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I bambini senza infanzia

I nostri figli non sanno cosa sia la fame, lo sfruttamento, l'impossibilità di andare a scuola. Non sanno cosa significhi essere venduti a un pedofilo per pochi soldi. Forse dovremmo parlargli di altri bambini che vivono vite da adulti e a cui è stata rubata l'infanzia da un sistema povero e spesso crudele. Un sistema di cui siamo anche noi responsabili anche se è facile dimenticarcene presi dai problemi quotidiani.

Bambini che sniffano la colla a Kathmandu

Breve documentario che mostra due bambini e un ragazzino mentre si scambiano e sniffano della colla, nell’indifferenza più totale dei turisti che camminano intorno a loro.

Oggi vi chiedo di fermarvi un minuto a riflettere sulla vostra condizione attuale, il vostro benessere, i vostri figli o nipoti che vanno a scuola, la macchina che avete parcheggiata sotto casa, il computer davanti a cui siete seduti e la semplicità con cui aprendo un rubinetto scorra l’acqua calda. Non voglio fare discorsi retorici su quanto abbiamo “noi” e quanto poco invece hanno “gli altri”, quelli che abitano il sud del mondo o terzo mondo o come vogliate chiamarlo. Non avete bisogno delle mie parole, in fondo sapete già che nonostante la crisi, nonostante conosciamo qualcuno che ha perso il lavoro, è in cassa integrazione o precario per uno stipendio da fame oppure siamo noi stessi in questa situazione, nonostante i nostri bambini devono portarsi la carta igienica a scuola perché non ci sono più i soldi (o forse non ci sono mai stati), nonostante aver visto i cervelli italiani emigrare, nonostante tutto sappiamo quanto sia privilegiato il nostro mondo, quanto non sia paragonabile la nostra vita a quella di migliaia e migliaia di altre persone.

Scrivo questo perché so quanto sia facile lasciarsi sommergere dai problemi quotidiani e dimenticare che nonostante tutto viviamo su di un piedistallo, anche se oggi è un piedistallo instabile e precario. Scrivo anche nella speranza che qualcuno voglia saperne di più della realtà asiatica in cui mi trovo immersa. Mentre vi scrivo sono impegnata ad organizzare alcune interviste per un progetto, un documentario in cui credo molto e che nasce dalla mia pura (forse anche egoistica) necessità di diffondere quello che qui vedo quotidianamente. Il documentario parla di bambini.

Cammino per le strade di Kathmandu e quello che vedo la sera, a volte anche nelle ore diurne e nei luoghi più turistici, sono gruppi di bambini che sniffano la colla. Sono spesso orfani ma alle volte hanno una famiglia da cui sono scappati e a cui non vogliono tornare. La riabilitazione di questi bambini è difficilissima e nonostante molte organizzazioni internazionali stiano spendendo soldi e tempo per portarli via dalla strada e da una vita fatta di droga e sfruttamento spesso i risultati sono minimi e un’ alta percentuale torna poi a vivere in strada dove sono organizzati in gang e tengono conto alla mafia locale che su questi bambini guadagna una buona fetta dei propri introiti. La situazione è delicata e le istituzioni non sono troppo di aiuto, il lavoro delle organizzazioni è tutto basato sui volontari occidentali e locali che sono ammirevoli nonostante combattano contro mulini a vento troppo più grandi di loro.

I bambini senza infanzia.

Sui bambini di strada voglio dire qualcosa che può sembrare inquietante, ma la verità è che trovo difficile provare compassione per questi ragazzini sporchi e perennemente con un sacchetto di colla in mano, per quanto possa suonare strano e forse anche insensibile. Ci ho messo settimane la prima volta che sono venuta in Nepal prima di capire come mai provavo ribrezzo per loro (perdonatemi il termine forte ma è proprio di questo che si trattava), il fatto è che nei loro occhi sempre in preda allo sballo è difficile vedere anche una briciola di vitalità, non c’è niente di infantile in loro, sono occhi di adulti e sono cattivi e pieni di rabbia. Quindi perché aiutarli? Perché fare un documentario che parli di loro? Semplicemente credo che dovremmo sapere cosa succede fuori dal guscio dove viviamo e se anche per molti di loro la strada è segnata e porta solo a violenza, sfruttamento, a volte alla morte, possiamo impedire che altri diventino vittime della droga, della mafia e spesso con immenso orrore dei pedofili (occidentali, of course) che qui vengono proprio in cerca di questi bambini. La pedofilia in ogni sua forma è un atto ripugnante e trovo che sia un dovere comune proteggere i bambini da chi non ha alcun rispetto dell’infanzia.

Il mio documentario vuole parlare di questi bambini senza infanzia ma anche di quelli “privilegiati” che nonostante non abbiano nessuno al mondo sono stati accolti in un orfanotrofio e hanno il lusso di ricevere un’educazione. Bambini che hanno avuto la fortuna di essere tenuti sotto le ali protettive di persone come Chiree Maya di cui ho parlato nel mio precedente articolo sui veri eroi di questo mondo e che sorridono, scherzano, giocano con un pezzo di spago o due sassolini e se ti vedono arrivare con un sacco di riso per loro sono più contenti che i nostri bambini la mattina di Natale. Credetemi, non c’è gioia maggiore che vedere i loro occhi splendenti e sentire con quanta curiosità vogliano imparare, conoscere, studiare. Avere la possibilità di una vita migliore.

Ci sono poi altri bambini che vivono per strada o comunque ci passano gran parte del tempo, loro se possibile sono ancora più fragili e indifesi, lavorano per la mafia della spazzatura e girano le strade da soli con un sacco per raccogliere bottiglie di plastica e vetro vuote lasciati dai turisti allo scopo di rivenderle, qui si ricicla, non viene fatto per nessuna indole ecologica ma per semplice necessità economica. Questi bambini non sniffano colla, sono sempre affamati, magri e sporchi alle volte avvicinano i turisti in cerca di cibo o soldi e per loro provo pena e dolore, vorrei poterli salvare tutti e so già che non sarà mai possibile, allora penso che forse basterebbe salvarne uno solo per aver fatto qualcosa. Una goccia nell’oceano ma se non lo facessi l’oceano avrebbe una goccia in meno, queste non sono parole mie ma di Madre Teresa di Calcutta, lei che sapeva bene come un piccolo gesto può essere più importante che mille parole. Eppure io che non sono ricca e che sono troppo egoista per rinunciare completamente alla mia vita per dedicarmi ai non voluti di questo mondo come fece Madre Teresa, posso solo diffondere il messaggio e parlare, parlare, parlare di quello che vedo e sento e di questo insieme di sentimenti che passano dalla rabbia alla frustrazione alla speranza per un futuro diverso. Se anche solo una persona su mille, anzi su un milione fra tutti coloro a cui avrò parlato, scritto, mostrato la condizione dei bambini in Asia, se anche uno solo di voi capirà il messaggio e si attiverà per diffonderlo o prenderà azione allora avrò segnato il mio goal, non chiedo altro.

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Chi sono i veri eroi? Sono forse coloro che si gloriano di se stessi in lunghi dibattiti televisivi? Sono quelli che ogni cosa che "donano" la rendono come una concessione, un atto di bontà?

Il rispetto per gli altri lo impariamo da piccoli, eppure spesso quando visitiamo paesi lontani dalla cultura molto diversa ci dimentichiamo chi dovrebbe adattarsi a usanze diverse, pretendiamo che tutto sia a nostra misura incuranti delle esigenze di chi abita quei luoghi da secoli, a volte millenni.

La mia avventura con Fanpage inizia insieme al mio viaggio in Asia, il terzo. Un altro inverno lontano da casa tra Nepal e India. Seguitemi nel mio viaggio di quattro mesi!
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