Respinta da General Motors, l’offerta di procedere ad un esame delle possibilità di integrazione neanche troppo velatamente rivolta a Volkswagen da Sergio Marchionne, numero uno di Fiat Chrysler Automobiles non sembra aver ricevuto migliore accoglienza. Matthias Müller ha infatti rapidamente smontato ogni ipotesi di risiko commentando: “Non siamo assolutamente pronti a colloqui con Fca. La mia preoccupazione è solo per Volkswagen, non per Fca”, con Marchionne non ci sentiamo da mesi, “Volkswagen ha altre preoccupazioni al momento” che non quella di crescere a livello di volumi.

Il commento non ha stupito gli analisti del settore, visto che se è vero che volumi produttivi più elevati possono consentire un più agevole ammortamento degli investimenti e consentire la generazione di un flusso di cassa operativo di dimensioni più cospicue, con le quali rinnovare più rapidamente la gamma di prodotti e servizi, è anche vero che le due case offrono vetture fin troppo simili competendo negli stessi segmenti di mercato. Più facile, semmai, che si riapra in futuro qualche spiraglio per uno shopping tedesco su singoli marchi del gruppo italo-americano, ma questa è tutta un’altra storia.

Così per il momento il manager dal pullover blu torna a guardare agli Stati Uniti, dove a Barack Obama, che gli ha consentito di mettere le mani su Chrysler ottenendo così l’accesso al principale mercato automobilistico mondiale in termini di immatricolazioni, è succeduto Donald Trump che potrebbe rivelarsi altrettanto prezioso se, come sembra, rivedrà le norme sull’efficienza dei veicoli, chiesta dall’industria stessa dopo l’esplodere del “dieselgate”.

L’annuncio dovrebbe venire già mercoledì, in occasione di una visita di Trump a Detroit per un incontro con gli amministratori delegati delle case automobilistiche Usa cui prenderà parte lo stesso Marchionne oltre ai suoi parigrado in General Motors e Ford e ai top manager delle principali case automobilistiche tedesche e giapponesi operanti negli Usa. Il tema di una revisione delle norme anti inquinamento è particolarmente delicato per Fiat Chrysler Automobiles, sotto inchiestasotto inchiesta per presunta violazione delle norme sui test anti inquinamento e pertanto uno dei principali beneficiari di una eventuale revisione meno restrittiva delle regole sulle emissioni.

Negli ultimi tre mesi il titolo Fiat Chrysler Automobiles ha già messo a segno in borsa un rialzo del 28% circa, che ha portato ad un +58% circa il guadagno rispetto a 12 mesi or sono e la capitalizzazione nuovamente sui 13 miliardi di euro. Volkswagen per contro da inizio anno segna un rialzo di poco più del 6% (+11,5% a 12 mesi), ma capitalizza circa 72,7 miliardi di euro. Ford e General Motors hanno guadagnato rispettivamente a inizio anno il 3,7% e il 5,9% (tornando sui livelli un anno prima Ford, guadagnando il 25% sui 12 mesi GM), con capitalizzazioni di 49,85 e di 55,35 miliardi di dollari.

Così il risiko europeo può attendere, per ora, mentre il comparto automotive mondiale attende di conoscere il Trump-pensiero in tema di norme ambientali. A sperare in norme meno severe che possano rilanciare il mercato c’è anche Brembo, produttore italiano di impianti frenanti per auto e moto ad elevata prestazione che realizza negli Stati Uniti il 30% circa del suo fatturato.

Brembo, peraltro, sta investendo molto nell’innovazione di prodotto e da tempo non nasconde di puntare ad un’acquisizione nel segmento aerospazio, un business che piace molto anche agli analisti finanziari visto che che garantisce una elevata visibilità e una minore ciclicità, grazie a piattaforme che mediamente durano più del doppio di quelle auto, oltre a vantare margini interessanti. Così mentre Marchionne è costretto a fare buon viso a cattivo gioco, Andrea Abbati Marescotti, suo omologo in Brembo, può continuare nella sua strategia di forti investimenti e aperture di nuovi impianti in tutto il mondo, dagli Usa alla Cina. Prendendosi tutto il tempo necessario per valutare e chiudere eventuali acquisizioni.