
Dare un nome alle cose da sempre ci aiuta a familiarizzare con la realtà. Non è solo una questione di comunicazione, ma di esistenza. ”Chiamare” le cose ci aiuta a rendere meno ostile l'ambiente, a ridurre le incognite.
Questa mattina ho provato a dare un nome all'insieme delle mie passioni, una parola sola in grado di racchiudere il Web, i social media, il giornalismo, Youtube, Twitter, Facebook, gli e-book, Wikipedia, WikiLeaks, la comunicazione sempre-e-comunque, la conoscenza gratis-condivisa-e-per-tutti.
Jonathan Stray – giornalista ed informatico – osservando tutto questo vede un ecosistema.
Ci sono feed in tempo reale sapientemente curati da utenti di Twitter, e grandi opere come Wikipedia. Eserciti di giornalisti che lavorano nelle loro nicchie, colonie di scienziati informatici. Moderatori umani e algoritmici. E non ho alcun problema ad immaginare che questo ecosistema comprenda alcuni tipi di artisti e opere d'arte.
Jonathan Stray
Un punto di vista analogo a quello che potrebbe esprimere uno scalatore costretto a descrivere il panorama che offre le vetta di una montagna in un Tweet.
Wikipedia, che dirime più della metà dei miei sogni, introduce così la “Sfera Pubblica” (affine alla visione di Habermas):
è un settore della vita sociale in cui gli individui possono incontrarsi per discutere liberamente e identificare i problemi sociali, e attraverso l'azione influenzare la discussione politica. Si tratta di “uno spazio discorsivo in cui individui e gruppi si riuniscono per discutere questioni di reciproco interesse e, ove possibile, per raggiungere un giudizio comune”. La sfera pubblica può essere vista come “un teatro nelle società moderne in cui la partecipazione politica si attua per mezzo del discorso “, “è un regno di vita sociale in cui l'opinione pubblica si forma”.
Wikipedia, G. Hauser, N. Fraser, R.Hasen
Stando al lessico dei giornalisti, dovrei usare le parole “media”, “Internet” o “qualcosa-sfera”. Termini evocativi, sicuramente adatti per i non addetti ai lavori, ma probabilmente troppo riduttivi e generici per rispondere alla mia domanda.
Un passo indietro: tralasciando il nome, questa “cosa”, cosa può fare per la società, per la democrazia?
Il lavoro di Michael Schudson “Why democracies need an unlovable press” suggerisce la risposta in 6 passi, sintetizzati in 3 punti da Stray:
- Informazione: le persone dovrebbero poter trovare qualsiasi cosa vogliano sapere. Le nostre istituzioni dovrebbero aiutare le persone ad organizzare la produzione di nuova conoscenza. E le informazioni importanti dovrebbero autmaticamente raggiungere le persone giuste al momento giusto
- Empatia: la maggior parte delle persone nel mondo la conosciamo solo attraverso ai media. Dobbiamo imparare a rappresentare l'”altro” con compassione e realtà. Non possiamo dimenticare che ci sono “persone” dall'altra parte del cavo.
- Azione collettiva: a che serve il dibattito pubblico se poi non si arriva ad una conclusione, ad una decisione pratica? Il supporto informatico è necessario come supporto alla soluzione dei conflitti, soprattutto nel tentativo di consolidare vaste posizioni di consenso.
A questo punto credo di aver trovato la strada giusta.
Wikipedia definisce il “quarto potere” come:
la capacità dei mass-media di influenzare le opinioni e le scelte dell'elettorato. È questo un uso metaforico del termine potere, ispirato alla teoria giuridica della separazione dei poteri fondamentali (legislativo, giudiziario, esecutivo) dello Stato. I rischi principali per la democrazia in seguito ad un uso improprio di questo potere, sono costituiti dal controllo politico dei mezzi di informazione e dall'accentramebto di essi nelle mani di un ristretto gruppo di persone (solitamente grandi aziende). In questi due casi infatti, considerando che coloro che controllano i media tendono in genere a filtrare le informazioni che sono in contrasto con i propri interessi, si avrebbe una mancanza di pluralismo e si ostacolerebbe quindi la possibilità dei cittadini-elettori di formarsi delle opinioni informate e di attuare delle scelte informate. Ciò premesso, il quarto potere (come per i tre classici poteri) dovrebbe essere separato dagli altri.
Wikipedia
Allora io voglio chiamare tutto questo il “quinto potere“, ovvero il “potere digitale“. Un'evoluzione ed estensione del precedente, che supera gli ostacoli incontrati e creati dal quarto potere. Sono le “opinioni e le scelte dell'elettorato” che a pieno titolo diventano protagonisti della società, si riappropriano di un territorio già loro, con una nuova e più solida consapevolezza.Un potere che probabilmente sarà in grado di vaccinarsi dai rischi della democrazia scoperti durante il secolo scorso ed in grado di reagire veementemente ai tentativi esterni di imprigionamento.
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