Rappresentazione numerica, modularità, automazione, variabilità, transcodifica… queste, in sintesi, sono le caratteristiche assimilabili ai nuovi media. Questa introduzione che segue gli insegnamenti di Lev Manovich, professore associato presso il Dipartimento di Arti Visive dell’Università della California a San Diego, dove insegna New Media Art, ci porta dritti dritti al cuore dell’argomento.
Le informazioni.
O meglio, l’innovazione applicata alle informazioni, prendendo come esempio uno dei format più interessanti che io abbia avuto modo di valutare in questi ultimi tempi: il caso di Mario Adinolfi.
Ma prima facciamo un passo indietro e cerchiamo di capire meglio cosa significano i termini utilizzati precedentemente, direttamente dalle parole di Manovich.
Tutti i tipi di media (testi, immagini, video, suoni…) sono caratterizzati da:
- rappresentazione numerica: tutti i media diventano programmabili, le informazioni vengono trasformate in dati numerici accessibili al computer nel linguaggio binario, diventando dati computabili con algoritmi.
- modularità: gli elementi che compongono un’informazione digitale sono tutti discontinui, portando i media a conservare sempre la stessa struttura modulare, in modo tale che ogni singolo elemento mediale mantenga la propria identità separata e indipendente. “Un nuovo media si compone di parti indipendenti, ognuna delle quali è costituita a sua volta da altre parti indipendenti, e così via fino ad arrivare agli “atomi”: i pixel, i punti tridimensionali o i caratteri di testo” (Manovich, 2001, p. 50). Grazie alla struttura modulare, cancellare o modificare parti dell’oggetto non implica una perdita di significato, ma una rimodulazione dello stesso.
- automazione: grazie alla codifica numerica ed alla struttura modulare, molte operazioni quali la creazione, modifica e accesso all’informazione, possono essere automatizzate. Questo comporta l’indipendenza della macchina-computer dall’intervento dell’utente. I nuovi media offrono quindi la possibilità di accedere, manipolare e diffondere oggetti culturali attraverso processi automatizzati.
- variabilità: dato che il computer può operare scelte indipendenti dall’intervento diretto dell’utente, si creano oggetti mediali assemblati secondo modalità differenti, che non sono ultimati e definiti una volta per sempre, ma che possono esistere in diverse infinite varianti. La variabilità consente quindi di rispondere alle diverse richieste degli utenti, all’interno del processo di interazione.
- transcodifica: i nuovi media portano ad una trasformazione culturale quale passaggio da esperienza, a cultura, a dato. Il termine si riferisce alla doppia modalità di comunicazione insita nel computer: le informazioni vengono immagazzinate ed elaborate dal computer in codice numerico per poi essere rielaborate e restituite in una forma comprensibile dall’individuo.
Dunque i nuovi media, oltre a presentare caratteristiche quali la velocità di comunicazione a distanza, come ad esempio Facebook, l'enorme potenziale di memoria, la mancanza di limiti spazio-temporali etc…, sono interattivi, permettono infatti all’utente di partecipare interagendo con essi, scegliendo quali elementi mostrare, quali percorsi seguire, diventandone co-autore. Ed è questa la vera e sostanziale potenzialità, l’interattività consente all’utente-spettatore di intervenire sull’informazione, di manipolarla, produrla direttamente e di partecipare al processo creativo. I nuovi media sono anche personali perché forniscono agli utenti servizi on demand che possono richiedere in rete in base ai loro gusti o preferenze, ed ipertestuali perché permettono un'esplorazione non lineare attraverso una rete di nodi collegati da link.
Da quanto scritto sino ad ora si evince che l’interattività e l’intercreatività costituiscono il motore più forte dei nuovi media, come afferma Tim Berners Lee (il co-fondatore di Internet N.d.A) in questa citazione:
“Sul Web dovremmo essere in grado non solo di trovare ogni tipo di documento, ma anche di crearne, e facilmente. Non solo di seguire i link, ma di crearli, tra ogni genere di media. Non solo di interagire con gli altri, ma di creare con gli altri. L'intercreatività vuol dire fare insieme cose o risolvere insieme problemi. Se l'interattività non significa soltanto stare seduti passivamente davanti a uno schermo, allora l'intercreatività non significa solo starsene seduti di fronte a qualcosa di interattivo”.
Due casi recenti ci portano ad una delle migliori espressioni di intercreatività e interattività applicata: il caso di Obama nella sua conferenza di pochi giorni fa. Tutti sappiamo che Il Presidente degli Stati Uniti d'America ha un rapporto speciale con i social media, tanto da guadagnarsi il soprannome di “Presidente 2.0″. Sin dalla sua campagna elettorale, nata e cresciuta in rete, Obama continua a dialogare con il mondo utilizzando le risorse web, pubblicando il suo nuovo discorso sullo Stato dell'Unione sul canale Youtube, il primo risale al 15/11/08. Pochi giorni fa si è inoltre concesso al popolo di Youtube in una lunga intervista, rispondendo in diretta alle domande di alcuni cittadini in live stream.
Digressione
Un modo di interagire straordinario e all’avanguardia rispetto ai nostri vecchi politici, i nuovi tecnici mi sembrano al momento più ferrati sulla tecnologia e forse questa volta avremo la Banda Larga.
Chiusa Digressione
A livello di numeri, hanno partecipato all'iniziativa di Obama “Ask the President” 130 mila persone, caricando su Youtube brevi video con la propria domanda. I più votati hanno avuto l'opportunità di dialogare con il Presidente dai loro computer. Obama si ricandida alla Casa Bianca puntando sul web, sui social network e sul viral marketing. In un passaggio del suo discorso ha affermato:
Quello che possiamo fare -quello che l’America sa fare meglio di chiunque altro- è lasciare che la nostra gente sprigioni creatività ed immaginazione. Noi siamo la nazione che ha messo le automobili sulle strade e i computer negli uffici; la nazione di Edison e dei fratelli Wright; di Google e Facebook. In America, l’innovazione non cambia semplicemente le nostre vite. Fa parte di noi, è così che viviamo”.
Questo accade negli Stati Uniti e da noi? In Italia accade qualcosa di più piccolo rispetto ad Obama (a numero di view e risonanza), ma senz’altro molto interessante: sto parlando dell’approccio a Internet per promuovere le informazioni di Mario Adinolfi. Ma di chi si tratta?

Per chi non lo conoscesse, la sua attività è sintetizzata in giornalista, scrittore e poker player. Dirige un periodico on line che si chiama The Week (www.thedailyweek.it ), concepito per difendere le ragioni e i bisogni dei 29 milioni di italiani nati dopo il 1970, impropriamente chiamati “i giovani”. Ha una rubrica sul quotidiano “Europa”, dove ha pubblicato migliaia di articoli e l’avrete sicuramente notato come opinionista televisivo in tre trasmissioni a settimana, “Agorà”, “A prescindere” e “Omnibus” (su Rai Replay potete rivedere i suoi interventi). Ha scritto sette libri ed è inoltre un giocatore di poker piuttosto noto, l'unico Italiano ad aver partecipato a due tavoli finali del World Poker Tour (Venezia 2009 e Vienna 2011). Da nove anni cura un blog piuttosto seguito sul Cannocchiale www.marioadinolfi.ilcannocchiale.it
Nonostante questo iperattivismo lavorativo, Adinolfi si è inventato anche un nuovo modo di fare televisione: www.livestream.com/citofonareadinolfi provando a trasformare il passivo spettatore televisivo in attivo coautore e coconduttore di una trasmissione. Intercreatività dimostrata dal fatto che tutti possono essere creatori di qualcosa, è sufficiente connettersi in streaming e soprattutto avere tre cose fondamentali: un computer, una webcam e qualcosa di significativo da dire e da condividere. “Citofonare Adinolfi” si è trasformato così da semplice programma partecipato via Facebook e Twitter, in un luogo di distribuzione di contenuti altrui. Oggigiorno tratta di politica, sport, cronaca, arte ed ha anche una rassegna stampa mattutina. Io l’ho seguito per varie puntate ed il mondo che si è creato attorno alla notizia e allo scambio di informazioni e passioni degli utenti è veramente molto interessante.
Veicolare l’informazione in maniera corretta per stimolare e rendere attive le persone sulle notizie è sicuramente una delle evoluzioni in primis culturale che il nostro Paese necessita. Nel futuro regnerà sicuramente il Web.
Concludo citando le parole dello stesso Adinolfi:
“Basta muti telespettatori che sono solo numeri. E' ora di costruire un flusso di contenuti che mescoli idee di chi conduce e idee di chi guarda, fino a confondere totalmente i piani. E' un messaggio, che trasportiamo attraverso un mezzo, anzi attraverso il luogo di intersecazione di veri mezzi di comunicazione: il web, la tv, la radio, la parola scritta”.
Vediamo fino a dove ci porterà “Citofonare Adinolfi”, credo che stiamo marciando nella giusta direzione.
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