Tra i tanti scandali italiani, ne esiste uno invisibile: è quello dei finanziamenti pubblici al cinema d'autore e alle opere prime. Ogni anno in Italia si producono circa 100 film, molti con cast sorprendenti, di questi solo una ventina vengono distribuiti regolarmente e riescono ad incassare e ripagarsi i costi, sono in genere i cinepanettoni e quelli del cosiddetto nuovo cinema italiano, gli altri spariscono pur essendo sati finanziati con soldi pubblici.

Pappi Corsicato, Salvatore Piscicelli, Stefano Coletta, Gianluca Sodano, Maurizio Nichetti, Carlo delle Piane, Franco Citti, Giacomo Battiato, Andrea e Antonio Frazzi…sono solo alcuni degli autori di una ben più lunga schiera di film italiani “d'autore” che nessuno o quasi, ha mai visto. Film che pur avendo ricevuto il sostegno dello Stato sono rimasti nei cassetti dei produttori o al massimo hanno girato per qualche festival internazionale in attesa di una distribuzione.
I finanziamenti pubblici al cinema nascono nel 1965 con l'articolo 28 allo scopo di dare un sostegno agli esordienti di talento coprendo il 90% delle spese, se poi il film incassa questi soldi vengono restituiti. La legge dell'epoca dice che si può finanziare un massimo di 20 opere prime. Non c'è mai stato un anno in cui i copioni meritevoli fossero di meno. Poi nel 1994 autori e produttori hanno chiesto di allargare il finanziamento anche a film che secondo una commissione di esperti, nominata dal Ministro per i Beni Culturali, sono di interesse culturale nazionale. E qui non c'è più limite di numero.


Ogni anno in Italia si producono circa 100 film. Solo 20 vedono la luce dei proiettori in sala
Vengono così finanziati con la nuova legge tutti i film che riescono a trovare prima del finanziamento almeno il 50% dei soldi. Poiché però i film si finanziano principalmente con i diritti televisivi, gestiti per la quasi totalità da Mediaset e Rai, ecco che riesce ad accedere ai finanziamenti solo chi propone film di interesse televisivo. D'altro canto però, poiché non c'è limite al numero di film finanziabili, attraverso un sistema clientelare, di pressioni di politici che hanno da piazzare questa o quell'attricetta, questo o quel parente, ecco che 700/800 mila euro non si negano a nessuno.
Nascono cosi', spesso, società di produzione create ad hoc per ricevere i finanziamenti, spendono il minimo possibile strozzando gli autori, chiudono baracca e burattini e chi s'è visto s'è visto. Inoltre, in Italia, ci sono circa 3000 schermi in tutto ( per farsi un'idea, in America ce ne sono 45.000) e 100 film, quanti in media se ne producono ogni anno, non sono sopportabili dal mercato. Il meccanismo è molto più complicato, ma credo di aver reso l'idea….Si potrebbe obiettare: forse, se non vengono distribuiti è perché sono brutti. Ma allora perché finanziarli? Certo, ci saranno sicuramente dei brutti film, ma questo niente ha a che fare con il paradossale spreco.

Di chi è la colpa di tutto questo spreco di soldi e di talenti? Non si sa, non c'è il reato, i film hanno tutti il “bollino” del Ministero e salvo alcuni, tutti riescono ad uscire in qualche sala almeno per un giorno, foss'anche a Rocca di Papa, come prevede la legge (la quasi totalità delle sale nelle grandi città, dove si fa pubblico, accettano prevalentemente film Medusa o 01, come dire Mediaset e Rai).
Il reato, non punibile, è quello di affossare sempre di più il cinema italiano di qualità a favore del maggior profitto dei grandi networks televisivi e dell'interesse di una manciata di politicanti che arraffano dove possono con l'aiuto di produttori avventurieri e senza scrupoli. I networks favoriscono il cinema trash italiano e i film stranieri e i produttori senza scrupoli strangolano gli autori che pur di riuscire a produrre un'opera ingoiano il rospo. E fanno comunque bei film.
Guardare per credere. Da qualche tempo, infatti, all'interno della trasmissione “La 25a Ora”, La7 ci propone una rassegna dei migliori di questi tesori invisibili (anche in streaming) dal titolo, appunto, “Belli e Invisibili”. Un'ottima iniziativa che si spera dia anche un po' di visibilità ad uno scandalo invisibile di cui, naturalmente nessuno si occupa, ma che ci costa almeno 40 milioni di euro l'anno di film prodotti ma che non incassando non potranno mai restituire i soldi allo Stato. Continuiamo così, facciamoci del male. Ma grazie comunque ai bravi cineasti italiani. Piccoli eroi.

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