
La comunicazione online è uno scenario “liquido” e mutevole, in continua evoluzione. I professionisti del digitale hanno saputo fare loro questo imperativo, aprendosi a nuovi spazi di manovra, esplorando territori inediti e creando valore laddove prima non c’era nulla. È il caso di Piero Babudro, curatore del blog Segnalezero.com. Nato, professionalmente parlando, come giornalista esperto di convergenza e nuovi media, ben presto ha iniziato a occuparsi di consulenza nel campo della comunicazione online e di formazione. Professioni apparentemente diverse, a ben vedere accomunate da un unico filo conduttore.
D) Giornalista, consulente o docente formatore? Tre professioni separate o in condivisione?
Ti dirò, ci penso spesso. E più vado avanti, più mi rendo conto di non trovarci grosse differenze. Cambia la forma, questo è vero. Un articolo o un approfondimento sono diversi da una lezione all’università oppure da una strategia di comunicazione realizzata per conto del cliente. Ma a livello di sostanza, tutti e tre perseguono obiettivi comuni, primo tra tutti quello di aprire a nuove relazioni tra soggetti diversi. Il docente impara quando a contatto con lo studente. Il giornalista o il blogger si mettono nei panni del lettore quando devono trasferirgli delle informazioni in modo immediato ma accattivante. Il consulente si immedesima nel cliente quando deve capire le sue esigenze, spesso inespresse, e realizzare una strategia efficace di comunicazione online. Alla fine, anche se gli output sono differenti, il processo è lo stesso.
D) Cosa immaginavi di fare “da grande”? E ora che lo sei?
Non avevo un’immagine definita di me “da grande”. Avevo qualche punto fermo ma altrettanto generico: la scrittura, la curiosità di imparare e di mettermi al lavoro su progetti sempre nuovi, la passione per la Rete. Negli anni questa nebulosa di idee molto vaghe si è rivelata un punto di forza, più che un limite, e ne sono felice. Spero di continuare così e di non giungere mai al punto in cui ti senti “grande” o peggio “arrivato”. Perché quello è il momento in cui smetti di farti domande e non cresci più, da un punto di vista professionale e umano.
D) Quali “carte” bisogna avere per intraprendere questa carriera?
Eh, bella domanda! Bisogna saper tenere duro. Capire come si sta muovendo il mercato, capire quali domande sono inespresse, capire come costruire un’offerta che abbia vero valore aggiunto. Condizione necessaria per fare tutto questo è informarsi, aggiornarsi sempre, confrontarsi con colleghi e operatori di settore. E studiare, studiare, studiare. La formazione tradizionale aiuta, questo è sicuro. Ci sono buoni corsi che consentono di approcciarsi alla comunicazione, online e offline. Ma nessun libro sostituirà mai la pratica sul campo.
D) Visto che parli di Italia, cosa significa oggi interfacciarsi con le imprese?
Significa essenzialmente confrontarsi con un’enorme domanda di comunicazione – inteso come bene economico – ma allo stesso tempo con la contrazione dei budget e con un sistema-Paese che per queste imprese fa ancora poco a livello di innovazione e servizi. Da un altro punto di vista, significa interfacciarsi con sfide e richieste sempre nuove. Ogni azienda è un caso a sé.
D) Cosa significa “fare social media”?
Significa tenere ben presente che una parte del Web è diventata il più grande veicolo mondiale di contenuti, relazioni e decisioni. E spesso, fortunatamente, segue altre regole rispetto a quelle imposte dal marketing. “Fare social media” vuol dire trovare il miglior compromesso tra le istanze delle aziende e quelle che nascono dal basso. È una questione etica, oltre che di professionalità.
D) Contenuti o relazioni?
Non ci trovo grosse differenze, né mi sento di dire se valgono più gli uni o le altre. Un buon contenuto è quello in grado di generare una relazione tra i soggetti coinvolti nella comunicazione. Una relazione soddisfacente si basa sempre sullo scambio di contenuti e opinioni, altrimenti è una relazione sterile. Certo marketing tende a considerare questi due elementi come distinti, ma è una prospettiva che può portare a sbagliare approccio e, quindi, a non ottenere i risultati voluti.
Grazie Piero, e buon lavoro a te e al tuo blog.
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