in foto: La polizia punta le armi verso il Museo del Bardo.

Sono trascorsi esattamente due anni da quando due giovani entrarono nel Museo del Bardo a Tunisi uccidendo 22 persone e ferendone 45. Il 18 marzo 2015 due uomini entrarono nella struttura, che si trova vicino al Parlamento tunisino, e, armati di kalashnikov, aprirono il fuoco e presero in ostaggio personale e turisti. Otto persone furono uccise all'eterno del museo, mentre tredici persero la vita all'interno. Tra loro anche un agente di polizia. Il ventiduesimo decesso allunga la lista delle vittime più di un anno dopo, quando la turista francese ferita nella struttura perde la vita il 28 marzo 2016 per le ferite riportate. In totale le vittime sono 24, poiché le forze di polizia tunisine irrompono nel museo e uccidono i due terroristi, Yassine Labidi e Jabeur Khachnaoui. Successivamente si susseguono voci su organizzatori della strage e esecutori materiali riusciti eventualmente a fuggire. Si contano anche quattro vittime italiane: Giuseppina Biella, Francesco Caldara, Orazio Conte e Antonella Sesino.

Le indagini.

Le autorità locali ipotizzarono inizialmente che l'attentato fosse opera di Al Qaeda, ma venne rivendicato dall'Isis due giorni dopo in occasione di un'altra strage, quella di Sana'a, nello Yemen, in cui le vittime furono 142. Negli anni successivi le forze di polizia europee si sono impegnate a fermare i complici di Yassine Labidi e Jabeur Khachnaoui. A maggio del 2015 viene arrestato Abdel Majid Touil, accusato dai "complici" ma sulla cui colpevolezza permangono forti dubbi considerati gli accertamenti di Digos e Ros che accertano la presenza in Italia del sospettato durante l'esecuzione della strage. All'inizio dell'anno corrente, invece, è stata diffuso la foto segnaletica della mente dell'attentato del Bardo, che risponde al nome di Shamseddine Al Sandi.

Tre mesi dopo, un'altra strage in Tunisia.

Tre mesi dopo sempre la Tunisia sarebbe stata al centro di un altro attentato, quello nel resort turistico di Sousse, nel golfo di Hammamet. In quel caso le vittime furono 37 e la scelta del luogo evidenziò ancora una volta l'intenzione dei terroristi: colpire non solo la Tunisia, ma anche i turisti occidentali.