 parole della nostra lingua che, una ad una, sono state accarezzate dall'analisi, dall'esperienza e dalla sensibilità di De Mauro. Cosa può esserci di più nostalgico di quando una grande personalità e una mente brillante si spengono? Ci sarebbe da chiedersi chi porterà avanti quel pensiero, la sua visione, chi riuscirà ad ereditarlo e farlo proprio, chi riuscirà a dargli il vero seguito? Ecco perché il più grande modo di ricambiare sarebbe quello di riuscire anche in parte ad accogliere un'eredità così grande.

Il ricordo di Crhistian Raimo.

Abbiamo sentito in merito lo scrittore Crhistian Raimo, uno dei suoi più noti allievi. Volevamo strappargli qualcosa di personale e invece ci ha risposto che di ricordi e aneddoti ce ne sono tanti ma che De Mauro va raccontato nelle sue grandi cose, non per le nostalgiche interferenze dei ricordi altrui. Era un uomo troppo ‘al di sopra delle cose' per poterne parlare come fosse un amico. Sono queste le belle e giuste parole con cui Raimo vuole parlarne

È morto Tullio De Mauro, quello che per me è stato il più importante intellettuale della Repubblica italiana.
Dalla sua edizione più di cinquant'anni fa del Corso di linguistica di Saussure fino alla riedizione del vocabolario di base della lingua italiana pubblicata poco prima di Natale scorso, è stato un maestro sotto infiniti punti di vista: ha inventato di fatto una disciplina, la linguistica; ha ripensato la politica come educazione democratica; ha speso un tempo immenso per cause perse come l'alfabetizzazione degli ultimi; ha creato – tra i pochisimi professori universitari in Italia – una vera e propria scuola; è stato un esempio instancabile, sempre critico, autocritico, di rigore, di metodo per la ricerca, di tenacia, di dialettica, di intelligenza, di morale pubblica, di fiducia nelle capacità delle persone, di speranza per come può trasformarsi un paese, di pura passione per la conoscenza. Se l'Italia è stata un posto più vivibile e bello in questi ultimi anni è stato anche molto grazie a persone come Tullio De Mauro – sarà davvero difficile portarne l'eredità senza sentire la sua voce esigente (su ogni parola, su ogni concetto, su ogni iniziativa pubblica), ma è anche impossibile dimenticare l'ironia, la disponibilità e l'affetto che dimostrava anche per il più allocco dei suoi studenti, tipo me.

Il dizionario De Mauro, patrimonio prezioso di tutti.

Un'eredità difficile da portare avanti, come dice Raimo, ma di cui possiamo facilmente beneficiare. Pensiamo al suo dizionario, di cui generazioni e generazioni hanno nutrito il proprio apprendimento della lingua: è il più ricco e completo dizionario di italiano in un volume unico, un aiuto insostituibile per un uso consapevole del linguaggio e per potersi esprimere in modo pienamente adeguato e in tranquilittà in ogni circostanza comunicativa. Una completezza senza equali: la lingua in tutta la sua completezza! Questo ci ha lasciato: 150.000 sinonimi e contrari, con cui poter dire tutto e il suo opposto, calzando la parola più adatta alla sfumatura del nostro pensiero. Abbiamo ereditato il piacere di scrivere e di parlare. E se lo facciamo nel migliore dei modi è grazie a Tullio De Mauro.

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