in foto: Oriella Dorella ne "La strada" di Mario Pistoni

Oggi avrebbe compiuto ottantacinque anni Mario Pistoni, interprete e coreografo romano ma scaligero d'adozione. Il suo stile inconfondibile lo ha condotto a scalare precocemente le gerarchie del Corpo di Ballo del Teatro dell'Opera di Roma, dove peraltro si è formato alla corte di Teresa Battaggi ed Ettore Caorsi, fino a diventarne Primo Ballerino in occasione delle rappresentazioni de "La soglia del tempo" di Aurel Milloss e musiche di Bela Bartok. Pochi anni dopo Mario Pistoni lasciò la capitale per i più promettenti lidi scaligeri dove, in meno di dieci anni, perfezionò la propria formazione con Lubov Tchernicheva ed Esmee Bulnes fino ad essere nominato Primo Ballerino Assoluto. Questo ruolo gli ha garantito una permanenza al Piermarini di quasi un trentennio nella doppia veste di interprete e coreografo con i successi incontestabili di critica e pubblico che ancora oggi gli riconosciamo.

Dopo Aurel Milloss toccò dunque a Leonide Massine e John Cranko ispirare sulle scene il ballerino Mario Pistoni, impegnato nelle rappresentazioni di "Mario il Mago", "Don Juan" e "Romeo e Giulietta" ma con un occhio evidentemente al di là del palco. Il ballerino era ormai sempre più un intellettuale appassionato, con letture e contenuti che poi lo avrebbero reso coreografo colto e raffinato. Ed infatti negli anni Sessanta la vena creativa fu trasferita sulla scena, con i primi titoli già apprezzati a destra ed a manca, con "Il figliuol prodigo" del 1962, "Francesca da Rimini" del 1965 e "La strada" del 1966. Un trittico che ne anticipò un altro ben più significativo per la storia della danza del Novecento, ovvero quello che legò il suo nome alla musa ispiratrice Luciana Savignano.

Luciana Savignano musa ispiratrice di Mario Pistoni.

"Luciana Savignano. L'eleganza interiore" di Emanuele Burrafato
in foto: "Luciana Savignano. L'eleganza interiore" di Emanuele Burrafato

La recente pubblicazione del volume edito da Gremese "Luciana Savignano. L'eleganza interiore" di Emanuele Burrafato chiarisce oltremodo i termini della collaborazione scaligera tra il coreografo Mario Pistoni e la ballerina Luciana Savignano. Come puntualizza tempestivamente l'autore, il coreografo puntò diritto sulla ballerina milanese per le rappresentazioni di "Spirituals per orchestra", "Elegia" ed il "Mandarino meraviglioso" assegnandole rispettivamente le parti controverse della peccatrice, della morte e della prostituta. Un trittico che rivelò al pubblico del Teatro Alla Scala ed al mondo intero una nuova stella, fino a poco tempo prima relegata alle file del Corpo di Ballo e da quel momento diventata la Luciana Savignano che conosciamo ancora oggi.

Eppure la mano di Mario Pistoni non si fermò ai successi di quegli anni dorati. A cavallo con i Settanta firmò infatti "The Macbeths" di Richard Strauss, "Adagio" di Tomaso Albinoni e "Concerto dell'albatro" di Giorgio Federico Ghedini che però, a nostro avviso, suonò tanto quale l'ultimo canto dell'albatro. Poco tempo dopo, infatti, il fedele coreografo chiuse il proprio sipario sul Piermarini e tornò al natio Costanzi per allestire una sua versione del "Romeo e Giulietta" di Sergej Prokofiev, accettando infine l'incarico di direttore della compagnia per un biennio. In quegli anni capitolini tuttavia decise di diversificare i propri impegni, stavolta anche per la televisione italiana e straniera, e finanche per i teatri di Stato di Belgrado e Brno ed i teatri stabili di Bonn e Barcellona.

I passaggi successivi lo videro direttore del Corpo di Ballo del Teatro di San Carlo di Napoli e del Teatro dell'Arena di Verona, con un'ulteriore ripresa scaligera del balletto "La strada" nel 1984, del quale nel frattempo furono prodotti due film, trionfando in una lunga tournée in Francia, Svizzera e Belgio. La sua vena creativa all'epoca fu quasi irriverente, con accenti di poesia squarciata da contenuti e personaggi anche inquietanti. Purtroppo oggi gran parte del repertorio di Mario Pistoni non è più rappresentato per un tipico vizio italiano di rinunciare alla nostra danza d'autore a tutto vantaggio di quella da cassetta. Un vizio che ha saputo per fortuna eludere "La strada" di felliniana memoria.