Poche ore fa, il Governo ha inviato a Bruxelles la nuova relazione della Protezione Civile che quantifica in oltre 23 miliardi di euro i danni causati dalle centinaia di scosse di terremoto che, dal 24 agosto in poi, hanno devastato alcune zone del Centro Italia. Un passaggio necessario per accelerare il percorso di ricostruzione e, non in secondo piano, per evidenziare quale sarà lo sforzo in termini economici degli esecutivi che si succederanno nei prossimi anni.

La celerità del processo di ricostruzione è una delle promesse fatte dall’esecutivo Renzi prima e da quello Gentiloni poi a Sindaci e amministratori dei Comuni colpiti dal terremoto, malgrado i precedenti, anche recenti, non siano molto incoraggianti. L’ennesima conferma in tal senso arriva dal decreto Milleproroghe, attualmente in esame al Senato della Repubblica.

L’articolo 9 del decreto, infatti, riguarda la proroga del “Commissario ad acta per la chiusura degli interventi infrastrutturali nelle aree colpite dal sisma del 1980-1981”, ovvero della struttura incaricata di “chiudere” le questioni ancora in sospeso relativamente alla ricostruzione post sisma in Irpinia. Tecnicamente, oltre 36 anni dopo, stiamo ancora parlando de (e pagando per) la ricostruzione nei territori colpiti dal catastrofico sisma del novembre del 1980. La storia del commissariamento è però emblematica anche per altre ragioni. La figura del “commissario ad acta” viene introdotta nel 2003 con il compito di uscire dalla palude burocratica e col mandato di “realizzare ogni ulteriore intervento funzionalmente necessario al completamento degli interventi infrastrutturali di cui all’articolo 32 della legge n. 219/1981”. Come vi abbiamo spiegato qui, tale legge “ha disciplinato un flusso di risorse vicino ai 50 miliardi di euro (secondo una stima della Camera che ha attualizzato i valori monetari al 2008), senza considerare i mutui ed altri 18 miliardi per la costruzione di 20mila alloggi a Napoli, in relazione al terremoto ma senza riferimenti alla suddetta legge”.

Nel 2012, il Governo Monti ritiene che si sia andati un po’ troppo oltre con la gestione commissariale e, anche nell’ottica dei tagli alla spesa, inserisce nel decreto Sviluppo una norma che impone di chiudere “l'esperienza del commissario ad acta al 31 dicembre del 2013, ma solo per liquidare le ultime pendenze, consegnare «tutti» i beni, chiudere i rapporti con le diverse amministrazioni”. Una scelta che, nel clima di “responsabilità e serietà” di quei mesi non venne contestata da alcuna delle forze politiche allora presenti in Parlamento.

Non tutti però considerarono archiviata l’esperienza del commissariamento infinito della ricostruzione in Irpinia. Così, nel Milleproroghe 2014 “qualcuno” inserisce una norma per prorogare fino al 31 dicembre 2014 il commissariamento, concedendo ancora un anno di vita alla sua struttura. Stavolta le opposizioni (Lega Nord e Movimento 5 Stelle) danno battaglia e alla Camera viene approvato un emendamento che sopprime il comma che garantiva la proroga. Grazie a un “aiutino” al Senato il commissariamento però sopravvive, e di anno in anno viene prorogato, fino ad arrivare al 31 dicembre 2016.

Tutto finito? Macché, c’è sempre il Milleproroghe! E questa volta, a leggere l’articolo 9 non si può che sorridere amaramente, poiché i passaggi cruciali sembrano praticamente copiaincollati dagli anni precedenti. Infatti, la norma servirà a “prorogare dal 31 dicembre 2016 al 31 dicembre 2017 il termine per la cessazione dell’incarico del commissario ad acta, nominato ai sensi dell’articolo 86 della legge 27 dicembre 2002, n. 289, ai fini della definitiva chiusura degli interventi infrastrutturali nelle predette aree, previsti dall'articolo 32 della legge 14 maggio 1981, n. 219 (art. 49, comma 1, del D.L. 83/2012)”; e anche a “prorogare dal 31 dicembre 2016 al 31 dicembre 2017 l’obbligo in capo al commissario ad acta, previa ricognizione delle pendenze, di provvedere alla consegna di tutti i beni, trattazioni e rapporti in capo alle amministrazioni individuate, secondo le ordinarie competenze, con decreto interministeriale, emanato di concerto dai Ministri delle infrastrutture e dei trasporti e dello sviluppo economico, e di presentare ai medesimi Ministri la relazione conclusiva dell'attività svolta”.

Per questo compito e per il DEFINITIVO completamento di tutti, ma proprio TUTTI, gli interventi ci sono altri 100mila euro. Ovviamente non mancano gli emendamenti soppressivi, così come c'è chi difende la bontà della proposta, nella considerazione dei tanti adempimenti che restano ancora da portare a completamento. Comunque la si guardi, resta comunque la perfetta fotografia di un sistema da cancellare, il prima possibile.