Nella giornata di ieri è stato sancito un accordo tra sindacati e rappresentanti dell'Esecutivo, pressoché definitivo, relativo all'Ape, ovvero il piano di anticipo pensionistico dedicato ai lavoratori nati tra il 1951 e il 1954 che desiderano anticipare di qualche anno la loro entrata in pensione, rinunciando però a una percentuale dell'assegno maturato. Secondo quanto appreso dalle prime dichiarazioni congiunte dei rappresentanti di Cgil, Cisl e Uil e del sottosegretario alla presidenza del Consiglio Tommaso Nannicini, la misura verrà varata a breve, ma sarà una versione sperimentale della durata di due anni. Per quanto l'impianto dell'anticipo pensionistico sia stato ormai pressoché definito nel corso dei vari tavoli di concertazione degli ultimi mesi, sarà il 21 settembre la data dell'ultimo incontro, quello definitivo, tra governo e sindacati, in cui verranno discussi gli ultimi particolari, come ad esempio lo sconto da applicare ai lavoratori che svolgono lavori cosiddetti usuranti.

Come funzionerà l'anticipo pensionistico?

Stando alle dichiarazioni delle ultime ore, e quindi spurie da eventuali modifiche che potranno essere apportate nel corso delle prossime settimane, avranno diritto ad accedere all'anticipo pensionistico tutti i lavoratori che hanno almeno 63 anni, nati quindi tra il 1951 e il 1954, che desiderano anticipare la loro entrata in pensione di qualche anno rispetto ai limiti imposti dalla riforma Fornero, per un massimo di 3 anni e 7 mesi. A seconda delle annualità contributive da scontare e dell'assegno pensionistico maturato nel corso della propria carriera professionale, l'anticipo pensionistico avrà dunque un costo proporzionale che dovrà essere rimborsato dal cittadino mediante la sottoscrizione di un prestito previdenziale ventennale con istituti di credito e assicurativi selezionati dal Governo. Per due anni, quindi, i pensionati potranno andare in pensione anticipatamente, vedendosi però detratta una rata variabile dall'assegno mensile.

Nel caso in cui il lavoratore abbia maturato una pensione massima di 1.200 euro netti al mese, l'accesso al piano di anticipo sarà completamente gratuito e i costi verranno quindi coperti da uno stanziamento statale, che secondo le indiscrezioni ammonterebbe a circa 400 milioni di euro, per una platea complessiva di circa 350.000 lavoratori.

Quanto costerà l'anticipo pensionistico?

Le prime simulazioni prodotte dai tecnici di bilancio hanno rivelato che per ogni anno di anticipo, il pensionando perderebbe un 5% in meno circa rispetto all'importo lordo dell'assegno. Escludendo quindi i redditi sotto i 1.200 euro netti – ovvero circa 1.500 euro lordi – il taglio progressivo per i redditi superiori sarà compreso in una forbice che varia dal 5% fino al 15/18% per chi propenderà per abbandonare la propria carriera professionale con 3 anni e 7 mesi d'anticipo. Una volta presa la decisione di usufruire del piano di anticipo pensionistico, il lavoratore dovrà quindi sottoscrivere un accordo con una banca, con relativa polizza assicurativa a copertura del rischio di morte prematura. Al taglio annuale del 5%, quindi, andranno aggiunti gli interessi del prestito previdenziale, il che potrebbe far lievitare il costo finale dell'operazione, per il lavoratore interessato, fino al 25% per 3 anni e sette mesi di anticipo. 

Chi invece rientrerà nelle categorie tutelate – ovvero disoccupati che hanno esaurito la cassa integrazione, disabili, persone che svolgono un lavoro usurante come infermieri o muratori – potrà invece accedere all'Ape con uno sconto che prevede un taglio dell'assegno maturato del 3% massimo su base annua. Ci sarà, inoltre, un intervento relativo ai professionisti che svolgono attività usuranti: l’età della pensione verrà sganciata dall’aspettativa di vita.

Nel caso in cui un lavoratore scegliesse di andare in pensione anticipatamente a causa della ristrutturazione aziendale della propria azienda, l'impresa datrice di lavoro sarà chiamata a contribuire alla copertura di parte del taglio dell'assegno maturato. La misura è stata concordata per evitare che le aziende cerchino di pre-pensionare i dipendenti più anziani, scaricando il costo dell'operazione sull'Erario.