Sullo Ius Soli si staglia l'ombra della crisi di maggioranza. La proposta di legge che mira a introdurre nuove norme in materia di concessione della cittadinanza e naturalizzazione per i cittadini stranieri residenti da molti anni sul territorio nazionale sta mettendo in crisi il governo. Inizialmente, per volere dello stesso presidente del Consiglio Gentiloni, l'iter legislativo della proposta ha subito un'accelerazione, approdando nuovamente al Senato per l'approvazione definitiva. "È arrivato il tempo di poter considerare a tutti gli effetti questi bambini come cittadini italiani. Glielo dobbiamo, è un atto doveroso e di civiltà. Mi auguro che il Parlamento lo faccia presto", aveva dichiarato Gentiloni solo poche settimane fa. Numerosi voci, inoltre, sostenevano che l'esecutivo fosse a un passo dal porre la questione di fiducia proprio per accorciare ulteriormente i tempi, in modo tale da arrivare all'approvazione della riforma entro la scadenza naturale dell'attuale legislatura.

L'ipotesi fiducia, però, ha letteralmente fatto divampare le proteste non solo delle opposizioni da sempre contrarie al provvedimento, ma anche di alcuni esponenti della maggioranza di governo. In un'intervista concessa a Repubblica, il ministro degli Affari regionali Enrico Costa ha dichiarato tranchant: "Se c'è la fiducia, lascio". Il commento di Costa sembra non solo non lasciare spazio a dubbi, ma apre anche a scenari inediti. Secondo molti commentatori, infatti, la fiducia sullo Ius Soli potrebbe aprire una crisi di maggioranza, quella crisi di maggioranza che in molti sostengono stia cercando Renzi per andare al voto anticipato. "Lascerò per coerenza. Sono già stato l'unico a non votare la riforma del processo penale. Non posso non votare un'altra volta la fiducia rimanendo tranquillamente al mio posto", ha proseguito Costa spiegando le sue motivazioni. "È essenziale un supplemento di riflessione sullo ius soli. Tale convinzione si fonda su principi costituzionali e non merita di essere svilita. Modificare la composizione della comunità nazionale è decisione che va ponderata e non precipitata. E si tratta di materia che non può essere agitata come bandierina per segnare posizioni ideologiche. Rispettiamo chi la pensa diversamente, ma pretendiamo analogo rispetto", ha concluso il ministro.

Qualora la posizione di Costa dovesse essere condivisa dai membri di Alternativa Popolare di Angelino Alfano, partito di maggioranza essenziale per la prosecuzione del governo Gentiloni, la situazione potrebbe diventare politicamente esplosiva. Senza i voti di Ap, infatti, difficilmente l'esecutivo riuscirebbe a ottenere la maggioranza in Senato, anche qualora Mdp decidesse, come pare, di votare compatto a favore. Dal Pd nel mentre frenano e dichiarano che "Il governo non rischia la crisi né sullo ius soli né su altri provvedimenti, naturalmente al Senato ogni votazione è complessa", ma che il Partito Democratico è pronto "ad andare fino in fondo" solo se avrà "numeri certi" in entrambi i rami del Parlamento.

"Il partito Democratico più che ad attuare il programma di governo, di cui esprime il presidente del Consiglio oltre che costituirne il perno della maggioranza, sembra da tempo dedito alla provocazione. Il suo presidente, Matteo Orfini, si è fissato sul fatto che la legge sullo ius soli debba essere approvata entro il mese di luglio. E pur di riuscirci chiede con insistenza che su questo provvedimento, che è di iniziativa parlamentare e non è' nel programma del governo, venga messa la fiducia. Non una, ben quattro volte! A chi gli chiede il perché di tanta fretta risponde che 637 giorni di riflessione su questa legge sono abbastanza. Potrei rispondergli che 872 sono di più, tanti sono infatti i giorni che il ddl sulla concorrenza ha accumulato in attesa di diventare legge, e ancora non c'è riuscito per i continui rinvii del Pd. Quello sulla concorrenza è un provvedimento ben più urgente oggi: è nel programma del governo ed è un impegno che l'Italia si è presa in Europa. Lo aspettiamo dal 20 febbraio 2015. Orfini vuole che il Senato ne parli in questo mese di luglio o preferisce imporre a colpi di fiducia una legge in una materia delicata come la cittadinanza, che ha implicazioni culturali significative e un deciso impatto sociale? Su una materia come questa Orfini vuol concedere al Parlamento di discuterne ancora o ha deciso lui che è arrivato il tempo di cassare ogni discussione? Dobbiamo fidarci di lui che va bene così o possiamo discuterne liberamente in Aula? Se lo ius soli viene approvato a forza in luglio o dopo un argomentato dibattito in settembre, che cosa cambia per le urgenze del Paese? C'è un detto siciliano che forse ben spiega questi continui tentativi del Pd di forzare la volontà del Parlamento: la fissazione è peggio della malattia", ha dichiarato Lupi difendendo la posizione di Costa e replicando alle parole del presidente del Pd Matteo Orfini, che sostiene sia necessaria un'approvazione celere dello Ius Soli.

A margine delle polemiche, è intervenuto infine anche il segretario del Pd Matteo Renzi, assicurando che "non c'è nessuna divisione tra l'azione del Pd e del governo. Il dibattito sul provvedimento, e sugli altri, vede la totale corrispondenza Pd-governo. Dunque, la fiducia deciderà il governo come, quando e se metterla". "Lo ius soli non sarà il terreno di inciampo del governo Gentiloni. Il Pd non intende farlo diventare un passaggio di crisi del governo ma sullo ius soli intende andare fino in fondo, fino a un voto di fiducia sulla legge, perché ci crede. Dunque sosteniamo la legge e andremo fino in fondo, ma è evidente che non può diventare un pretesto per far cadere Gentiloni. Ma ricordo che Alternativa popolare aveva dichiarato la disponibilità a votare la legge: ora sarebbe curioso che si sfilasse sulla fiducia, dopo essersi detta favorevole al provvedimento", ha invece dichiarato il deputato dem Matteo Richetti.