Negli ultimi giorni si è parlato molto della possibilità di un aumento dell’Iva agevolata, che passerebbe dal 10% attuale al 13%, consentendo un recupero di circa 7 miliardi di euro. L’idea era circolata in ambienti di Governo ed era stata rilanciata con una certa insistenza dalla stampa, che individuava anche nel taglio del carico fiscale sul lavoro la destinazione del maggiore gettito di entrate.

Ieri Matteo Renzi, ospite di Porta a Porta ha fatto capire di non considerare positivamente tale eventualità e di essere scettico anche relativamente all’utilizzo della leva fiscale per tagliare il costo del lavoro. Poche ore prima, invece, il sottosegretario all’Economia Pier Paolo Baretta, ai microfoni di Sky Tg24, aveva escluso l’aumento delle accise sulla benzina, ma era stato piuttosto vago sulla questione Iva: “È un problema molto complesso: è chiaro che in questo momento di crescita debole ma costante bisogna stare attenti agli interventi sulla tassazione sui consumi”.

La questione, insomma, è tutt’altro che archiviata, anche nella considerazione del fatto che l’aumento dell’Iva è già previsto nella prossima legge di stabilità, quando scatteranno le clausole di salvaguardia “rinviate” di anno in anno dal Governo Renzi. In altre parole, per il 2018 è già previsto, salvo interventi del Governo in sede di legge di stabilità, l’aumento dell’aliquota intermedia dal 10 al 13% e di quella ordinaria dal 22% al 25%. Tra le altre cose, il Governo è chiamato fin da subito a intervenire con una manovra aggiuntiva per “correggere” la legge di stabilità come chiesto dalle istituzioni europee.

Vale la pena di ricordare che l’Iva al 10% riguarda una serie di prodotti di largo consumo, e che dunque un suo aumento potrebbe penalizzare fortemente le fasce di popolazione più a basso reddito (fonte)

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