in foto: Peppino Mazzotta

Sarà in scena fino a domenica 19 marzo, nel Ridotto del Teatro Mercadante di Napoli, lo spettacolo "Giuseppe Z." scritto, diretto e interpretato da Peppino Mazzotta, l’attore calabrese noto al grande pubblico per essere lo storico "braccio destro" di Montalbano in tv e per diversi ruoli al cinema, tra cui l'ottima interpretazione qualche anno fa nel premiatissimo "Anime nere" di Francesco Munzi. A condividere il palco con lui, ci sono gli ottimi Marco Di Prima, Salvatore D’Onofrio e Giulia Pica. Le scene sono di Grazia Iannino, i costumi di Marianna Carbone, il disegno luci di Cesare Accetta, le musiche jazz di Ciro Riccardi.

Mazzotta – attore che, a dispetto della sua recente fama televisiva, come molti della sua generazione viene da lontano ed è da circa un paio di decenni, ormai, uno straordinario e consolidato attore a tutto campo – ci offre una convincente prova d'autore e di regia che, come altre volte, punta il dito su alcuni nodi scoperti della nostra epoca, messa terribilmente a nudo nelle sue contraddizioni nel confronto con il passato.

Un passato comunque mai troppo definito, mai trascorso davvero, qui è un vago novecento fatto di italiani meridionali emigranti, il cui schiacciamento temporale è per fortuna ben presto sciolto nel carattere mitico e assoluto della vicenda del "semplice" Giuseppe, nemico giurato del potere a cui il potere decide di opporsi con la prigionia e la condanna a morte.

L'inquadramento storico, geografico e sociale non troppo insistito è, tuttavia, solo uno degli aspetti più riusciti di questo spettacolo da consigliare a tutti, la cui unica nota stonata sta proprio nell'inadeguatezza dello spazio – il Ridotto del Mercadante di Napoli – rispetto alla portata di un simile lavoro, oltretutto disponibile al pubblico per meno di una settimana.

Ulteriore riprova di quanto sia sempre più complicato, nel nostro ingessato sistema teatrale, riuscire a attivare quel passaparola tra il pubblico che pure, ancora non molti anni fa, ha permesso a tanti piccoli spettacoli di farsi notare e andare in giro per l'Italia. Ad, ogni buon conto: così Peppino Mazzotta definisce il protagonista della vicenda che ha messo in scena

Giuseppe è uno di quei poveri molti, infelici e stolti, di padri infelici e stolti, che non vuole lasciarsi dominare perché sa che la servitù non è necessità né fatalità né virtù. Uno di quegli incredibili, inconcepibili, inammissibili matti che non si possono rieducare né paternamente legittimare.

L'impossibilità di rieducare Giuseppe, la sua costituzionale irregolarità al mondo delle regole capitaliste, ma anche a quelle del comunismo fanno di Giuseppe un anarchico vero, istintivo, primigenio. La sua sorte, dunque, in un momento storico in cui il modello di sviluppo è centrato sul denaro e la demarcazione netta tra i pochi che lo controllano e i molti che lo subiscono, ci racconta molto dell'epoca in cui viviamo ed è un buon modo per riproporre a teatro quella forma di disprezzo per i ricchi che sempre più il teatro istituzionale borghese e piccolo borghese dei nostri tempi sembra aver dimenticato essere la condizione da cui muovere per la costruzione di mondi possibili.

E mette ottimamente in scena, senza mai cedere di un millimetro alla sostanza magica del teatro, quella che il sociologo Luciano Gallino definiva la "lotta di classe al contrario", manifesto perfetto dell'epoca e degli USA di Donald Trump: cioè quella dei pochi ricchi contro i molti poveri.

Info sullo spettacolo.

Orario rappresentazioni: 14, 15, 17 mar. ore 21.00; 16, 19 mar. ore 18.00; 18 mar. ore 19.00

Informazioni: www. teatrostabilenapoli.it; Biglietteria: tel. 081.5513396