
La petroliera italiana Enrica Lexie non era l’unica ad aver subito un attacco dei pirati, mercoledì scorso, nelle acque dell’Oceano indiano davanti alle coste del Kerala: è spuntata infatti un’altra nave che sarebbe stata attaccata come è avvenuto per la petroliera italiana dei due marò accusati di aver ucciso i pescatori indiani. Quella nave, di nazionalità greca, è spuntata in un orario e in un punto del mare diversi rispetto a quanto indicato dalle autorità indiane nella loro ricostruzione (ancora non corrispondente con quella dei militari italiani) dei fatti di mercoledì scorso: il mercantile greco Olympic Flair sarebbe stato attaccato ed avrebbe respinto con successo un altro assalto dei pirati, episodio confermato che va dunque, di fatto, a screditare la tesi delle autorità indiane secondo cui quell’area non è infestata dai pirati. Insomma la presenza di un’altra nave che sarebbe stata attaccata dai pirati dimostra che quel giorno vi sono stati effettivamente degli assalti che, come continuano a ripetere i marò, hanno spinto gli stessi a compiere il proprio dovere.
I marò hanno solo sparato colpi di avvertimento - Dal primo momento Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, oltre al comandante della Enrica Lexie, hanno assicurato che dalla nave italiana sono partiti in totale venti colpi diretti in mare per avvertimento. Insomma Valentine Jalastine e di Ajeesh Pinku, i due poveri pescatori trovati uccisi, sarebbero stati colpiti da qualcun altro. È una situazione estremamente ingarbugliata, dall’inizio la ricostruzione dei fatti non è stata semplice, e il concetto è stato ribadito dallo stesso presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. Intanto mentre si continua a mediare quanto possibile con il governo indiano in un clima effettivamente già pessimo, i due marò Latorre e Girone restano in stato di fermo con l’accusa di omicidio (sono trattati, secondo il Times of India, con ogni riguardo con cibo italiano fornito dai migliori hotel locali) e ieri sono stati interrogati dal giudice K.P.Joy nella sua residenza privata, a fare da interprete un sacerdote cattolico.
Severino: “Sui marò l’India non è competente” - Dall’Italia, dopo le parole del Ministro Giulio Terzi, ha parlato della vicenda anche Paola Severino che ha ribadito la questione della competenza giurisdizionale (il fatto è avvenuto in acque internazionali per cui la competenza spetterebbe all’Italia).
Le dichiarazioni del ministro Severino sui marò
“Sui marò italiani l'India non è competente”
Oggi, inoltre, anche gli avvocati dei marò presenteranno una “eccezione di giurisdizione” all’Alta corte del Kerala, ribadendo le parole del Ministro Severino. Non sono dello stesso avviso però le autorità e il popolo indiano: dopo l’interrogatorio di ieri il magistrato si è riservato la possibilità di decidere del destino di Latorre e Girone tra qualche giorno, i due, secondo la legge indiana, continuano a rischiare la pena di morte.