Fincantieri risale sopra la soglia di un euro per azione, rimbalzando di tre punti percentuali dopo aver perso la scorsa settimana oltre il 5,5% in borsa. L’attenzione di investitori e analisti resta concentrata sulla vicenda che da qualche tempo contrappone il governo francese e quello italiano riguardo l’evoluzione dell’azionariato dei cantieri di Saint Nazare di Stx France. Il governo di Parigi propone una sparizione alla pari del capitale di Stx France, dopo aver esercitato la sua prelazione d’acquisto che gli consentiva di salire dal 33,34% (detenuto tramite BpiFrance) al 100% rilevando le quote del fallito consocio coreano.

Vanificato Heads of Terms su Stx France.

La decisione francese rende vano l’accordo (“Heads of Terms”) raggiunto in aprile da Fincantieri per rilevare il 66,67% di Stx France dal dal Seoul Central District Court che stava gestendo la procedura concorsuale della capogruppo coreana Stx (finita in amministrazione controllata nel maggio dello scorso anno) e che prevedeva che il gruppo italiano avrebbe poi ceduto un 12% alla francese Dcns e un 6% alla Fondazione Cassa di Risparmio di Trieste.

La situazione si è così ribaltata rispetto in pochi mesi: se già nell’ottobre dello scorso anno il tribunale di Seul aveva parlato di un interesse concreto da parte di una società straniera, che altro non era se non l’italiana Fincantieri, questa nell’aprile scorso aveva appunto siglato l’accordo definito “un elemento fondamentale per il perfezionamento degli accordi definitivi tra i futuri azionisti” e che includeva anche “le linee guida del piano industriale preparato da Fincantieri per Stx France”.

Non si era ancora arrivati all’acquisto.

Non si trattava dell’atto d’acquisto vero e proprio, ma il traguardo sembrava a portata di mano anche se Parigi si era subito riservata il diritto di veto, da esercitare entro fine luglio. L’insediamenti di Emmanuelle Macron all’Eliseo, celebrato da tutti i media italiani e mondiali come la vittoria di un rappresentante dell’estabilshment contro la temuta vittoria di un esponente populista e antisistema come Marie Le Pen, era sembrato un buon auspicio, ma qualcosa nelle trattative deve essere andato storto, coi media italiani che senza spiegare che cosa sia esattamente accaduto hanno parlato di un soprassalto di “protezionismo”.

Su questo bisogna fare chiarezza: il settore della difesa è in tutto il mondo, non solo in Francia o in Italia, uno dei meno trasparenti e più “protetti” per l’ovvio interesse strategico. Non va dimenticato, ad esempio, che Stx France assieme a Dcns hanno ottenuto i contratti per le tre portaelicotteri (Bpc) classe Mistral, oltre che degli altri due esemplari costruiti inizialmente per la Russia ma poi venduti, per le sopravvenute sanzioni occidentali, all’Egitto.

Con Fincantieri privatizzazione solo di nome.

In questo caso, poi, la diffidenza nei confronti di un controllo italianodi fatto” (Fincantieri e Fondazione Cr Trieste avrebbero avuto comunque circa il 54%-55% dei diritti di voto) era evidente sin dall’inizio e non c’è da stupirsi, visto che Fincantieri era fino all’altro ieri un concorrente diretto di Stx France sia in campo civile sia militare. Può stupire, semmai, che le rassicurazioni italiani siano sinora state considerate meno credibili di quelle fornite a suo tempo dai coreani, ma va ricordato che Fincantieri è controllata direttamente (al 71%) da Fintecna, holding che fa capo al 100% a Cassa depositi e prestiti (la quale è a sua volta controllata all’82,8% dal ministero del Tesoro).

Questo significa che se Fincantieri fosse riuscita a mettere le mani sui cantieri di Saint Lazare, de facto questi sarebbero stati controllati, sia pure indirettamente, dal governo italiano, dunque sarebbe stata una privatizzazione solo formale ma non di sostanza. Ma cosa succederà ora? Mentre in Italia si continua, almeno formalmente, a dichiarare di non essere disponibili ad accettare limitazioni all’acquisizione preventivata, Parigi insiste a dire che la nazionalizzazione di Stx France è “temporanea” ed è motivata unicamente dalla volontà di difendere gli “interessi strategici” francesi.

Muro contro muro o intesa allargata?

Un tema su cui l’Italia che non perde occasione di lanciare appelli al “patriottismo finanziario”, da Alitalia a Telecom Italia, da Generali a Rcs Mediagroup, da Pirelli a Fca, non dovrebbe avere molto da imparare o stupirsi. Non solo: Parigi cerca anche di arrivare ad accordo di governance paritetico tra lo stato francese e quello italiano, proponendo una trattativa diretta Macron-Gentiloni che forse dà fastidio a chi spera di prendere il posto dell’attuale premier quanto prima possibile e pertanto continua ad agitare l’arma della retorica per fare “muro contro muro”, al di là di ogni valutazione dei costi o dei benefici che tale atteggiamento negoziale potrebbe comportare.

I ministri francesi, dal canto loro, ribadiscono che un accordo che porti Fincantieri al 50% sarebbe a vantaggio di entrambi i paesi e potrebbe inserirsi in un più ampio accordo sull’intero settore della cantieristica, sia militare sia civile. In più, ipotizza qualche quotidiano italiano, tra le proposte fatte filtrare nelle ultime ore vi sarebbe la possibilità per Fincantieri di salire un domani sopra il 50% tramite la sottoscrizione di un aumento di capitale.

Tutti i dubbi che restano sul "affaire Saint Lazare"

Molti punti restano da definire: entro quanto potrà essere varato l’aumento di capitale, 12 mesi o più? E ancora: a che prezzo Fincantieri potrebbe ottenere il primo 50% e quanto dovrà pagare per salire oltre tale soglia? E infine: quali impegni dovranno essere assunti sia riguardo il mantenimento dell’attuale forza lavoro sia di commesse da attribuire ai cantieri di Saint Lazare in futuro da parte della marina militare francese (ed eventualmente italiana)? Punti che faranno la differenza, al pari delle regole di governance (chi nominerà il presidente e chi l’amministratore delegato e quali poteri avranno?), tra il dare vita al primo vero gruppo cantieristico europeo e il continuare a marciare rigorosamente separati, a conferma del nanismo politico del vecchio continente.

Ultima ma non meno importante considerazione: perchè la Francia riesce a comprare aziende italiane che, come Bulgari o Loro Piana, sono poi in grado di crescere all'estero mentre l'Italia riesce, forse, a mettere le mani solo su gruppi tutto sommato marginali (Stx France è il più piccolo tra i cantieri militari francesi, oltre ad essere uno tra i più ricchi di manodopera ma anche per questo coi minori margini di profitto), a prezzi di saldo (se fosse andata a segno l'acquisizione sarebbe costata 79 milioni di euro, a fronte di un fatturato di Fincantieri di oltre 4 miliardi di euro l'anno), in settori maturi? Ognuno può dare la risposta che preferisce, ma sarebbe quanto meno miope non riconoscere i segni del declino a cui il “bel paese” è andato incontro da decenni, a furia di cercare di rinviare ogni confronto con la realtà.