Le ferie non godute dal lavoratore vanno sempre pagate da parte del datore di lavoro anche nel caso di licenziamento spontaneo da parte del primo. A ribadirlo oggi è stata la Corte europea di giustizia del Lussemburgo pronunciandosi sul caso di un dipendente pubblico della città di Vienna, Hans Maschek, che si era licenziato ma non aveva ricevuto l'indennità per le ferie non godute. “La circostanza che un lavoratore ponga fine, di sua iniziativa, al proprio rapporto di lavoro non ha nessuna incidenza sul suo diritto a percepire, se del caso, un’indennità finanziaria per le ferie annuali retribuite di cui non ha potuto usufruire prima della cessazione del rapporto di lavoro" si legge nella sentenza.

Per i giudici infatti le ferie annuali retribuite previste nei vari ordinamenti dei Paesi Ue costituiscono "un principio particolarmente importante del diritto sociale dell’Unione europea" a cui tutti gli stati devono sottostare. La Corte Ue ha sottolineato che la direttiva europea prevede che “ogni lavoratore debba beneficiare di ferie annuali retribuite di almeno quattro settimane" e che si tratta di una garanzia conferita a ogni lavoratore "indipendentemente dal suo stato di salute" per evitare che il dipendente “non riesca in alcun modo a beneficiare di tale diritto, neppure in forma pecuniaria”.

Nel caso specifico il lavoratore non aveva potuto godere delle ferie a causa di una malattia subita nel periodo precedente al suo licenziamento volontario. Per questo la sentenza specifica che la legislazione nazionale austriaca, che permette di non pagare il lavoratore in questi casi, è in contrasto con le direttive comunitarie. Al contrario i giudici hanno ricordato che è possibile stabilire a livello nazionale delle condizioni migliorative per i lavoratori, come l'aumento del periodo minimo di ferie retribuite annuali.