“SIAMO Il POPOLO ITALIANO! Popolo che, senza distinzioni di sorta, riconosce che nessun partito politico, nessuna sigla sindacale o altra organizzazione ha effettivamente interessi della nostra nazione e dei suoi cittadini, NOI! ABBIAMO DECISO DI DIRE BASTA! Dal 9 dicembre iniziamo la rivoluzione civile e costituzionale del popolo Italiano”. È questo il roboante proclama con il quale il “Comitato di coordinamento nazionale per il 9 dicembre” ha lanciato la nuova e "definitiva mobilitazione del popolo", che partirà il 5 dicembre e si concluderà con la rivoluzione del 9 dicembre. Il coordinamento prevede una serie di presidi ad oltranza in numerosi punti del Paese: l'intenzione è quella di replicare quanto accaduto lo scorso anno, quando presidi e manifestazioni sorsero in modo più o meno spontaneo, attirando una partecipazione eterogenea e occupando per qualche giorno le pagine dei giornali. 

Abbiamo già avuto modo di raccontarvi come andò a finire 12 mesi fa, con il flop della marcia su Roma, le interferenze delle formazioni politiche di estrema destra (mentre il M5S scelse prudentemente di restare a metà del guado), la “pausa di riflessione” e la progressiva scomparsa dalla scena pubblica, con qualche uscita ai limiti del ridicolo. Ma il “Coordinamento 9 dicembre” ha continuato a lavorare, cercando di riorganizzarsi soprattutto a livello territoriale e utilizzando principalmente i gruppi e le pagine su facebook.

A tirare le fila della mobilitazione sarà nuovamente Danilo Calvani, che non ha usato mezze misure nel comunicato seguito alla conferenza stampa di presentazione dell'iniziativa: "Per la nostra sacra Costituzione, per la nostra Patria svilita e calpestata, non avremo pietà per coloro che hanno tradito il popolo italiano. È giunto il momento che paghino per i loro crimini di alto tradimento del Popolo. Venerdì 5 dicembre 2014, inizio ostilità contro il governo illegittimo e manifestazioni in tutto il territorio italiano. 9 dicembre, scadenza irrevocabile ultimatum". Ma chi sarà a fare la rivoluzione assieme a Calvani? Prova a dircelo lui stesso

A "rivoluzione rinviata a data da destinarsi", Leonardo Bianchi su Vice scriveva

La “Rivoluzione” iniziata il 9 dicembre finisce dunque così, mestamente, tra le maschere di CasaPound e le tirate contro il signoraggio bancario. Eppure, questa mobilitazione ha rappresentato l’embrione di una protesta fortemente populista inserita in una situazione in cui i danni economici provocati dalla crisi sono “commisurabili solo con quelli di una guerra” e in cui la tenuta del Paese vacilla sempre di più […] Nonostante il fallimento della manifestazione a Piazza del Popolo e l’incapacità totale dei leader dei “forconi” nel gestire la protesta, il retroterra per l’esplosione scomposta del disagio sociale rimane estremamente fertile e aspetta solo che qualcuno sia in grado di incanalare l’enorme dose di rabbia che ribolle

Del resto, più di qualche analista aveva notato come si trattasse di un “agglomerato tenuto insieme più da fattori di ordine soggettivo – una sorta di “sentire comune” indotto dall’impoverimento generale causato dalla crisi, ad esempio – che da fattori di ordine oggettivo”, sottolineando come alla partecipazione (comunque molto amplificata dal racconto collettivo) avessero contribuito una serie di fattori: “ruolo sociale delle classi medie impoverite, distorsione massmediatica, permeabilità alla retorica delle destre, crisi della direzione del movimento dei lavoratori, attacco senza precedenti del capitale, arretramento della coscienza”. Condizioni che permangono, ma che vanno ad inserirsi in un contesto mutato, che probabilmente depotenzierà notevolmente l'azione di quest'anno. Infatti, il quadro politico attuale è molto meno instabile rispetto a 12 mesi fa (Renzi governa con una certa "tranquillità", almeno dal punto di vista numerico, e gode di un consenso nel Paese certificato dal voto delle Europee), mentre tensioni e resistenze nel Paese sono già "intercettate" o da movimenti politici organizzati (pensiamo a Lega ed estrema destra per quel che concerne la polemica anti – immigrati e area sindacale / sinistra antagonista per l'opposizione "ideologica" al renzismo). Trovare spazio in questo quadro è piuttosto complicato, considerando anche che l'astensionismo indica più disillusione ed indifferenza che contestazione radicale nei confronti del sistema.

Va rilevato che c'è stata una notevole frattura anche nel nucleo originario della protesta ed un (parziale?) allontanamento dai soggetti più o meno organizzati (partiti, movimenti politici e centri sociali, nonché gruppetti vicini al tifo organizzato, che avevano dato un consistente contributo a blocchi e manifestazioni). Come vi abbiamo raccontato, inizialmente vi era una forte componente siciliana e meridionalista (che aveva poi abbandonato il respiro “indipendentista” per abbracciare la causa nazionale), supportata dalla mobilitazione di alcune “gruppi / corporazioni”, come quello degli autotrasportatori. Questa volta, invece, come ci ha confermato Mariano Ferro, i “forconi” resteranno fermi, mentre gli autotrasportatori non hanno particolari “lagnanze”; il baricentro della protesta si è definitivamente spostato nel Lazio, con il quartier generale del gruppo di Calvani a Pontinia, in provincia di Latina (tra l'altro, dalle foto postate, si noterà la coesistenza di richiami patriottici, nazionalistici, raffigurazioni di Che Guevara e di papa Giovanni Paolo II…). La protesta dovrebbe partire da una cinquantina di presidi in tutta Italia, sulla cui consistenza appare piuttosto azzardato fare previsioni, mentre sui social network è cominciata la mobilitazione, anche se in tono decisamente minore rispetto allo scorso anno (vedremo se e come il gruppetto della pagine e dei gruppi della “controinformazione” deciderà di dare risalto alla cosa). Intanto Calvani ha accolto con soddisfazione lo spostamento della mobilitazione sindacale dal 5 al 12 dicembre, "un finto sciopero, un boicottaggio che avrebbe voluto oscurare mediaticamente i motivi della Rivoluzione Costituzionale".

Cosa vuole il Coordinamento 9 dicembre – Nei giorni in cui (casualmente eh) ricorre il 44esimo anniversario del tragicomico tentativo di colpo di stato di Junio Valerio Borghese, i rivoluzionari intendono costringere il Governo italiano (e tutta la classe politica) alla resa incondizionata. I rivoluzionari “non chiedono, non trattano, ma esigono” l’applicazione di 8 punti

  1. Il non riconoscimento di questo potere illegittimamente costituitosi, che ci ha accompagnato alla fame, che ha distrutto l’identità di un Paese, annientato il futuro di intere generazioni e che ha sterminato la possibilità di un lavoro dignitoso per gli italiani. (Non è chiaro se il riferimento sia alla reggenza di Renzi, ndr)
  2. Scioglimento delle Camere
  3. Immediate dimissioni del Presidente della Repubblica (che poi però non potrebbe sciogliere le Camere, ma questo non è specificato, ndr)
  4. Ritorno alle urne con sistema di tipo proporzionale senza sbarramento (sarebbe il Consultellum, in fondo, ndr)
  5. Ripristino e rispetto della costituzione e di tutte le sovranità a partire da quella monetari, popolare e territoriale (testuale, ndr)
  6. Disconoscimento dei fondi finanziari di salvataggio europei e di tutti i trattati internazionali firmati dall’Italia a partire dal 2006 (probabilmente il riferimento è al trattato di Lisbona del 2007, ndr)
  7. Inserimento nella Costituzione del referendum propositivo e vincolante
  8. Istituzione di un Tribunale Speciale che indaghi, qualifichi i danni economici e proceda penalmente in sede ordinaria, nei confronti di tutti coloro del mondo politico, economico, istituzionali, militare e sociale, che hanno distrutto la nostra economia e permesso che il Popolo Italiano venisse ridotto in schiavitù

Queste rivendicazioni sono presentate con una ampia abbondanza di richiami patriottici ed epici, cui si accompagna un vero e proprio "codice etico" per i manifestanti. Tra i precetti da rispettare, oltre alla stella polare della non violenza e del rispetto delle leggi, spiccano: "non sono ammessi simboli di partiti e/o associazioni di alcuna natura, né politica, né sindacale o di altro genere; non è ammessa alcuna forma di discriminazione in merito a religione, ideologia politica, regione di appartenenza e razza, né ogni altra forma di disgregazione del Unico Popolo Italiano; non esiste qualcuno che “comanda” ed altri che obbediscono, ma esistono solo coordinatori; non sono ammessi furti, espropri, saccheggi o atti vandalici; le Forze dell’Ordine non sono nostri nemici, non si insultano, provocano o aggrediscono per alcuna ragione".