La vicenda di Gabriele Del Grande, detenuto in Turchia da ormai più di 10 giorni, sembra non essere ancora a un punto di svolta. Nel corso della settimane le istituzioni si sono mobilitate per richiedere al governo turco il rilascio del regista toscano, ma al momento non è pervenuta alcuna risposta. Nel corso della giornata il legale di Del Grande e il vice-console italiano si sono recati presso il carcere di Mugla chiedendo un incontro con il ragazzo, ma le autorità turche hanno negato questa possibilità. "Il vice console italiano ad Ankara e il legale turco di Gabriele Del Grande sono andati nel carcere dov'é detenuto il giornalista italiano, ma le autorità turche gli hanno impedito di vederlo", ha spiegato il presidente della Commissione Diritti Umani, Luigi Manconi.

Questa mattina il ministro degli Esteri Angelino Alfano ha disposto l'invio di una rappresentanza consolare a Smirne e il ministro degli Esteri tedesco Martin Schaefer, impegnato nelle trattative per la liberazione del connazionale Deniz Yucel (giornalista tedesco detenuto da mesi in Turchia) ha offerto appoggio all'Italia: "Se ci sono possibilità di collaborare e di migliorare le possibilità di successo, allora lo facciamo, ma vedete da mesi con quanto impegno il governo tedesco si stia occupando ai massimi livelli del caso di Deniz Yucel e quanto magro sia il risultato ottenuto finora, visto il comportamento estremamente rigido della giustizia e anche del governo turco".

Il senatore Manconi ha spiegato che la situazione si sarebbe aggravata nel corso dei giorni e che le procedure per il rilascio del regista potrebbero non essere brevi. Dopo dieci giorni di silenzio totale, Gabriele Del Grande ieri è riuscito a mettersi in contatto con la compagna, spiegandole di stare bene ma di non avere più a disposizione né il cellulare né i suoi effetti personali.

"Ho ribadito la nostra ferma richiesta per il rilascio immediato di Gabriele Del Grande nel corso di una telefonata con il collega turco Mevlut Cavusoglu", ha dichiarato il titolare della Farnesina nel pomeriggio del 19 aprile, sostenendo di aver ricevuto rassicurazioni dall'omologo turco che avrebbe dichiarato che "le procedure verranno concluse al più presto".

Chi è Gabriele Del Grande.

Nato a Lucca il 19 maggio del 1982, Gabriele Del Grande è laureato in studi orientali ed è un giornalista, blogger e regista specializzato nella realizzazione di documentari sul fenomeno migratorio e in particolare sulle problematiche a esso connesse, come le tragedie e i naufragi nel Mediterraneo. Conosciuto per essere il fondatore del blog Fortress Europe, contenitore nato nel 2006 in cui elenca tutti i singoli eventi di morti o naufragi censiti dai mezzi di informazione in Europa e nel Maghreb a partire dal 1988, raccontando e monitorando tutte le morti dei migranti che affrontano il "viaggio della speranza" verso l'Europa, Del Grande nel 2014 ha realizzato il suo documentario più famoso, intitolato "Io sto con la sposa", in cui racconta la vera storia di cinque profughi palestinesi e siriani che, sbarcati a Lampedusa, cercano di raggiungere Stoccolma, mettendo in scena un finto matrimonio itinerante. Ha collaborato con L'Unità, Redattore Sociale e nel 2013 ha realizzato un reportage sulla guerra in Siria per L'Internazionale.

L'arresto e la detenzione in Turchia.

Gabriele Del Grande viene arrestato dalle autorità il 9 aprile scorso, mentre si trovava nella zona vicina al confine con la Siria per girare un documentario. Al momento non è ancora stato reso noto il motivo per cui la polizia turca avrebbe proceduto al fermo del regista toscano, ma secondo una delle iniziali ipotesi avanzate dalle rappresentanze consolari dell'Italia è probabile che non avesse con sé il permesso stampa necessario per stazionare in quella zona. Qualche giorno dopo l'arresto, il ministero degli Esteri ha dichiarato che il giornalista si trovava in una zona del Paese in cui l'accesso era invece vietato. Le autorità turche, a ormai dieci giorni di distanza dal fermo, non collaborano con le autorità italiane e non forniscono spiegazioni, dunque al momento non è possibile ricostruire con precisione l'intera vicenda. Nonostante l'iniziale indiscrezioni fornita da non precisate fonti diplomatiche, le quali sostenevano che Del Grande sarebbe stato espulso dalla Turchia il seguente 13 aprile, il provvedimento di espulsione non risulta essere stato mai emesso e Del Grande si trova tuttora detenuto nelle carceri turche.

Nei primi nove giorni di detenzione, Del Grande non ha potuto avere alcun tipo di contatto con amici e parenti. Nella giornata del 18 aprile, però, la compagna è stata contattata da Gabriele ed è riuscita a parlare con lui, annunciandole l'intenzione di cominciare uno sciopero della fame per chiedere il rispetto dei propri diritti

Sto parlando con quattro poliziotti che mi guardano e ascoltano. Mi hanno fermato al confine, e dopo avermi tenuto nel centro di identificazione e di espulsione di Hatay, sono stato trasferito a Mugla, sempre in un centro di identificazione ed espulsione, in isolamento. I miei documenti sono in regola, ma non mi è permesso di nominare un avvocato, né mi è dato sapere quando finirà questo fermo. Sto bene, non mi è stato torto un capello ma non posso telefonare, hanno sequestrato il mio telefono e le mie cose, sebbene non mi venga contestato nessun reato. La ragione del fermo è legata al contenuto del mio lavoro. Ho subito ripetuti interrogatori al riguardo. Ho potuto telefonare solo dopo giorni di protesta. Non mi è stato detto che le autorità italiane volevano mettersi in contatto con me. Da stasera entrerò in sciopero della fame e invito tutti a mobilitarsi per chiedere che vengano rispettati i miei diritti.

Le autorità diplomatiche italiane si sono mobilitate per richiedere la liberazione del trentacinquenne, ma le trattative al momento sembrano essersi arenate, impossibile stimare le tempistiche. Gli amici di Gabriele Del Grande hanno lanciato un appello alle istituzioni chiedendo il rilascio del regista, appello firmato da numerose personalità del mondo del giornalismo e dello spettacolo e sono previste numerose manifestazioni in molte città italiane, tra cui Torino, Milano e la natìa Lucca.