in foto: REUTERS/Goran Tomasevic

Uno dei musei che custodisce i reperti dell'antica civiltà assira, a Mosul, in Iraq, è stato completamente devastato dall'Isis. Purtroppo è solo l'ultima devastazione, in ordine di tempo, che ci ha consegnato il passaggio del Califfato e che la stampa occidentale ha potuto documentare, dopo che l'esercito iracheno ha ripreso in mano le redini della città di Mosul. Il cui museo, contenente la seconda raccolta archeologica del Paese, una delle più grandi del Medio Oriente, è stato completamente devastato. Il Toro alato degli assiri, così come la statua del Dio Rozhan, sono state distrutte e mandate in frantumi, dopo anni di saccheggi, oltre alla furia iconoclasta dell'Isis. Non c'è reperto che sia rimasto intatto, ogni cosa è stata distrutta dall'occupazione jihadista.

Tra le diverse opere d'arte andate distrutte, oltre alla perdita di innumerevoli copie che erano state realizzate dopo la caduta di Saddam Hussein, nel 2003, ci sono soprattutto i preziosissimi e originali sette bassorilievi di Akkad, testimonianza del primo impero della storia umana, dal Golfo Persico al Libano. In questo caso, l'Isis è stata ben attenta a evitare di distruggerli, avendo premura di rivenderli sul mercato clandestino dei reperti archeologici.

Oltre ai manufatti artistici, la devastazione ha riguardato le tavolette di argilla con gli archivi mesopotamici, ritraenti le iscrizioni assire, sumere, accadiche e babilonesi che hanno permesso negli anni ai ricercatori di tutto il mondo di studiare e approfondire i costumi e la vita sociale risalente a oltre 3000 anni fa. Un inestimabile patrimonio che la follia dell'Isis ha distrutto per sempre, di cui l'umanità non tornerà mai più in possesso.