Ci sono agenzie di viaggio che propongono viaggi estremi avventurosi, anche costosi a volte. In Italia c'è la possibilità di fare un'esperienza di questo genere, praticamente tutti i giorni, per giunta ad un costo molto contenuto. L'esperienza viene proposta quotidianamente dalle Ferrovie dello Stato e più esattamente da Trenitalia, la società che gestisce il servizio viaggiatori. L'offerta turistica non ha un suo claim di campagna per la promozione presso i viaggiatori, si chiama un po' banalmente “Treno Notte Torino-Napoli”.

Ha l'aspetto di un treno normale, tranne forse che per l'aspetto un po' vissuto che può insospettire i più maliziosi. Questa sua mimetizzazione è il motivo per cui vi trovi mescolati turisti avventurosi e normali viaggiatori, rimasti incastrati inconsapevolmente in qualcosa che non avrebbero mai immaginato, forse più grande di loro. Un mix tra un viaggio nel tempo – scenografia interna e condizioni di viaggio anni '60/'70 – e un set cinematografico in cui si riproduce, sotto forma di reality, una sceneggiatura a metà tra un film di Nanni Loy anni '60 e La nave dei folli di Stanley Kramer. Dall'illuminazione, alla studiata scenografia interna dove ogni dettaglio è perfettamente curato da specialisti. Le latrine con la pozza di urina al posto giusto, già alla partenza del treno, tradiscono subito un effetto di messa in scena. Il pannello sotto lavabo divelto, la presa di corrente (una ogni dieci cessi) ciondolante da cavi semi scoperti; pallottole di carta igienica zuppa un po' ovunque; la tazza con gli escrementi freschi, le scritte di ultràs e sessuomani alle pareti, stile autogrill: tutto perfetto.


mi scusi, ma perchè non ci sono le prese?” mi fa: “se no ci sctanno vuo’ di’ che no ci dovevano sctare, se se le so’ portate via che ci pozz’ fa’? E poi quelle servono pe il rasoio, e no pe il telefono…
Dopo aver preso atto di essere su un treno vintage, ci si avvia verso il posto assegnato (a volte, per creare interazione spontanea tra le persone viene assegnato lo stesso posto a due persone diverse) e subito scatta la prima delle svariate prove fisiche offerte dalla compagnia per far sentire vivi i viaggiatori: per accedere al posto è previsto lo scavalco, cercando di non ferire nessuno, degli esseri umani già accovacciati o sdraiati lungo l'angusto corridoio, ancora buio.
Essendo questo un treno “classe unica”, la parte di umanità a cui è stato erogato un biglietto “senza garanzia del posto” (!) costituisce un sorta di selezione di classe naturale. Infatti, i poveri disgraziati appartengono a parti di mondo dove un treno simile sarebbe di prima classe (anche se ho sentito con le mie orecchie, giuro, alcune persone lamentarsi di un simile trattamento: ingrati!) e si mescolano a studenti e abituali fruitori di viaggi estremi. Giunti al posto assegnato (il bello del viaggio è che non c’è nulla di scontato) bisogna verificare con uno sguardo la natura dei passeggeri.
Ad esempio una delle opzioni è che lo scompartimento sia già occupato da napoletani senza prenotazione, in questo caso è meglio non insistere e trovarsi un’altra sistemazione. Si potrebbe ricorrere al capotreno, ma farebbe spallucce dicendo: e che ti posso fare io? Comunque il treno è totalmente democratico e le possibilità di arrivare sani e salvi a destinazione sono pari per tutti. Finalmente ci si siede soddisfatti. Nei pressi di Genova, intorno alle due di notte (il treno è sempre puntualissimo!), si scopre la più invitante opzione dell’offerta che non trovi su nessun altro mezzo di trasporto pubblico: si può fumare!! Sia pure solo nei pressi dello spazio di intercomunicazione tra una vettura e l’altra, ma si fuma.
Unico neo è che verso Grosseto un controllore, annoiato ed esausto per aver dovuto camminare per ore su corpi dormienti in corridoio svegliando persone che parlano un’altra lingua per verificare che avessero il biglietto, compare dalla nuvola densa, giallognola e nicotinosa, ammonendo: signori, per favore, fumate un po’ di meno! (sic!!!). Allora due o tre persone spengono la cicca per terra per poi accendere un’altra sigaretta a controllore sparito.
Durante una pausa fumo, una volta, mi sono trovato a dover ricaricare il cellulare. Guadagnata l’unica presa, ciondolante ma funzionante, in un cesso in cui dorme accovacciato per terra un uomo, incrocio il controllore e gli faccio: “mi scusi, ma perché non ci sono le prese?”, mi fa: “se no ci sctanno vuo’ di’ che no ci dovevano sctare, se se le so’ portate via che ci pozz’ fa’? E poi quelle servono pe il rasoio, e no pe il telefono…”. Ah, ho capito, grazie. E mi accendo una sigaretta. Scendo a Roma e faccio un in bocca al lupo ai miei compagni di viaggio che ne hanno ancora fino a Napoli. Sono le 5 del mattino e l’abbrutimento ha creato solidarietà umana e un amaro buon umore. Grazie Trenitalia di questo treno così denso di umanità, non come quelle algide frecce rosse. Ci dà speranza. Buon viaggio.
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