in foto: Bill Viola, "Emergence" (Emersione), 2002, Courtesy Bill Viola Studio

Fino al 23 luglio 2017 la Fondazione Palazzo Strozzi di Firenze propone una delle esperienze artistiche più significative degli ultimi decenni: con la mostra “Rinascimento Elettronico”, aperta lo scorso 10 marzo tra la Strozzina e il Piano Nobile dello storico palazzo, è arrivato in Italia il maestro indiscusso della videoarte contemporanea, Bill Viola.

Spazio, immagine e suono coesistono nell'opera di Bill Viola come un solo corpo: ma la peculiarità del linguaggio di questo artista nato a New York negli anni Cinquanta è quella di saper fondere perfettamente la ricerca tecnologica con la riflessione estetica radicata nelle grandi esperienze del passato. La mostra a Palazzo Strozzi intende mettere in luce proprio il rapporto, solido e produttivo, con i grandi maestri del Rinascimento italiano.

Rinascimento Elettronico.

A sinistra, la "Visitazione" del Pontormo (1529), a destra Bill Viola, "The Greeting" (Il saluto), 1995, Courtesy Bill Viola Studioin foto: A sinistra, la "Visitazione" del Pontormo (1529), a destra Bill Viola, "The Greeting" (Il saluto), 1995, Courtesy Bill Viola Studio

I curatori Arturo Galansino e Kira Perov, rispettivamente direttore generale della Fondazione Palazzo Strozzi e direttore esecutivo del Bill Viola Studio, hanno selezionato ventisei opere che ripercorrono tutta la produzione artistica del maestro americano, dagli anni Settanta ad oggi, con particolare riguardo ai riferimenti diretti ad artisti come Pontormo, Masolino da Panicale, Paolo Uccello e Lukas Cranach. Le opere di questi quattro maestri sono esposte in diretto dialogo con l'evoluzione interpretativa e comunicativa donata loro da Viola. Il titolo in questo senso è esemplificativo: un “Rinascimento Elettronico”, in cui l'arte del passato rivive attraverso la componente tecnologica delle immagini in movimento. Come scrive lo stesso Arturo Galansino

Bill, oltre ad essere un “old master contemporaneo”, è soprattutto un “master of time”: ovvero un artista che utilizza il tempo, prima ancora della tecnologia, per le sue opere, non solo stravolgendone i riferimenti cronologici, e attualizzando le immagini del passato, ma lavorando sul tempo interiore dello spettatore (…). Avere oggi una grande mostra di Bill Viola a Palazzo Strozzi non significa soltanto ospitare a Firenze uno dei più importanti artisti contemporanei, ma allo stesso tempo dimostra la profonda centralità della nostra tradizione e del nostro passato nell'evoluzione e nelle scelte che hanno rivoluzionato l’arte del presente.

La mostra non si conclude negli spazi del palazzo: in occasione di “Rinascimento Elettronico” la Fondazione Palazzo Strozzi ha creato una speciale collaborazione con l’Opera di Santa Maria del Fiore. Tramite un biglietto congiunto sarà possibile visitare anche il Battistero di San Giovanni e il Museo dell’Opera del Duomo: qui sono esposte alcune delle opere più famose di Bill Viola, come “Acceptance” e “Observance”, messe in relazione con due tesori della collezione, la statua della “Maria Maddalena penitente” di Donatello e la “Pietà Bandini” di Michelangelo.

Bill Viola e Firenze: un sodalizio spirituale

L’atmosfera era satura di idee d’arte e di cultura. Avevo capito presto che qui la storia era veramente parte del presente. E che le idee più nuove circolavano in un insieme più grande. Mi ricordo che spesso vedevo una vecchietta per strada che veniva la mattina a mettere l’acqua fresca o dei fiori nuovi sotto un quadro della Madonna in una piccola edicola all’angolo del suo palazzo. Questo ha dato un contesto nuovo alla mia idea di apprezzamento artistico.

Non è un caso che la prima mostra dedicata interamente a Bill Viola sia a Firenze: negli anni Settanta la città toscana fu scelta dall'artista per presentare alcune delle sue opere più importanti. Ma non solo: a Firenze Viola ha lavorato, tra il 1974 e il 1976, come direttore tecnico di “art/tapes/22”, il famoso centro di produzione e documentazione video fondato e diretto da Maria Gloria Bicocchi. Un rapporto professionale, ma anche profondamente spirituale con la città che, a distanza di anni, lo accoglie nuovamente.

Bill Viola, The Deluge (Going Forth By Day), 2002, Courtesy Bill Viola Studioin foto: Bill Viola, The Deluge (Going Forth By Day), 2002, Courtesy Bill Viola Studio

Un rapporto che si palesa soprattutto nelle sue video installazioni, in cui non mancano mai i riferimenti ai maestri del Rinascimento. In particolare il Pontormo sembra essere il punto di riferimento prediletto da Bill Viola: la prima volta che il maestro americano vide le sue opere le paragonò agli allucinati paradisi artificiali cari alla Beat Generation. "Ero entrato nella chiesa di Santa Felicita, subito dopo Ponte Vecchio, a vedere la ‘Deposizione'. Fui molto colpito dai colori. Uscendo mi domandai, sinceramente, che cosa avesse fumato il pittore per dipingere quei rosa, per dipingere quegli azzurri incredibili. Sembrava che avesse lavorato sotto l’effetto dell'LSD".

Bill Viola nasce a New York nel 1951. Ha rappresentato gli Stati Uniti alla Biennale di Venezia del 1995, e tra mostre personali più famose si ricordano “Bill Viola: A 25-Year Survey” al Whitney Museum of American Art nel 1997, “The Passions”, presso il J. Paul Getty Museum di Los Angeles nel 2003 e “Bill Viola. Visioni interiori” al Palazzo delle Esposizioni di Roma nel 2008.