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Chi ha tempo per riflettere attentamente su tutto?

Siamo tecnologicamente e culturalmente pronti per elevare gli standard del giornalismo online e trascinarlo verso il futuro: in Italia si sente davvero il bisogno. Siamo più che pronti per progettare e realizzare un sistema in grado di migliorare e promuovere il dibattito, di offrire trasparenza sulle notizie, monitorare l'affidabilità dei giornalisti e degli autori. Io da domani inizio a lavorarci. Mi date una mano?

Chi ha tempo per riflettere attentamente su tutto?

Oggi sono capitato su Yahoo Answers, una sorta di network di domande all’interno del quale è premiato l’impegno e la competenza con i quali vengono fornite le risposte.

Molto spesso gli utenti – dediti ansiosamente alla ricerca della risposta adatta – sfruttano i primi risultati dei motori di ricerca per formulare una propria ipotesi, nella speranza di aggiudicarsi qualche punto. Altrettanti utenti sfruttano gli stessi ed altri risultati per confutare e/o migliorare le ipotesi precedenti.

Questo fenomeno quasi “ludico” è in effetti riflesso di una consapevolezza ben radicata e largamente diffusa tra gli utenti della rete: quando ci si confronta on-line con un argomento, solo un click ci separa da centinaia di fonti più o meno affidabili (per noi o per gli altri) che possono sostenere, confutare e approfondire la tesi o la notizia in questione.

Alla luce di tutto questo mi sono chiesto: in che modo questa consapevolezza può contribuire all’evoluzione del giornalismo in rete? In che modo i professionisti dell’informazione dovrebbero tenere conto di questa opportunità?

Una buona ricerca sulla Web mi ha confermato che non sono l’unico ad aver avuto l’occasione di riflettere su quest’argomento.

Walter Frick partendo dal presupposto che molto spesso il dibattito sulla rete è completamente caotico, propone un metodo per “standardizzare” l’esposizione degli argomenti, in modo tale da poter agevolare la verifica e l’approfondimento e di conseguenza il confronto.

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Definire l’argomento

Douglas Walton nel suo libro Fundamentals of Critical Argumentation afferma che “lo scopo principale di un argomento dovrebbe essere il fornire un motivo (o più motivi) per sostenere un’affermazione soggetta a dubbio, e quindi rimuovere quel dubbio.” e continua “un argomento è costituito da affermazioni (chiamate premesse) e conclusioni. Le premesse danno la motivazione (o le motivazioni) per supportare le conclusioni”.

Frick sottolinea il fatto che nonostante gli argomenti possano essere suddivisi in affermazioni organizzate in una determianta struttura, il nostro concetto del layout del “contenuto” ignora completamente queste caratteristiche.

Il desinger di interfacce Bret Victor sta lavorando ad una serie di soluzioni sperimentali che possono offrire un differente modo per rappresentare le proprie affermazioni, i propri argomenti.

Uno degli esempi riguarda il “reactive document“, che permette all’utente di “giocare con le premesse e le ipotesi di qualsiasi affermazione, e vedere le coseguenze immediatamente”.

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Dammi le prove

Seguendo la logica ogni affermazione dovrebbe essere accompagnata da link rilevanti che possano aiutare il lettore a comprendere l’affermazione e a ritenerla valida.

Each claim could be accompanied by relevant links that help the reader make sense of that claim by providing evidence, counterpoints, context, or even just a sense of who does and does not agree.

Walter Frick

Una delle modalità di implementazione delle prove potrebbe ispirarsi a “Explore Sources” di ProPublica oppure (o anche) utilizzare un sistema di fact-checking in crowdsourcing, come la TruthSquad della Newstrust.

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Verità, affidabilità, approvazione

Come abbiamo visto fin’ora, l’obiettivo di un documento in grado di mostrare chiaramente le argomentazioni, l’oggetto del dibattito e le relative prove non è così irragiungibile (considerando anche le illuminanti sperimentazioni).

Mostrare invece il grado di “affidabilità” di un autore, di una fonte o di una notizia invece può sembrare una sfida epocale dato che richiede una discreta implementazione tecnologica ed il coinvolgimento di una community, ovvero degli utenti.

La soluzione ideale consisterebbe in una sorta di indicatore grafico presente su ogni documento (articolo, post, ecc.) che mostri il livello di verità e affidabilità, in poche parole la quantità di fiducia che una serie di variabili hanno ritenuto opportuna. Queste variabili potrebbero essere influenzate dall’analisi di un archivio di valutazioni espresse dai lettori circa l’intera produzione di contentuo on-line dell’autore.

Qualcosa che assomigli al “sistema di feedback” ad oggi in funzione su Ebay.

Cosa stiamo aspettando?

Prima di tutto leggete assolutamente l’articolo di Walter Frick.

Siamo tecnologicamente e culturalmente pronti per elevare gli standard del giornalismo online e trascinarlo un verso il futuro: in Italia si sente davvero il bisogno.

Siamo più che pronti per progettare e realizzare un sistema in grado di migliorare e promuovere il dibattito, di offrire trasparenza sulle notizie, monitorare l’affidabilità dei giornalisti e degli autori.

Io da domani inizio a lavorarci. Mi date una mano?

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