Hanno lanciato l'allarme a più riprese, soprattutto dopo il fallimento del referendum costituzionale dello scorso 4 dicembre, che le ha definitivamente salvate in extremis. La riforma costituzionale targata Boschi, infatti, conteneva una modifica agli articoli 114 e 118 della Carta Costituzionale che avrebbero sancito la definitiva abolizione delle 110 province italiane, eliminando dunque i consigli provinciali, i relativi eletti, le giunte e, soprattutto, gettoni di presenza connessi. Con la vittoria del No, però, gli organi provinciali sono rimasti in vita e a causa dei tagli finanziari operati nel corso degli ultimi anni, come quelli previsti dalla legge Delrio del 2014, che ha dirottato gran parte dell'organico provinciale verso altre strutture amministrative dello Stato e tagliato gran parte dei fondi, attualmente le Province versano sull'orlo del dissesto finanziario. "I servizi che non possono più essere svolti, perché le strade mettono a rischio gli automobilisti o le scuole non sono sicure, saranno chiusi. Non possiamo essere noi a prenderci colpe delle scelte sbagliate di Governo e Parlamento che non hanno voluto assicurare con la manovra le risorse necessarie per garantire la sicurezza dei cittadini', ha spiegato il presidente dell'Unione delle Province d'Italia Achille Variati.

Dal 2013 al 2016 le entrate delle Province sono scese del 43% circa e la spesa complessiva si è quasi dimezzata, arrivando a toccare -47%. L'82% delle entrate proprie vengono quindi trattenute nel bilancio dello stato, e non vengono utilizzate per finanziare i servizi locali: "Un quadro scoraggiante, che oltre a rappresentare chiaramente lo stato di crisi finanziaria delle Province dimostra come da tre anni a questa parte ci sia stato impedito di fare programmazione. La nostra capacità di investimento è crollata del 62% e il patrimonio pubblico che gestiamo, 130 mila chilometri di strade e tutte le 5.100 scuole superiori italiane, si sta deteriorando in maniera pericolosa. Per questo giovedì prossimo in Conferenza Stato Città non intendiamo dare l'intesa sulla ripartizione dei fondi del tutto insufficienti riservati dalla manovra alla sicurezza di strade e scuole. Non vogliamo abituarci, come qualche volta ci sembra di cogliere nei nostri interlocutori istituzionali, a navigare tra le macerie", ha concluso Variati.