La manovra correttiva richiesta all'inizio dell'anno dalla Commissione europea per sanare i conti pubblici italiani ritenuti fuori dai parametri europei fissati dai trattati potrebbe contenere non solo provvedimenti per la crescita economica del Paese, ma anche aumenti di tasse. Come dichiarato dal sottosegretario all'Economia Paola De Micheli, il decreto che verrà emanato e presentato a Bruxelles entro e non oltre il prossimo 10 aprile conterrà misure per la crescita, ma come evidenzia il quotidiano La Stampa potrebbe contenere aumenti delle accise su tabacchi e carburanti, come anticipato già qualche settimana fa. Il nodo è cruciale, perché da un lato il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni e il ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan sembrerebbero orientati appunto per l'aumento delle imposte su sigarette e benzina, ma dall'altro lato la manovra è avversata da Matteo Renzi e dai parlamentari renziani, che gradirebbero evitare interventi di questo tipo in ottica elettorale.

Renzi dovrà dunque farsene una ragione: il rientro di 3,4 miliardi entro il 10 aprile, chiesto da Bruxelles per correggere i conti ed evitare la procedura d’infrazione, verrà fatto anche con l’aumento delle accise. E questo nonostante 37 deputati renziani, in un atto di indirizzo al governo, avevano precisato che le risorse per correggere i conti pubblici avrebbero dovuto essere reperite «unicamente dal taglio alla spesa pubblica improduttiva e dalla lotta all’evasione fiscale». Lo stesso Renzi, più volte pubblicamente, aveva posto dei paletti al Tesoro: nessun aumento delle tasse, nemmeno delle accise. «Non possiamo spremere ulteriormente i cittadini. Il tema di non aumentare le tasse – aveva detto nella Direzione del Pd a febbraio – è un principio di serietà nei confronti dei cittadini».

Per Matteo Renzi aumentare le tasse in questo momento, complice la partecipazione alla campagna congressuale per l'elezione del segretario del Partito Democratico e le seguenti elezioni che dovrebbero svolgersi entro il primo semestre del 2018, sarebbe "un errore politico". I tecnici del ministero dell'Economia, però, sembra non siano riusciti a trovare soluzioni migliori per reperire le risorse economiche necessarie a coprire il buco nei conti pubblici contestato da Bruxelles, soprattutto perché l'ipotesi "privatizzazioni" al momento sarebbe stata accantonata complice l'esistenza di una robusta componente interna al Pd contraria alla vendita di asset pubblici, su tutti Matteo Orfini e il ministro Graziano Delrio.