A una settimana dal primo turno delle elezioni presidenziali francesi ci sono stati momenti di forte tensione al comizio di Marine Le Pen, candidata all'Eliseo per la destra: mente la donna teneva un comizio al Teatro Zenith di Parigi si sono verificati tafferugli tra un gruppo di manifestanti e agenti di polizia. Ciò nonostante le forze del'ordine non sono riuscite a tenere alla larga tutti i contestatori, alcuni dei quali sono riusciti ad entrare in platea. Improvvisamente un'attivista è salita sul palco, ma è stata fermata dall'intervento del servizio d'ordine che ha portato via la donna mentre i militanti gridavano: "Siamo a casa nostra! ". Marine Le Pen ha poi ripreso la parola dichiarato: "Questa è la visione degli estremisti della sinistra di fronte all'unica candidata donna che difende le donne". Affermazione che evidentemente non ha convinto i contestatori, dal momento che poco dopo un'altra manifestante ha tentato di interrompere l'oratrice: una donna ha cominciato a gridare contro la candidata del Front National, aprendosi la camicetta e mostrando uno slogan scritto sul seno. Anche questa è stata subito portata via dal servizio d'ordine mentre Marine Le Pen chiosava: "Non ci vogliono proprio fare parlare! ".

Disordini si sono verificati anche all'esterno del teatro all'arrivo di Gilbert Collard, deputato di spicco del Front National, che è stato aggredito da un gruppo di manifestanti con insulti e lancio di oggetti. "Gilbert Collard è stato aggredito vigliaccamente insieme alla moglie all'ingresso dello Zenith", ha spiegato all'interno del teatro David Rachline, portavoce della campagna presidenziale di Marine Le Pen, accusando i "teppisti di estrema sinistra".

Malgrado i numerosi fuori programma Marine Le Pen è comunque riuscita a concludere il suo comizio: "La campagna presidenziale è praticamente finita, tra 6 giorni si vota: è giunta l'ora della scelta, una scelta storica, una scelta di civiltà – ha detto – Domenica la Francia rinasce o la Francia affonda". Poi ha attaccato tutti i suoi avversari che sostengono una "visione post-nazionale, la trasformazione della Francia in una vaga regione rinchiusa nella prigione dell'Unione europea".