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Il dinosauro con la coda mozzata

Nonostante la ferita e l'amputazione della coda, l'animale sopravvisse.

Nei film in cui sono “coinvolti”, i dinosauri sono quasi sempre impegnati in lotte sanguinarie. Come paleontologo, trovo questa rappresentazione degli animali del passato una pessima caricatura: un animale non può essere ridotto ad un mostro da combattimento, ad una “macchina di morte”. Come tutte le forme di vita, anche i dinosauri “vivevano“, e non si limitavano a darsele di santa ragione dalla mattina alla sera. Nondimeno, le loro esistenze dovevano spesso essere molto traumatiche e pericolose. Questo è ciò che emerge dalle indagini di paleo-patologia, la scienza che studia i traumi, le ferite e le malattie che colpivano gli animali del passato. I fossili, infatti, oltre a darci informazioni sull’aspetto degli animali, possono fornire indicazioni sullo stato di salute, sul tipo di traumi e di infezioni alle quali l’animale era soggetto. In alcuni casi, la scena che ci troviamo davanti è veramente impressionante.

Il dinosauro con la coda mozzata.

Un team di paleontologi tedeschi e sudafricani ha recentemente pubblicato uno studio sulla coda di un dinosauro vissuto 190 milioni di anni fa in Africa meridionale, Massospondylus. La coda in questione è chiaramente patologica: la parte iniziale è formata da ossa sane, ben separate una dall’altra e regolarmente proporzionate. La parte terminale, invece, è deformata, con le ossa distorte che si fondono tra loro in una massa irregolare troncata all’estremità. La spiegazione più probabile di questa anomalia è che la coda sia stata mozzata, durante la vita dell’animale, da qualche evento molto traumatico. In seguito, nonostante la menomazione, l’animale riuscì a sopravvivere almeno il tempo sufficiente affinché la ferita si rimarginasse: infatti, la massa irregolare che forma la fine della coda del Massospondylus non è altro che un “callo osseo” derivante dal processo di rimarginazione della ferita. Come sa bene chiunque abbia avuto un arto fratturato, lo scopo dell’ingessatura è di mantenere i margini fratturati delle ossa immobili tra loro secondo la posizione che avevano prima del trauma, per impedire che le ossa si rimargino in modo irregolare e si saldino deformate. Il povero dinosauro, ovviamente, non potè essere assistito da un veterinario, e non ricevette alcuna ingessatura: di conseguenza, la ferita si rimarginò in modo irregolare, generando un moncone tozzo ed asimmetrico. A differenza delle lucertole, la cui coda è strutturata per staccarsi facilmente ed è in grado di rigenerarsi, i dinosauri non potevano rimarginare la propria coda una volta mozzata, ma solo ovviare alla meno peggio rimarginando la ferita il più rapidamente possibile.

Quale fu la causa dell’amputazione della coda di questo dinosauro? Probabilmente, l’attacco di un predatore; attacco che non andò del tutto a buon fine, per il predatore, se non forse per un pezzo di coda come premio. Aldilà della discussione su cosa amputò la coda del Massospondylus, il fossile dimostra che questi dinosauri erano molto resistenti alle ferite ed alle mutilazioni. Nonostante l’amputazione di un terzo della coda, l’animale infatti sopravvisse, e non morì né per dissanguamento, né per le possibili infezioni alla parte lesa. Ciò suggerisce che il sistema immunitario dei dinosauri era molto efficace nel contrastare infezioni provocate da traumi anche molto profondi. Una chiave del lungo successo evolutivo dei dinosauri, durato oltre 160 milioni di anni, può quindi essere legata anche ad un sistema immunitario molto efficace.

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