La legalità e l'illegalità non sono dogmi. La loro interpretazione è commisurata alle condizioni e alle abitudini che ne hanno determinato la necessità. Spesso il confine tra i due concetti è sottilissimo. E' un po' come per i tassi d'inquinamento nei centri storici, quando si presentano le condizioni per cui è difficile intervenire per eliminare le polveri, si alza l'asticella del limite consentito e ciò che ieri era illegale diventa all'improvviso consentito.


La cultura è un diritto inalienabile per tutti. E' come stabilire che nessuno deve morire di fame, neanche chi non ha i soldi per comprare il pane.
E' la legge che dribbla se stessa. Allo stesso modo, anche se non proprio lo stesso, se sia legale o illegale scaricare contenuti dalla rete è difficile stabilirlo. Vi è una prospettiva di mercato e di profitto e una prospettiva etica, laddove per etica s'intende la tutela del diritto dell'individuo ad ampliare i propri livelli culturali e di vedute anche in assenza di danaro, un po' come stabilire che nessuno può morire di fame, neanche chi non ha i soldi per comprare il pane.
Va detto che i contenuti come i film, ad esempio, quando finiscono in rete hanno già fatto il loro dovere di fabbricatori di denaro per i legittimi produttori, sono dunque stati immessi in un territorio mentale che dice: questi contenuti sono a disposizione di tutti perché c'è la possibilità tecnica di scaricarli, perché esistono programmi perfettamente legali per scaricarli, perché la rete non è una vetrina di un negozio e non devo spaccare nessuna vetro per accedervi.
Del resto sia i produttori, sia chi mette on line in modo free i propri contenuti lo fa perché essi vengano fruiti il più possibile affinché si alzino le tariffe pubblicitarie su quel dato sito e perché è pubblicità di per sé la divulgazione di un dato contenuto. Dunque, chi grida allo scandalo, in realtà è più in malafede di chi fruisce gratuitamente di quel contenuto.

D'altro canto sarebbe di estrema semplicità “blindare” specifici contenuti affinché diventi impossibile il download. Se non viene fatto un motivo ci sarà… In realtà è l'avidità, delle major della cultura e dell'intrattenimento che sta assumendo proporzioni davvero grottesche. Bisogna prendere atto che esistono leggi illegali, promulgate al solo fine di proteggere il profitto. Se in alcuni settori questa logica è sopportabile, nel caso della cultura – come dell'acqua e di tutti quei beni comuni il cui diritto di fruizione deve essere un diritto inalienabile per tutti – è filosoficamente, moralmente, eticamente, socialmente e anche economicamente sbagliato. E neanche appellarsi al diritto d'autore regge perché gli autori sono tutelati da contratti di compartecipazione agli utili oltre che remunerati per la loro opera e il loro grande merito è quello di aver creato, regolarmente pagati, qualcosa che diventerà di tutti come un bene universale di cui tutti una volta creato hanno diritto di fruire (naturalmente non per farci lucro sopra a loro volta, questo è ovvio…).
La rete sta dimostrando che ribellarsi all'ingiustizia di alcune leggi, non solo è giusto ma è moralmente doveroso. Infatti, a poco a poco, l'evidenza di questa situazione, sta costringendo il sistema a modificare molte leggi non più attuali, promulgate “pro domo” di una esigua parte di umanità avida e senza scrupoli, senza la necessaria tutela dei consumatori di cultura, che poi è la società tutta, mica altri. Un modo di promulgare leggi protezionista nei confronti dei produttori dei contenuti, esasperandone i profitti oltre il lecito, sostenuta ovviamente anche dai poteri degli stati. Poiché lo sappiamo, meno il popolo allarga le proprie vedute, meglio è. I pochi (si fa per dire) in grado di comprarsi i contenuti a prezzi folli bastano e avanzano per raggiungere cifre e potere economico da capogiro.


Le leggi protezioniste nei confronti delle major dell'intrattenimento sono sostenute dal potere perché il popolo, meno si accultura, meglio è
L'illegalità diventa il pretesto per non perdere fasce di mercato e quando le persone, insieme, attraverso la rete, trovano il modo di rendere universali e appannaggio di tutti i prodotti artistici e culturali, la rabbia e l'ira del mercato si abbattono con violenza sui sacrileghi. Soprattutto quando ci si accorge che il successo di molti prodotti è spesso decretato proprio dal web che muove numeri impressionanti, come nel caso, ad esempio, delle serie tv americane cult, al di fuori dei patri confini.
Il caso di Megavideo è illuminante in questo senso. Il blitz dell'FBI, telecomandato dalle Multinazionali dell'intrattenimento con il pretesto dell'illegalità (che sicuramente per molti aspetti c'era, ma non è questo il punto…), è stato commissionato solo quando la macchina Megavideo è diventata solida e ben avviata con un archivio di file di milioni e milioni di film e oltre un miliardo di persone al giorno a visitare il sito. Cioè dopo anni e anni quando il sito era ormai diventato un'istituzione di riferimento planetaria. Che fine farà quell'archivio? Sarà distrutto come annunciato? Sarebbe come credere infantilmente e ingenuamente che i quintali di droga sequestrati ogni giorno vengano effettivamente distrutti anziché rimessi in circolo nei mercati del narcotraffico internazionale.
La chiusura di Megavideo infatti non ha cambiato le cose: i film sono scaricabarili esattamente come prima, solo che ora è legale. A chi appartengono le numerose piattaforme nate in questi giorni che permettono il download gratuito dei film? Non ho indagato. Non m'interessa, quello che m'interessa è notificare come la rete sia stata capace di proteggere i diritti degli utenti costringendo il sistema ad adattarsi alle regole condivise. Naturalmente per farlo ha dovuto giocare sporco e sfruttare i tanto criticati comportamenti illegali.
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