Sembra in dirittura d’arrivo l’accordo fra sindacati e Governo sull’Ape, l’anticipo pensionistico che potrebbe garantire ad alcune categorie di lavoratori la possibilità di anticipare i tempi della pensione senza contraccolpi eccessivi sull’assegno mensile. Nell’incontro di questa mattina il Governo ha confermato la volontà di inserire il provvedimento nella prossima legge di bilancio e ha garantito che per la misura sono a disposizione 1,5 miliardi di euro.

Come noto, con l’Ape si potrà andare in pensione anticipatamente ottenendo un “prestito ponte”, da rimborsare con una rateizzazione sugli assegni mensili. Il prestito sarà concesso da banche accreditate e sarà rimborsato con interessi che dovrebbero essere piuttosto bassi (ma sul punto bisognerà attende l’accordo fra Governo e Abi). Si tratta, va specificato, di una “scelta su base volontaria” che i lavoratori potranno fare o meno. Come riporta il Corsera: “La rata di restituzione del prestito in caso di anticipo pensionistico su base volontaria sarà pari a circa 4,5-4,6% per ogni anno di anticipo sulla pensione. Proietti (Uil) ha spiegato che il governo stanzierà delle risorse per questa misura, dato che il 4,5% annuo non copre il costo degli interessi dell’assicurazione e di una parte del capitale del prestito pensionistico, che sarà restituito in 20 anni una volta che il lavoratore sarà andato in pensione”.

A quanto si apprende da fonti sindacali, oggi il Governo avrebbe messo nero su bianco la proposta del cosiddetto “Ape social”, ovvero l’anticipo riservato ad alcune categorie di lavoratori: operai edili, insegnanti elementari, disabili, macchinisti, autisti, persone che svolgono lavori usuranti e persone attualmente disoccupate. Per assegni fino a 1350 euro lordi non è prevista alcuna penalizzazione, ovvero si potrà andare in pensione anticipatamente senza rimetterci nulla.

Per accedervi bisognerà avere 30 anni di contributi se disoccupati e 35 se si è lavoratori attivi. Questa ipotesi ha provocato la reazione della Cgil, che ha ricordato come il Governo avesse garantito, durante la fase di trattativa, che potessero bastare 20 anni di contributi per ottenere l’Ape social.

“Sull'Ape agevolata – spiega una nota della Cgil – il Governo ha cambiato le carte in tavola. Si propone un requisito contributivo di 36 anni sulla platea dei lavori gravosi (e di 30 anni sulle altre tipologie), questione mai emersa in questi mesi di confronto. L’Ape agevolata è una prestazione di ‘reddito ponte’ che consente l'anticipo a 63 anni rispetto alla pensione di vecchiaia, che prevede come requisito di accesso 20 anni di contributi. Ciò rischia di vanificare lo sforzo fatto al tavolo nell’individuazione delle categorie da inserire nei lavori gravosi, sulle quali, peraltro, auspichiamo che non si facciano passi indietro”.