Con 173 voti a favore, espressi dalla maggioranza di Governo, Forza Italia e Ala, e 53 astenuti di Sel, Cor, Movimento 5 Stelle e Lega Nord Palazzo Madama ha dato il via libera alla proposta di legge "Misure per la tutela del lavoro autonomo non imprenditoriale e misure volte a favorire l’articolazione flessibile nei tempi e nei luoghi del lavoro subordinato" ribattezzato il Jobs act dedicato ai lavoratori autonomi. Il disegno di legge è composto da 22 articoli divisi in due differenti Capi: nel primo sono contenute le norme che regolano i rapporti di lavoro autonomo, mentre il Capo II si occupa del lavoro agile, ovvero una specifica modalità di esecuzione del rapporto di lavoro subordinato. Tra i vari diritti che verrebbero introdotti qualora il Ddl venisse definitivamente approvato dalla Camera, figurano l'estensione del congedo di paternità ai lavoratori autonomi, l'allungamento del periodo di congedo fino a 6 mesi entro il compimento del terzo anno d'età del bambino, l'indennità di maternità pari all'80% della retribuzione, norme di tutela per il ritardo dei pagamenti, la detrazione delle spese relative ai soggiorni alberghieri, alimenti e bevande che usciranno dal cumulo dei redditi, la sospensione dei versamenti contributivi in caso di malattia e infortunio, che riprenderà una volta finito il periodo di comporto e potrà prevedere un piano di ratezzazione e, infine, la deducibilità al 100% delle spese sostenute per l'iscrizione a corsi di formazione, master, convegni e congressi per un totale massimo pari a 10.000 euro annui.

Al governo vengono inoltre affidate due deleghe: una relativa al riassetto delle disposizioni vigenti in materia di sicurezza e tutela della salute dei lavoratori applicabili agli studi professionali. e l'altra relativa invece alla possibilità per gli enti di previdenza di diritto privato, ovvero quegli enti previdenziali che gestiscono le casse di professionisti iscritti a ordini o a collegi, di attivare, oltre a prestazioni complementari di tipo previdenziale e socio-sanitario, altre prestazioni sociali dedicate agli iscritti che abbiano subito una significativa riduzione del reddito professionale per ragioni non dipendenti dalla propria volontà o che siano stati colpiti da gravi patologie, che verrebbero però finanziate mediante ulteriore prelievo contributivo ad hoc. Inoltre, il disegno di legge prevede per i centri per l'impiego l'obbligo di dotarsi in ogni sede aperta al pubblico di uno sportello dedicato al lavoro autonomo.

Nel Capo II, invece, vengono posti i pilastri che serviranno a disciplinare il cosiddetto lavoro agile o smart working, ovvero una "modalità di esecuzione del rapporto di lavoro subordinato stabilita mediante accordo tra le parti, anche con forme di organizzazione per fasi, cicli e obiettivi e senza precisi vincoli di orario o di luogo di lavoro, con il possibile utilizzo di strumenti tecnologici per lo svolgimento dell'attività lavorativa", come viene definito dal testo di legge. Il Capo II, dunque, prevede che il lavoratore che rientrerà nella categoria dello smart working potrà impiegare strumenti tecnologici per lo svolgimento della propria attività lavorativa e permetterà alle aziende di adottare forme di organizzazione per fasi, cicli e obiettivi e senza precisi vincoli di orario o di luogo di lavoro.

Secondo la presidente dei Consulenti del Lavoro Marina Calderone "il pieno coinvolgimento degli organismi di rappresentanza ha fatto scaturire un testo moderno e adatto alle esigenze attuali e le nuove funzioni e maggiori misure di sostegno ai professionisti grazie alla delega al Governo che farà sì che, entro 12 mesi dall'approvazione della disciplina, siano individuate funzioni delle pubbliche amministrazioni che le professioni ordinistiche potranno svolgere con maggiore celerità". Per quanto invece riguarda i commenti dei parlamentari contrari al disegno di legge, il senatore Sergio Puglia del Movimento 5 Stelle sottolinea che il M5S aveva una posizione favorevole rispetto al Capo I dedicato ai diritti dei lavoratori autonomi, ma di non vedere i buon occhio la parte relativa al lavoro agile, posizione espressa anche da Sinistra Italiana, che considera il punto specifico come una sorta di concessione in favore degli imprenditori, che andrebbe a indebolire i diritti dei lavoratori e, in particolar modo, delle finte partite Iva.