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Catturato il mio persecutore: che ne faccio?

Giungiamo al termine di questo viaggio nell'oscurità della psiche; abbiamo indagato e studiato il "vampiro", lo abbiamo usato come metafora della perversione umana. Adesso è pronto per il paletto di frassino...

Un medicine-man non deve essere un ‘santo’… / Deve poter cadere in basso quanto un pidocchio / ed elevarsi come un’aquila… / Deve essere dio e diavolo insieme. / Essere un buon medicine-man significa trovarsi / nel mezzo di una tormenta e non mettersi al riparo. / Significa sperimentare la vita in tutte le sue espressioni. / Significa fare il pazzo ogni tanto. / Anche questo è sacro. [Capriolo Zoppo, Stregone della tribù Lakota](65). 

Catturato il mio persecutore: che ne faccio?

|L’ho individuato, riconosciuto e compreso, ma se gli conficcassi il paletto nel cuore, diventerei io il persecutore.

La tras-fusione di sangue, permea di sé ogni incontro tra vampiro e vittima; esso, il sangue, tras-migra succhiato e si mescola, si fonde, tras-mettendo il contagio, come un veleno.

Eppure, ogni incontro è tras-fusione, tras-missione di pensieri, di emozioni, di fantasie che possono essere tras-fuse, iniettate, proiettate, introiettate, infine a volte condivise, nel fondersi dell’attribuzione del medesimo significato simbolico.

Vi sono quindi incontri malefici che debilitano, impoveriscono, avvelenano e incontri benefici che arricchiscono, potenziano, curano.

Esistono molti tipi di Vampiro, aveva detto Arminius, e io ricordai anche quello che quel saggio alchimista mi aveva detto durante il mio primo insegnamento: che lui era un Vampiro, del tipo psichico. [...] Proprio come abbiamo fatto io e Zsuzsanna, prendendo su di noi volontariamente la sofferenza degli altri -–come nostro cibo, come nostro nutrimento – invece del sangue della loro vita”(66).

E’ Abraham Van Helsing a pronunciare queste parole, non nel Dracula di Stoker, ma nelle ultime pagine del romanzo di Jeanne Kalogridis, quando anche egli, divenuto vampiro, sperimenta un modo diverso e opposto di esserlo: quello di assumere su di sé la sofferenza anziché suggere il sangue-vita degli altri.

“I diari della famiglia Dracula” riprende il romanzo di Bram Stoker, nella forma poiché è scritto in diario, nei personaggi e negli eventi che rimangono gli stessi, arricchiti però da nuove figure e ampliati da altri avvenimenti. Ha inizio cinquant’anni prima di quello di Stoker e narra le vicende dei familiari del Principe Vlad e del patto di sangue che costringe il primo nipote di ogni generazione ad aiutare e procurare vittime a Dracula. La perfida alleanza è vitale per il vecchio vampiro perché solo in questo modo egli può continuare ad esistere e ad accrescere sempre più il suo potere, inoltre è importante perché tutela la vita degli altri familiari. Abraham, nel romanzo di Stoker è il medico che tenta di curare e proteggere Lucy senza riuscirci e che alla fine riuscirà a salvare invece Mina attraverso l’intuizione della progettualità perversa del conte, una conoscenza che gli consentirà di ucciderlo, è lo stesso personaggio che J. Kalogridis riprende nel suo romanzo. Nell’esposizione di quest’ultimo si svela tuttavia la ragione che gli consente di essere conoscitore così acuto del Vampiro: fa parte della famiglia, anche se non per linea diretta di sangue, è figlio del secondo marito di Mary che prima era stata sposata con Arkady, pronipote del principe e fratello di Zsuzsanna. Figlio di Mary, donna forte, attenta, che aveva intuito la natura perversa dello zio Vlad e del legame incestuoso dello stesso con la pronipote Zsuzsanna, è nato dal secondo marito, medico anch’egli e uomo coraggioso che aveva, in precedenza, salvato la stessa Mary e il primo figlio di lei, nato da Arkady.

|Nel transfert e nel controtransfert, i contenuti inconsci di paziente e analista si travasano…

Abraham è il contrario di Dracula. La relazione tra i due potrebbe simboleggiare la solita, eterna battaglia tra il bene e il male, ma pare più incarnare la lotta tra la vita e la morte dove bene e male possono stare sia da una parte e sia dall’altra. Il dottor Van Helsing e il dottor Seward, suo allievo e direttore di un manicomio, sono i medici che curano le vittime del vampiro. Nel caso di Lucy l’intervento consiste nel praticarle delle trasfusioni di sangue, considerato che il sintomo più evidente e preoccupante è la pericolosa perdita ematica che conduce spesso la giovane donna sulla soglia della morte. Il vampiro succhia il sangue di Lucy deprivandola di vita, mentre il medico glielo restituisce con la collaborazione attiva dei tre uomini amici e innamorati della ragazza. Il primo ad offrire il proprio sangue è Arthur, l’unico che è ricambiato sentimentalmente da Lucy. Il dottor Seward lo dona la seconda volta e in seguito alla trasfusione operata da Van Helsing scrive sul suo diario: “Sono rimasto disteso, aspettando che avesse tempo per occuparsi di me, ero debole, e provavo una leggera nausea.(67)”. Nonostante le cure e le precauzioni adottate dai due medici, il vampiro riesce ad intrufolarsi di nuovo nella stanza di Lucy e ad affondarle i canini nel collo, stavolta con l’inconsapevole complicità della madre della ragazza che, credendo di agire per il bene, libera l’ambiente dai fiori d’aglio collocati da Van Helsing e apre la finestra per cambiare l’aria. Il terzo donatore è lo stesso Van Helsing, eppure tutto questo a niente serve quando la stessa Lucy, oramai preda di Dracula, ne diviene complice e annulla l’effetto di ogni cura da parte dei due medici che non possono più salvarla. Lucy, divenuta vampira, sarà eliminata con i metodi classici dentro la sua tomba. Il fallimento di questo intervento terapeutico servirà tuttavia ai due medici come preziosa esperienza per strappare alla morte Mina e a sconfiggere infine Dracula. Van Helsing, parlando al dottor Seward, si esprime così: “Ricordate, amico mio, che conoscenza è più forte di memoria, [...] Io consiglio voi di annotare con cura anche vostri dubbi e ipotesi. In seguito può essere di interesse per voi verificare vostre intuizioni. Noi impariamo da errori, non da successi!”(68).

La conoscenza e l’esperienza della forza negativa che si genera dalla complicità tra la vittima e il suo predatore consente ai due medici di contrastare Dracula, ribaltando il potere del vampiro su Mina. Abraham, ipnotizzando Mina, che è controllata psichicamente dal suo persecutore da che è avvenuto tra loro lo scambio di sangue, arriva a conoscere i movimenti del conte riuscendo così ad inseguilo e sconfiggerlo.

[quote|left]|Il lutto non è soltanto una perdita: è un cambiamento, una trasformazione [...] una crescita.[/quote]Il lavoro clinico e interpretativo nella cura della sofferenza psichica, da parte dello psicoterapeuta analitico che opera attraverso il controtranfert, a volte prende la forma di una sorta di dialisi psichica. Nel transfert e nel controtransfert, i contenuti inconsci di paziente e analista si travasano e il terapeuta, consapevole di questa preziosa possibilità, può sentire le emozioni del suo paziente. Quel malessere che egli a volte non percepisce e che invece inietta nella sfera intrapsichica del suo analista, il quale è disposto a riceverlo, a percepirlo, a riconoscerlo per tenerlo dapprima dentro di sé per liberare temporaneamente il suo assistito da un’angoscia opprimente. Il lavoro clinico poi non finisce così, il terapeuta elabora, metabolizza, depura i contenuti emotivi angosciosi del suo paziente, per restituirli in forma di frammenti costitutivi di un’identità ri-data e progressivamente più rispondente all’essere autentico della persona sofferente. L’analista può illuminare, come un raggio di sole, le risorse potenziali, la valentia possibile; può proiettare e svelare la virtualità e consentire al suo paziente di conoscere. Il raggio di sole dissolve il vampiro smascherandone la parte viva, quindi fa morire il morto.

Il caso di Maddalena

Maddalena, [il nome reale è stato sostituito con uno di fantasia] prima di uscire con il suo ragazzo, evitava di alimentarsi per timore di provare nausea e non riuscire a trattenersi dal vomitare e, pur non comprendendo la ragione del suo fastidioso sintomo, non era in grado neppure di immaginare di poter cenare insieme con lui. In questo modo continuava a dimagrire, sollecitando la preoccupazione di familiari e amici. All’inizio di una seduta mi raccontò un sogno in cui era affiancata per strada da uno sconosciuto che la avvertiva di non rivelare a nessuno il luogo in cui risiedeva, altrimenti qualcuno avrebbe potuto spararle. Lei era spaventata, non riusciva a comprendere cosa avesse fatto di male, non si fidava dello sconosciuto e temeva che potesse tradirla. Nel momento in cui stava per salire su una corriera, continuando ad aver paura anche perché a bordo c’era lo sconosciuto, sentiva la sirena di un’ambulanza e andava a vedere cosa fosse accaduto. Lungo la strada erano disseminate grandi ossa fatte a pezzi e in parte spolpate. Temeva di avvicinarsi all’ambulanza, nel frattempo era raggiunta dallo sconosciuto che tentava di consolarla, si accorgeva che per terra c’era una ragazza con il corpo coperto da un lenzuolo e si sentiva pietrificata; lo sconosciuto era sempre accanto a lei.

Mentre Maddalena associava ad alcuni particolari del sogno il sentimento d’angoscia che provava nel guardarsi allo specchio e vedere, attraverso la sua magrezza, le sue ossa spuntare sotto la pelle e il pensiero dello scheletro che ella stessa diventerà dopo la morte, io cominciavo ad avvertire una forte nausea ed il timore di non farcela a terminare la seduta. Sentivo che, a provocarmi quel disagio, erano le immagini e le emozioni che il sogno mi suscitavano e realizzavo, subito dopo, che stavo provando lo stesso sintomo che accusava Maddalena: nausea e paura di vomitare.

|Se rinneghiamo la nostra parte oscura e tentiamo di annientarla rischiamo che ritorni più potente e devastante.

Non è sempre opportuno condividere i contenuti controtransferali con i pazienti, in realtà questo avviene di rado, tuttavia la peculiarità della relazione con la ragazza m’indusse a metterla al corrente, durante la stessa seduta, della sostanza emotiva inerente al mio vissuto, quindi la informai del mio stato e della relazione che sentivo esserci tra il mio malessere e il suo sogno. Maddalena mi ascoltò attenta e un po’ emozionata, quindi comprese restando in silenzio. Dopo questa seduta la nausea scomparve, liberando il sentimento che celava e che il sogno aveva già lasciato affiorare: la paura della morte.

Il travaso dei contenuti emotivi nel lavorio delle elaborazioni associative riguardanti il sogno aveva sostituito egregiamente la ricerca del suo significato. La comprensione era traslata da Maddalena a me e poi da me a lei e, attraverso un’espulsione dei contenuti emotivi, metafora dei nauseanti conati, aveva raggiunto l’intrapsichico.

A questo punto, dopo avere esplorato alcuni aspetti del lavoro analitico, il lettore può avere l’impressione di aver perduto, lungo il percorso, il vampiro. E’ possibile che si aspetti di trovarlo, in fondo al sentiero, individuato ed impacchettato per bene, per poterlo finalmente colpire al cuore munito dell’immancabile paletto di frassino. Eppure, anche dopo essere stato colpito a morte, lo spettro può lasciare la sensazione d’essere riuscito a sfuggire e quindi riapparire all’improvviso, più inquietante e potente di prima.

Il lavoro clinico mi ha insegnato che la battaglia contro il male è interminabile quando persegue l’intento di eliminarlo. Più si tenta di farlo fuori e più esso ritorna più forte che mai. La distruttività si sposta in quella parte dell’io, presunta buona, che tenta di sopprimere la cattiva e, nel fare questo, è la buona che diventa cattiva e via di seguito, in una lotta infinita.

Chiudo quindi rinunciando ad uccidere il vampiro: l’ho individuato, riconosciuto e compreso, ma se gli conficcassi il paletto nel cuore, diventerei io il persecutore. Se rinneghiamo la nostra parte oscura e tentiamo di annientarla rischiamo che ritorni più potente e devastante; se viceversa la riconosciamo, la comprendiamo e la integriamo, la nostra personalità sarà più ricca e creativa.

Il lutto non è soltanto una perdita, è un cambiamento, una trasformazione, un’integrazione, una crescita.

[Foto di Rossella Giannone]

Sommario

Bibliografia

(65) Jodorowsky Alejandro, Psicomagia, Giangiacomo Feltrinelli Editore, Milano, 1999, pg. 7.
(66) Kalogridis Jeanne, op. cit., pg. 598-599.
(67) Stoker Bram, op. cit., pg. 104.
(68) Stoker Bram, op. cit., pg. 97.

*Tratto da “Il bacio di(s)sangue” – Tutti i diritti del presente post sono riservati. Nessuna parte di questo contenuto può essere duplicata, riprodotta, trasmessa o alterata in alcun modo senza preventiva autorizzazione.

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