in foto: Edouard Manet, Il bar delle Folies–Bergère (1882), Courtauld Gallery, Londra

Dopo la grande mostra dedicata al genio della Pop Art Keith Haring, il Palazzo Reale di Milano propone un'altra importantissima antologica, stavolta dedicata al padre del cosiddetto pre-impressionismo Édouard Manet. Fino al 2 luglio 2017 saranno esposte numerose opere in gran parte provenienti dal Musée d'Orsay. Scopo dell'esposizione, quello di ripercorrere i momenti salienti della ricerca artistica del grande maestro all'interno della grande e vivace cornice della Parigi di metà Ottocento.

Manet e la Parigi moderna”, curata dal presidente del d'Orsay Guy Congeval, porta a Milano circa cento opere su tela fra cui 17 capolavori di Manet e 40 appartenenti ad artisti come Boldini, Degas, Cezanne, Monet e Renoir. Il percorso espositivo, diviso in dieci sale, è stato pensato appositamente per immergersi a pieno nella ricerca e nella riflessione nascoste dietro le opere maggiori di Édouard Manet: le lunghe passeggiate nel cuore di Parigi, i dettagli nascosti fra la folla e le atmosfere mondane sono solo alcuni dei temi che contraddistinguono Manet come intellettuale e come artista della sua epoca, e su questi, la mostra di Palazzo Reale intende soffermarsi.

Manet, il pittore della vita moderna

Musica alle Tuileries (1862), National Gallery, Londrain foto: Musica alle Tuileries (1862), National Gallery, Londra

La Parigi di Édouard Manet è una città in pieno fermento, che fra 1855 e 1867 vive ben due Esposizioni Universali, e la cui corsa verso la modernità si vive nei boulevard brulicanti, nelle stazioni ferroviarie, nei grandi parchi cittadini, nei bar e nei caffè. Manet fu assiduo frequentatore e attento osservatore di questo mondo frenetico, che nei suoi dipinti diviene soggetto prediletto di una pittura anch'essa “nuova”: allontanandosi da molti grandi maestri suoi contemporanei, Manet è il primo ad accostarsi allo studio dal vivo.

Si reca alla Brasserie Reichshoffen, passeggia sul boulevard de Rochechouart o pranza al ristorante della Avenue de Clichy, osservando da vicino quella borghesia fremente e piena di vita che popolava Parigi: tutto ciò si traduce in alcuni capolavori fondamentali, all'epoca considerati addirittura “scandalosi” per il modo estremamente realista in cui sceglievano di cogliere il mondo circostante.

La ferrovia (1872), National Gallery of Art, Washingtonin foto: La ferrovia (1872), National Gallery of Art, Washington

“Un pittore, un vero pittore sarà quello che riuscirà a strappare alla vita moderna il suo lato epico, e ci farà vedere e sentire quanto siamo grandi e poetici nelle nostre cravatte e nelle nostre scarpe lucide”: Manet traduce in immagini il pensiero che Charles Baudelaire elabora nel saggio “Il pittore della vita moderna”, pubblicato nel 1863. Straordinari esempi sono capolavori come “Corse a Longchamp” del 1867, “Musica alle Tuilieries” del 1862, “La ferrovia” del 1872 e il famosissimo “Bar delle Folies Bergere” del 1881.

Lo “spirito” dell'epoca prende vita, ed è attraverso lo specchio della pittura che la realtà moderna inizia a prendere forma. I nuovi linguaggi e i nuovi soggetti che pian piano si fanno strada nella pittura parigina di metà secolo sono esemplificativi di un nuovo atteggiamento, che muta di pari passo insieme alla città e ai suoi abitanti: Manet è stato uno dei più fervidi e vivaci interpreti di questo cambiamento.