Il Vocabolario della lingua latina di Luigi Castiglioni e Scevola Mariotti dà le seguenti traduzioni della parola cŏhors:
1. coorte (composta di 6 centuriae era la decima parte della legione);
2. seguito d'un magistrato nella provincia; genericam. anche = stuolo, corte, turba, frotta;
3. propr. cortile, recinto, specialm. per animali.
E sembra chiaro che se il significato proprio è il terzo, allora il primo ne è derivato per contiguità formale mentre il secondo è derivato dal primo per contiguità strutturale. A questo si deve aggiungere che la parola cŏhors e la parola hortus condividono la medesima radice, come si mostra chiaramente dai genitivi cŏhortis e horti. Tra le due parole c'è anche contiguità di significato, infatti hortus significa propr. villa, proprietà chiusa da un muro; comunem. = orto, giardino.
Il Vocabolario etimologico della lingua italiana di Ottorino Pianigiani a proposito della parola “corte” specifica: “I Latini dissero così il recinto per le pecore, non che lo spazio in mezzo al caseggiato della colonia, dove tutta quanta la scorta viva, il bestiame, i maiali, il pollame ecc. erano custoditi e nutriti in separate stanze. Nel medio-evo questa voce si allargò a indicare tutto il Recinto, che comprendeva case, orti ed altre appartenenze di una villa. Nè qui terminò la sua fortuna, perché si arrogò il compito di rappresentare un Territorio intero, che avesse castello e parrocchia (…) – Si usa poi per indicare Il palazzo del monarchi e metaf. Le persone che costituiscono la casa del principe”. Tanto che – prosegue Régine Pernoud nel suo libro Medioevo. Un secolare pregiudizio, Milano 2005, pp. 73-4 – “una civiltà nata dai castelli, ossia dal demanio privato, dai feudi (…) dette nascita alla vita cortese, il cui stesso nome ne indica l'origine, perché nacque dalla court, la corte, quella parte del castello in cui tutti si incontrano e riuniscono. (…) È di grande significato che a tale cultura vengano attribuiti i termini: courtois, courtoisie; cortese, cortesia, sono termini emanati da una civiltà che non deve niente alla città, e che evocano ciò che quel mondo proponeva allora come ideale a tutta una società: un codice d'onore, una sorta di rito sociale, che sono quelli della cavalleria; e così pure una certa spigliatezza di modi; infine, un'attenzione piena di riguardi che la donna esige dall'uomo”. Troviamo ancora vivi, seppur alterati, i significati originari 2 e 3, mentre quello militare era perso. Il modo di combattere era del tutto cambiato.
Più tardi poi, finito il cosiddetto medioevo e recuperata la classicità, i termini cortigiano e cortigiana finiscono per degenerare e designare così persone ben lontane dal concetto di cortesia dell'epoca precedente: quello che dette origine alla poesia cortese. Cortigiano, sempre secondo il Pianigiani, prima significò “Colui che stà nelle corti de' principi per esercitarvi un ufficio in servizio e in onore di essi” e poi “Adulatore (quale suol essere per lo più chi è addetto alla persona del principe)”; mentre cortigiana passò a significare “Donna che vive con qualche lusso e si lascia far da molti la CORTE, o che vive e bazzica la CORTE, cioè il palazzo dei signori depravati, quali erano per lo più i prepotenti feudatari del medio evo*: onde l'origine del nome, per usare vocabolo meno brutto di Meretrice”. (*Marchiana qui la svista dell'etimologo che, per suo miraggio culturale, trasferisce il senso “corrotto” della parola a un'epoca cui non appartiene.)
Ai nostri giorni questa parola (al di fuori degli usi dotti) sopravvive nella forma “cortile”, derivata dal senso primitivo di recinto delle bestie e spazio chiuso. Il Dizionario Garzanti della lingua italiana infatti ci informa che la parola ha due significati:
1. area scoperta compresa in un edificio o delimitata da più edifici sulla quale si affacciano gli ambienti interni di essi;
2. spazio libero attiguo alla casa colonica.
Ciò nonostante, in locuzioni come “fammi una cortesia”, possiamo trovare tracce semifossili del valore di “gentilezza” e “nobiltà d'animo” legato alla civiltà dei castelli.
Foto Gian Maria Turi

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