Il silenzio del Pd sulla condanna a Berlusconi. E il Pdl parla ancora dei giudici comunisti
Il 12 novembre 2012, a seguito delle dimissioni di Silvio Berlusconi da Presidente del Consiglio, Pierluigi Bersani dichiarò: "Oggi è il giorno della liberazione dell'Italia". Allora sembrò che sull'esperienza politica del Cavaliere fosse stata messa definitivamente la parola fine, e i simpatizzanti del centrosinistra esultarono appassionatamente nelle strade di Roma. Normale, dopo 20 anni di berlusconismo e altrettanti di antiberlusconismo. Eppure – a quasi 24 ore dalla condanna in appello a Berlusconi nel processo Mediaset (4 anni di reclusione e 5 di interdizione dai pubblici uffici), non un esponente di spicco del Partito Democratico ha osato commentare, in ossequio a un accordo di "larghe intese" che appare fragilissimo e più volte ha rischiato di infrangersi negli ultimi giorni, particolare nella spartizione delle commissioni e sull'annosa questione dell'abolizione dell'Imu. Sul sito del Pd, solitamente aggiornato e in passato bacheca ideale per i proclami a "smacchiare il giaguaro", la notizia non viene neppure riportata. E' come se nulla fosse accaduto, come se Berlusconi non esistesse, come se non ci fosse stata l'ennesima sentenza di colpevolezza. Appena qualche mese le cose sarebbero state assai diverse: stavolta neppure i "presunti impavidi" giovani turchi hanno proferito verbo. Tutto ciò, nello sconcerto di milioni di elettori, "educati" a ben altre reazioni nei confronti di un nemico storico. Sulla stessa linea si è tenuta Scelta Civica.
Dalle parti del Pdl invece il coro è unanime. Deputati e senatori gridano all'ennesima sentenza politica e accusano la giudice "comunista" Alessandra Galli, dimenticando che suo padre Guido venne assassinato proprio da estremisti di sinistra il 19 marzo del 1980, perché indagava sul terrorismo di matrice "rossa". Figuriamoci, dunque, quali possano essere le simpatie di Alessandra Galli nei confronti dei "comunisti". Ciò non è stato sufficiente a far desistere Gelmini, Sacconi, Gasparri, Capezzone e compagnia a gridare, come un sol uomo, al complotto della magistratura, a un piano delle toghe rosse per far fuori Berlusconi.
Gli unici a farsi sentire sono stati Movimento 5 Stelle e Sinistra Eciologia e libertà, ovvero i partiti di opposizione, che hanno invocato il rispetto della sentenza, in particolare per quanto riguarda l'interdizione dai pubblici uffici. Grillo, in particolare, ha scritto: "In un qualsiasi Paese democratico un personaggio come Berlusconi sarebbe in carcere o allontanato da ogni carica pubblica, da noi è l'ago della bilancia del Governo, punto di riferimento di Napolitano nel suo doppio settennato, protetto dall'opposizione del pdmenoelle formata a sua immagine e somiglianza, tutelato dai servi che ha nominato in Parlamento, difeso dalle menzogne delle televisioni e dei giornali".