Il comune di Napoli ha un debito di 35 milioni di euro con oltre 40 case famiglia operanti in città, che da tre anni sono costrette ad andare avanti con risparmi privati. Il risultato è che la metà delle comunità che lavorano per il Comune chiuderà definitivamente tra qualche settimana, i minori custoditi dovranno essere ricollocati altrove: "Parliamo di bambini già traumatizzati – afferma il portavoce Salvatore Fedele – Ora subiranno un nuovo trauma venendo allontanati da noi". Un anno fa abbiamo mostrato come lavorano gli operatori sociali e le loro proteste, abbiamo seguito la loro tavolata dei piatti vuoti, ma poco è cambiato.

"Siamo al collasso, ci siamo indebitati con le banche ma adesso nessuno ci fa più prestiti per tirare avanti" continua il portavoce, mentre una rappresentanza del comitato "Il welfare non è un lusso" sfila verso Palazzo San Giacomo. Pasquale Calemma, membro del comitato, ci dice: "Il welfare a Napoli non esiste più, è tutto bloccato e non c'è nemmeno una chiara programmazione". Sono 100 milioni di euro i crediti che il Comune deve onorare con operatori sociali e strutture del terzo settore.

Ci sono case famiglia che hanno già chiuso a Napoli, come le comunità per minori Itaca. La presidente Carola Acunzo è chiara: "Abbiamo sospeso tutte le attività e allontanato tutti i minori che avevamo in affidamento, ora abbiamo solo sei mesi prima che venga anche revocata la licenza. Noi portavamo avanti tre strutture per il recupero di centinaia di minori a rischio".

La cooperativa di sole donne Orsa Maggiore opera a Soccavo, nonostante le difficoltà riesce ad andare avanti e dare assistenza alle mamme del quartiere, che ai nostri microfoni confessano: "Dove abitiamo vendono droga ed è pericoloso. Noi preferiamo portare i nostri figli a passare le giornate in comunità, dove ci sono queste ragazze che ci danno una mano e ci trattano con dignità".

"Con la precedente amministrazione, i ritardi nei pagamenti da parte del Comune di Napoli arrivavano a 28 mesi. Oggi siamo oltre i tre anni e abbiamo dovuto chiudere tutte le nostre strutture". Visitiamo con loro una di queste case famiglia, molto grande nel cuore del quartiere Sanità. Oggi è vuota e buia. A Soccavo, invece, 160 ragazzi seguono il percorso offerto dall'Orsa Maggiore.

"I ragazzi vengono da famiglie problematiche, sono vittime di abusi, anche sessuali, oppure sono immigrati che dopo aver viaggiato per anni in situazioni atroci arrivano in Italia e non hanno nessuno se non noi. Tutti questi ragazzi oggi sono lasciati al proprio destino" si rammarica Carola Acunzo. "Noi gli diciamo di fidarsi e di seguirci, poi il giorno dopo dobbiamo dirgli che lo tradiamo e lo lasciamo per la strada. È atroce".