Terremoto nel mondo delle "criptovalute" dopo che la Pboc (People's bank of China, la banca centrale cinese) ha dichiarato illegali le Ico (Initial coin offering), facendo cadere di oltre il 10% le quotazioni delle principali valute elettroniche alternative come Bitcoin ed Ethereum. Ma cosa sono esattamente le criptovalute e quale legame esiste tra queste e le Ico?

Cos'è una criptovaluta?

Per "criptovaluta" si intende una valuta digitale, "virtuale", la cui esistenza e comportamento sono definiti da un algoritmo matematico. Uno dei vantaggi delle criptovalute è la loro difficile contraffazione, grazie all'utilizzo di tecniche criptografiche nell'algoritmo che le genera; inoltre le criptovalute non sono emesse da una banca centrale, il che le rende teoricamente immuni all'eventuale influenza dei governi e delle autorità monetarie anche per quanto riguarda una eventuale "manipolazione" dei cambi.

Il successo travolgente dei bitcoin.

Per contro la natura anonima del mercato delle transazioni in criptovalute le ha rapidamente rese uno strumento ideale per attività illecite, come il riciclaggio di denaro sporco o l'evasione fiscale, cosa che ha acceso col passare del tempo i riflettori delle autorità su di esse. La prima e ancor oggi più famosa criptovaluta è stata il Bitcoin, lanciata fin dal 2009 da un individuo (o gruppo di individui) che si identificava con lo pseudonimo di Satoshi Nakamoto. Da allora è cresciuto sia il volume mondiale delle transazioni in Bitcoin, sia il numero di criptovalute alternative, come Mastercoin, Litecoin, Namecoin, PPCoin o Ethereum.

Il 2 settembre scorso il record storico.

Il successo delle criptovalute come mezzo di pagamento è andato di pari passo ad un incremento delle quotazioni, peraltro con una fortissima volatilità. I Bitcoin, in particolare, hanno toccato un massimo storico 5.013,91 dollari per bitcoin lo scorso 2 settembre, portando a circa 180 miliardi di dollari il controvalore del mercato mondiale delle criptovalute, facendo impallidire l'originale record di 979,45 dollari toccato nel novembre 2013, cui era già seguito un crollo delle quotazioni sino a 231,22 dollari nel gennaio 2015.

La Cina teme legami con attività illecite e vieta nuove Ico.

L'annuncio della Pboc, che stima che oltre il 90% dei fondi raccolti tramite Ico sia in realtà collegato ad attività illecite e che solo l'1% si possa riferire ad investimenti effettivi (come dire che nel 99% dei casi gli investitori sarebbero esposti ad un elevato rischio di finire truffati) potrebbe ora compromettere seriamente la marcia trionfale delle criptovalute. Le Ico, che Pechino ha appena definito "un mezzo illegale di raccogliere fondi", sono infatti una tipologia di operazioni attraverso cui una società raccoglie fondi emettendo "token" collegati a una criptovaluta, che gli investitori potranno poi convertire in una valuta convenzionale se e quando vorranno.

A differenza delle Ipo (Initial public offering), collegate all'emissione di strumenti finanziari regolamentati come le azioni, le Ico (la prima operazione venne lanciata nel 2013 emettendo Mastercoin, una seconda l'anno seguente con l'emissione di Ethereum) non erano state finora regolamentate ma erano state tollerate della autorità tanto che ad oggi sono state avviate già una dozzina di Ico e un'altra trentina sarebbero in pista di lancio. Dichiarando queste operazioni illegali, le autorità di Pechino hanno anche chiesto che tutte le attività di fundraising in corso vengano interrotte immediatamente, minacciando pesanti sanzioni in caso di inosservanza della nuova norma.

ICOage e ICOinfo rifondono gli investitori.

La Pboc ha anche chiesto che le startup cinesi che hanno già raccolto fondi tramite una Ico procedano a rifondere gli investitori. L'operazione è stata già avviata da alcune società come ICOage e ICOinfo; non è tuttavia chiaro nè in quale valuta (o criptovaluta) possa essere effettuato il rimborso: ICOage ha optato per consentire il rimborso in Bitcoin o Ethereum, ICOinfo ha detto di aver iniziato a rimborsare i partecipanti alle prime quattro emissioni di token mentre per le successive i rimborsi partiranno a breve, senza precisare in quale valuta.

L'incertezza pesa sulle quotazioni dei bitcoin.

Non è poi certo che l'esempio cinese venga seguito da altre autorità mondiali nè che il divieto disposto da Pechino stoppi realmente il mercato delle Ipo, visto che più volte in passato la Cina aveva tentato, inutilmente, di bloccare l'utilizzo dei Bitcoin come mezzo di pagamento per transazioni online. Nell'incertazza di quello che potrà essere il futuro a breve, sul mercato la reazione non si è comunque fatta attendere. I Bitcoin hanno così toccato un minimo di 4.037,50 dollari prima di risalire a 4.263,52, mentre gli Ethereum oscillano sui 297,17 dollari dopo aver toccato un minimo di 268,29, contro il record di 388,39 dollari del 2 settembre scorso.

Non è un buon momento per investire in criptovalute.

Morale della favola: il successo mondiale della tecnologia "blockchain" (che consente di mantenere un registro pubblico di tutte le transazioni di crittografia che siano mai state eseguite) non viene messo in discussione, Bitcoin, Ethereum e altre valute digitali potranno continuare a rappresentare un mezzo di transazione, ma per quanto riguarda la loro funzione come beni d'investimento essa appare seriamente intaccata.

Come minimo non è dunque un buon momento per "investire" sui Bitcoin, salvo che non siate appassionati delle emozioni "forti" che possono dare oscillazioni anche del 10% o più in una seduta e che non siate consapevoli che per alcune autorità monetarie mondiali state seriamente correndo il rischio di finire truffati. Alla fine si tratta di fiducia: vi fidate di più di un intermediario privato o di una istituzione pubblica? La storia, purtroppo, è ricca di casi in cui sia gli uni sia le altre si sono dimostrati indegni della fiducia accordatagli, quindi la prudenza resta d'obbligo.