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Fenomenologia di Pierpaolo Capovilla

Pierpaolo Capovilla, voce e anima della rock band Il Teatro degli Orrori, riporta la musica in una dimensione politica e muove i grandi numeri senza giornali e televisione. E' l'uomo dell'anno della musica indipendente italiana, ma anche significativo fenomeno culturale, in una società che cambia all'insaputa delle istituzioni.

Ci sono persone che oltre a cercare di “svangarla” tutti i giorni, col corpo e con l'anima, come chiunque, riescono anche a trovare una chiave d'interpretazione del pensare e dell'agire che, con naturalezza, porta a galla in chi ne viene a contatto, la coscienza sopita. O meglio, il dubbio che se ne possa anche fare un uso, sociale e proattivo. Con quella sua faccia segnata come un dopoguerra che trasmette però l’ingenuità dell’infanzia, quando aprire una caramella era un tripudio di emozioni non solo per la promessa del sapore, anche per i colori cangianti dell’involucro e la lucentezza grinzosa della stagnola destinata a diventare anello od origami, Pierpaolo Capovilla è una di queste persone.

Fenomenologia di Pierpaolo Capovilla.

Per chi non lo sapesse, Capovilla è la voce del gruppo rock Teatro degli Orrori. Ebbene, non è che io voglia alimentare il culto della personalità di questo cantante veneziano che prima d'essere un cantante è un attore e prima ancora un uomo con la testa sulle spalle. Si, perché i veri artisti la testa sulle spalle ce l'hanno. Per capire perché io mi prenda la briga, o meglio il piacere di scrivere di Pierpaolo sarebbe bene ascoltarne la musica, naturalmente. Ma altrettanto naturalmente forse sarebbe bene anche non farlo, o quanto meno farlo dopo aver letto. Mettiamo, ad esempio, che chi è interessato sia, disgraziatamente, anche un fan di Gigi D'Alessio, ecco allora che il lettore potrebbe anche denunciarmi dopo aver ascoltato Pierpaolo e i suoi straordinari compagni di viaggio del TDO (Teatro degli Orrori). Perché il fan di Gigi vuole sognare, vuole ascoltare la sua musica per evadere per uscire dal mondo brutto che lo circonda. Chi ha avuto la fortuna di imbattersi in Capovilla, invece, scopre che può essere emozionante ascoltare la musica per entrare nel mondo, anziché uscirne. Scopre la gioia di essere ciò che è, piuttosto che ciò che non sarà mai. Nell'universo degli “Orrori” di Capovilla ci si abbraccia, si soffre,  si gioisce e ci s'incazza per cose che esistono. Ci si specchia. E come nella vita vera e nella vera poesia contemporanea, nella poesia del Teatro degli Orrori la bellezza è nel “disturbo”. Nel dis – turbo. Dopo tanto tempo, finalmente, l'arte torna  a fare il suo mestiere: turbare. Turbare per pensare, di noi stessi e della vita. Della sua durezza e della sua bellezza. Ecco perché vale la pena parlare di quest'uomo tanto intelligente e intuitivo, quanto umile e delicato. Pierpaolo Capovilla è un caposcuola di cui l'arte, la poesia e la dimenticata politica (quella vera) avevano bisogno. Un caposcuola come lo sono stati i Rolling Stones o Franck Zappa, ma anche Lero Ferrè, Fabrizio De André o John Coltrane, Pasolini e Picasso, Godard e i Fratelli Dardenne, Carmelo Bene e Richard Avedon o Majakovskij  tanto caro a Pierpaolo e tanti altri…Paragoni eccessivi? No. Perché questa è tutta gente che dentro di sé – anche se baciata dall'immagine della super star – sono certo che si è sempre ripetuta: “il successo non è niente”. 

Il successo non è niente

Pierpaolo Capovilla

Come dice Capovilla, è solo un evento televisivo, mediatico, cioè niente che ci riguardi come uomini o come artisti. Eventualmente, come prodotti di consumo. Ma quella è un'altra storia. Capovilla riporta la politica nella musica, nel fare musica e nell'ascoltarla. E sferza testa e anima in un colpo solo, spogliando d'ogni retorica l'intrattenimento musicale e riportandolo ad una delle sue condizioni dimenticate dalla cultura edonistica e televisiva che ci sovrasta e opprime, cioè quella di arte sociale, politica e di rottura. E mentre lo fa godi come un matto e cambi la tua espressione verso il mondo. E se se ne sono innamorati Famiglia Cristiana e Vanity Fair, qualcosa vorrà dire. Provare per credere ascoltandolo live. Buon pro vi faccia.

Mi ero riservato qualche giorno per esprimermi con compiutezza su Il Mondo Nuovo, l'ultimo album del TDO. Un disco duro, complesso, pieno di immagini neorealiste, di disagio, di bellezza. Tutto quello che riempie il cuore delle persone sensibili e consapevoli, oggi. Un disco strepitoso. Una raccomandazione per i meno abituati ai suoni e ai testi duri di questi artisti: prima di dire mi piace non mi piace, ascoltateli e riascoltateli, perché in questo disco è racchiuso tutto il senso dei concetti di questo articolo.

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