Stando al rapporto "Rinnovabili nel mirino" diffuso da Greenpeace, il 2015 è stato un anno record a livello globale per gli investimenti in energie rinnovabili, con addirittura metà della nuova potenza elettrica installata proveniente da fotovoltaico ed eolico. Record globale sì, che però non comprende l'Italia. "L’Italia non attira investimenti in rinnovabili, e il motivo non è la mancanza di sole, vento o altre fonti pulite di energia, ma la strategia di difesa delle fossili dettata dal nostro governo», ha dichiarato Luca Iacoboni, responsabile della campagna Energia e Clima di Greenpeace.

Secondo l'associazione ambientalista, infatti, il motivo per cui l'Italia risulta essere fanalino di coda in Europa e nel mondo sarebbe strettamente correlato al tipo di politiche energetiche varate dal Governo Renzi. Politiche che, secondo quanto si evince dal rapporto, avrebbero causato una fuga di investimenti nei settori del fotovoltaico ed eolico, oltre alla perdita di migliaia di posti di lavoro. "Renzi è riuscito a mettere in ginocchio un settore che nel resto del mondo crea occupazione e benefici sia all’ambiente sia ai cittadini", ha proseguito Iacoboni, attaccando il presidente del Consiglio e il decreto "Spalma-incentivi", approvato nel 2014, un provvedimento che avrebbe dovuto favorire i consumatori portando benefici e risparmi in bolletta, mentre secondo Greenpeace ha provocato difficoltà sia al settore che agli utenti

"Non ha portato risparmi in bolletta bensì moltissimi ricorsi, tanto che di recente il Tar del Lazio ha sollevato davanti alla Corte Costituzionale la questione di legittimità del provvedimento. Le prime udienze davanti alla Corte Costituzionale sono previste il 6 dicembre 2016 e, se verranno sollevati ragionevolezza e di legittimo affidamento, unitamente al principio di autonomia imprenditoriale, di cui agli art. 3 e 41 della Costituzione, la norma decadrà dall’inizio e per tutti i soggetti coinvolti dalla legge. In tal caso il GSE si troverebbe a dover restituire a tutti i soggetti coinvolti la cifra ingiustamente trattenuta, nonché a risarcire i danni", viene evidenziato nel rapporto.

Stando ai dati riportati da Greenpeace, nel 2012 si contavano circa 150 mila nuovi impianti fotovoltaici in funzione, nel 2014, invece, calano drasticamente a 722 unità. E sembra non andare meglio con i posti di lavoro: nel 2015 si sono persi circa 4 mila nel solo settore dell’eolico. Non solo: di pari passo alla diminuzione degli incentivi alle rinnovabili, Greenpeace denuncia un aumento di investimenti pubblici destinati ai combustibili fossili. Nel rapporto "Rinnovabili nel mirino", si legge infatti che "nel 2014 l’Italia si è piazzata al nono posto in Europa per finanziamenti a combustibili fossili, con 13,2 miliardi di dollari, dato in crescita rispetto ai 12,8 miliardi del 2013", dato elaborato dal Fondo Monetario Internazionale.

«Il premier Renzi e i suoi ministri hanno fatto tanti bei discorsi al vertice sul clima di Parigi, ma la realtà è che oggi il suo governo ha deciso di mettere il freno a mano sulle rinnovabili. Una posizione di retroguardia che rischia di bloccare il futuro per difendere il passato. Per questo il referendum sulle trivellazioni del prossimo 17 aprile assume un significato politico che va ben oltre il quesito referendario e spaventa il governo al punto da cercare in ogni modo di boicottare il quorum. Se i cittadini si esprimeranno contro le trivellazioni, sarà una sonora bocciatura per tutta la politica energetica del governo Renzi, che come i suoi predecessori di questi ultimi anni, mette gli interessi dell’industria fossile sopra a quelli dei cittadini», conclude Iacoboni.