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Comunicazione, l’investimento strategico

Gli investimenti fanno paura, ma nessuna realtà intelligente può farne a meno. La comunicazione si profila come uno dei migliori investimenti del momento che porti un ritorno, ma bisogna "saper fare".

Comunicazione, l’investimento strategico.

Per lavorare bisogna pagare. Detto così sembra una datata frase riferitaci da qualche saggio nonno. Forse sarà pure, ma nulla è più attuale di questa espressione. Oggi, nostro malgrado, e seppur in diversi settori e livelli, lo possiamo testimoniare tutti, ma questo non vuol dire che siccome siamo tutti d’accordo, allora è buona cosa. No, evidentemente. Lo è se si tratta di investimenti. “Pagare per lavorare” in effetti altro non è se non organizzare degli investimenti,  cioè, detto in soldoni, acquistare uno strumento che permette un uso tale da poter ottenere un profitto maggiore rispetto alla spesa sostenuta per averlo.  E non a caso utilizzo il verbo “acquistare” appunto per testimoniare la veridicità del detto iniziale.

|Lo strumento che permette di ottenere un profitto maggiore rispetto alla spesa sostenuta per averlo.

Ora si può investire su molteplici cose, materiali o meno, ma di qualsiasi cosa si tratti, il significato rimane invariato. Per luogo comune l’investimento è qualcosa che si tocca, un macchinario, un immobile, ma questo è quello che si poteva tradizionalmente pensare fino ad un paio di decenni fa.

Oggi l’investimento non cambia significato, cambiano “semplicemente” gli strumenti cui  esso viene rivolto. Diventa un investimento, ad esempio, organizzare delle partnership, oppure è investimento fruire di alcuni servizi strategici. Appunto, servizi strategici.

In un mercato che ormai è cambiato, in cui la vera crisi è non riuscire a capire questo, gli investimenti utili – profit – sono cambiati. Nessuna azienda che sia minimamente ragionevole oggi investe se non realmente necessario, praticamente una questione di vita o morte, o quasi. Non ci si rinnova per essere semplicemente o esclusivamente innovativi, ma per essere all’avanguardia, per fare prima degli altri quello che possono fare anche gli altri, anticipando così l’arrivo di un profitto prima che si disperda nella molteplice offerta.

|Per fare prima degli altri quello che possono fare anche gli altri.

E quali sono i servizi che oggi corrispondono ad un investimento vero?
Sembrerà strano da comunicatore rispondere che uno di questo è la comunicazione, ma d’altro canto, professando la specializzazione, mi autorizzo a parlare solo di ciò in cui sono competente. E il valore della risposta arriva proprio da uno studio di quasi 10 anni su quello che viene chiesto alla comunicazione dal mercato che ad essa si rivolge.
La comunicazione è quel nome comune di cosa che identifica un’area di significati decisamente ampia. Se si parla di comunicazione come investimento però il raggio di significati si riduce. È un investimento attuare una serie di operazioni di comunicazione che aumentino il valore di un’azienda all’occhio del suo possibile pubblico, cioè davanti al suo possibile profitto.

|È un investimento attuare operazioni di comunicazione che aumentino il valore di un’azienda all’occhio del suo possibile pubblico, il profitto.

Fino a qualche tempo fa l’associazione di parole era istantanea: comunicazione e profitto, dunque pubblicità. Non è più così. Pubblicità è dedicare dei budget, elevati, davvero tanto e le aziende non solo hanno ridotto i budget, ma li hanno ridotti soprattutto verso quelle operazioni che non sono “immediatamente profit”. La pubblicità, quella di brand, spesso è questa e tutti noi pubblicitari abbiamo sempre diffidato da clienti che pensavano di spendere 100 in pubblicità e ricevere immediatamente un ritorno di 500. La pubblicità e roba per aziende e imprenditori intelligenti.

Le aziende dunque sulla pubblicità riducono le energie e a testimoniare questi cali di budget, a stare ben attenti, basta analizzare con un po’ di attenzione gli spot tv: niente più storie cinematografiche, set sempre più ridotti,ambientazioni contenute, simulazioni meta virtuali e spesso – finalmente – tanta creatività low budget (che si può fare se la sai fare). Non più spot milionari da studi cinematografici, appunto.
Questo vale a dire che sulla comunicazione non si investe più? Tutt’altro, si investe e con la giusta intelligenza.
Il corretto investimento sulla comunicazione va fatto in maniera stra-te-gi-ca. Cercare sempre più di arrivare faccia a faccia con un utente finale, un pubblico (un profitto) privo di distrazioni. E la maggiore distrazione per il pubblico è essere bersagliati da troppi messaggi in un tempo limitatissimo. Troppa pubblicità sulle prime pagine dei periodici, troppi headline che contemporaneamente chiedono troppo impegno per essere recepiti.

È necessario arrivare al pubblico, al singolo quando è solo, quando il messaggio che si da arriva direttamente ad essere percepito. Gli eventi? i social? le newsletter? le “nuove leve” della comunicazione? Tutto o meno di tutto, l’importante è che sia strategico, e la creatività può essere davvero strategica quando è ben progettata! E non basta che qualcuno in azienda sappia usare un client per le news o i social o l’email, no, perché sarebbe come dire che basta saper usare un giravite per fare il meccanico.
Il vero investimento è puntare su chi sa fare la comunicazione e metterlo alla prova proprio sul piano della strategia. Chi si improvvisa fa l’errore dell’imprenditore che faceva il proprio spot pubblicitario negli anni passati con l’arroganza di chi pensava che fosse l’unico a saper parlare della sua azienda. Senza pensare che non è sufficiente dire quello che si fa, ma è piuttosto fondamentale sapere prima quello che stanno aspettando di ascoltare dall’altra parte e parlare loro con il linguaggio adeguato a raggiungere obiettivi.

Oggi la comunicazione rappresenta uno dei pochissimi investimenti che permettono ad una realtà, un’azienda, di divulgare il proprio know-how, la propria reputazione, il proprio “saper fare” utilizzando sistemi di comunicazione – appunto – che propongono un plus senza eguali: avere risposte immediate dal proprio target e orientare quindi le proprie strategie per interessarlo costantemente. I nuovi media e sistemi di comunicazione propongono un approccio, diremmo, 2.0 in cui l’interazione con il proprio target non è più del tipo attore-spettatore, ma piuttosto attore-attore in cui la scena, il mercato, è al centro.
Anche la comunicazione è un “saper fare”, ci vuole eccellenza nella proposta proprio perché eccellenti devono essere i risultati, o almeno arrivare in prossimità di questo profilo. La comunicazione strategica non la può attuare chiunque, serve chi “sa fare”. Proprio per questo un piano di comunicazione studiato ed attuato corrisponde ad un investimento.

E pensare che questo è solo un discorso introduttivo.

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