"Il Duce", "Boia chi molla" e "Dux", con tanto di simboli del fascio littorio e dell'aquila, sono stati depositati  e regolarmente registrati presso l'Ufficio brevetti e marchi del Ministero dello Sviluppo Economico. A rivelarlo è stata l'AdnKronos al termine di una ricerca, scoprendo che alcuni dei motti del regime fascista sono stati trasformati in veri e proprio marchi utilizzabili per commercializzare gli articoli più disparati, dall'abbigliamento ai gadget, fino addirittura ai vini.

Tali marchi in realtà sono stati registrati ormai da svariati anni. ‘Il Duce', ad esempio, è stata depositata presso gli uffici del Mise nel 2001 da Alessandro Lunardelli per la classe di Nizza 33 (quella relativa alle bevande alcoliche), ottenendo il via libera del ministero nel 2005. Sono invece di proprietà di Paolo Camporesi i marchi per i vini ‘Bagnolo – la terra del Duce' e ‘La garitta del Duce', con tanto di aquila stilizzata. ‘Boia chi molla', uno dei motti più noti del Ventennio, è stato registrato nel 2011 da Michele Tessarolo per le classi 16, 18, 25 e 28 (ovvero prodotti di cartone, cuoio, abbigliamento e giocattoli). Nel 2011 è stato dato l'ok alla registrazione del marchio figurativo ‘Dux', composto da una scritta sovrastante un'aquila romana (titolare Gianfranco De Bari).

Tra i marchi registrati c'è anche la scritta ‘Littoria' – nome con cui fu fondata la città di Latina in epoca fascista – ufficializzata a nome di Antonio Pennacchi nel 2004. La ricerca dell'agenzia stampa è stata effettuata nel pieno del dibattito politico sulla proposta di legge per l'introduzione nel codice penale del reato di propaganda del regime fascista.