
Esiste in Italia un fenomeno di comunicazione e informazione del quale i media tradizionali non parlano. Si chiama Fanpage. Riconosco che il nome può apparire fuorviante e far pensare, che sò…a un sito di gossip o qualcosa del genere. Ma non è così. O almeno 1 milione e passa di persone non si sono fatte fuorviare da un nome così “froufrou”. 1 milione almeno, perché le persone coinvolte effettivamente, quotidianamente dal fenomeno sono vicine ai 3 milioni.
Ma il fenomeno Fanpage, non sta tanto nei numeri che sono una conseguenza, ma in un'impennata innovativa sul fronte dell'informazione che in Italia non si vedeva da un pezzo. Il fenomeno non è soltanto di comunicazione, è una piccola rivoluzione sociale che, come tutte le rivoluzioni, soprattutto quelle pacifiche, non si sa dove porterà esattamente. Ma è anche questo il suo bello.
Innanzitutto, la rivoluzione consiste nell'essere riuscito ad andare oltre i concetti di destra e di sinistra senza rinunciare a posizioni sociali forti. Poi, nell'essersi smarcato dall'obbligo di sottostare alla necessità di equilibrio politico, non dovendo rendere conto proprio a nessuno (il magazine è interamente auto prodotto e non riceve alcun finanziamento pubblico) e può quindi definirsi libero in modo effettivo e non per autodefinizione opportunistico-commerciale.


il fenomeno Fanpage, non sta tanto nei numeri che sono una conseguenza, ma in un'impennata innovativa sul fronte dell'informazione che in Italia non si vedeva da un pezzo.
Volendo, per capirci, fare un parallelo con il mondo della carta stampata, Fanpage potrebbe essere accostato a “Il Fatto Quotidiano”. Ma se Il Fatto dà voce senza restrizioni solo a professionisti del giornalismo e si muove in un ambito prevalente di cronaca politica, Fanpage adotta la linea diametralmente opposta: dà voce ad ogni persona che abbia qualcosa da dire, un punto di vista da esprimere, una notizia o una storia da riportare o raccontare o condividere e si muove in un ambito generalista, in cui “politica” è tutto; e tutto e leggibile in chiave politica. Tutto questo senza rinunciare alla normale diffusione delle news del giorno, restituite sempre in stile anglosassone, in modo asciutto e senza fronzoli. A differenza però, dei quotidiani tradizionali e cartacei, le notizie non sono solo quelle selezionate da ogni testata e filtrate tra quelle disponibili nelle varie ANSA, sono anche tutte quelle reperibili in rete. Col risultato di restituire una visione del mondo più ampia.
L'informazione tradizionale, giornali e tv, ci ha abituato a percepire come reale solo ciò che viene proposto, tutto il resto, in genere, non esiste. In un Paese che ha fatto della scomparsa delle notizie dai media uno dei principali strumenti di orientamento politico delle masse, Fanpage assume un ruolo potenziale più importante di quanto si sia portati a pensare. Non considera le persone “clienti” ma portatrici di idee, contributi, opinioni. Quello che un tempo era l'angolo della posta sui quotidiani, “lo specchio dei tempi” rubrichina emarginata e sottostimata editorialmente diventa l'architrave della partecipazione di massa nel sistema dell'informazione. Non il luogo dove protestare per questo o quel disservizio, ma il luogo dove aiutarsi a costruire opinioni, sempre in prossimità dei fatti, noti e meno noti. Profondi o leggeri.

Ma gli ideatori di Fanpage sono andati oltre: sono riusciti, forse primi in Italia, a inventare un vero “social media” sfruttando a pieno le potenzialità della rete puntando su Facebook e Twitter. Nonostante l'Italia sia al terzultimo posto in Europa per utilizzo del web, Fanpage ha raccolto in circa un anno, oltre 1 milione di fan su FB, piazzandosi al primo posto in Italia e al secondo in Europa, dietro al Financial Times (per meglio avere la misura di questo va detto che La Repubblica conta circa 700 mila fan su FB). Impossibile dire se nel modello Fanpage stia il futuro dell'informazione, certo è che per la prima volta si esce dallo schema dell'informazione auto referenziale, finalizzata a “spingere” questa o quella persona, questa o quella idea.
Da un punto di vista squisitamente tecnico Fanpage oltrepassa un altro limite dell'informazione tradizionale, riproponendo le notizie più volte al giorno a getto continuo al ritmo di una ogni mezz'ora circa. Sui quotidiani, come noto, la notizia dura un giorno solo (il motivo per il quale molti politici un giorno “sparano” e un altro “smentiscono”. E inoltre si differenzia nella veste grafica che interpreta nel migliore dei modi la necessità della comunicazione web: immediatezza e niente fronzoli solo storie o notizie.

Uniche pecche, un eccesso di pubblicità – ma non avendo il magazine altre risorse è comprensibile – e l'assenza delle cosiddette “grandi firme” del giornalismo. Per quanto mi riguarda, essendo rarissimi nella storia i casi dei grandi giornalisti liberi, per il momento la chiameremo “felicità”: meglio, forse, tante idee e punti di vista esposti con spontaneità e convinzione che poche reiterate idee esposte con maestria all'interno di un sistema che le fagocita.
In questo articolo il prologo è più lungo della notizia. La notizia è quella che nel 2012 appare inverosimile che un fenomeno che coinvolge quotidianamente da 1 a 3 milioni di persone venga completamente ignorato da ogni canale d'informazione. Eppure è così. Che il nuovo come al solito spaventi le istituzioni e i loro lacché? Tutto questo sa di fresco, buono e pulito.
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